Sei figli venuti da lontano

Lui si chiama Antonio Silvio Calò, ha sessant’anni ed insegna filosofia in un liceo classico di Treviso. Assieme a sua moglie Nicoletta ha accolto in casa, nella sua già numerosa famiglia, sei ragazzi africani che oggi chiama “i miei sei figli venuti da lontano”.

Come ricompensa, in questi anni ha subito minacce e insulti di ogni tipo. Ad esempio, in tanti gli hanno augurato che i sei ragazzi africani stuprassero la moglie.

Nel mentre, i suoi sei figli venuti da lontano sono cresciuti in Italia e si sono perfettamente integrati: tutti lavorano e tutti pagano le tasse. Alcuni di loro stanno per sposarsi.

“E badate bene che io non sono uno del settore” – afferma – “sono un insegnante. Se ci sono riuscito io, vuol dire che si può fare! Lo Stato non ha scuse”.

Grazie di vero cuore per questo emozionante esempio di ospitalità, integrazione e accoglienza, Antonio. Congratulazioni per la tua fantastica famiglia. Un forte abbraccio a tua moglie, ai tuoi figli nati in Italia e ai sei “venuti da lontano”.

14.12.2021

Restiamo umani
❤️

Non c’è tempo per odiare

Michela Cacciari aveva 16 anni il 6 dicembre del 1990, quando un aereo militare cadde sulla sua scuola, succursale dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, causando la morte di dodici ragazzi e ferendone altri 88 – molti dei quali, ancora oggi, portano sul corpo i segni delle fiamme.

Lei fu l’unica ad uscirne completamente illesa. Si salvò grazie al suo professore di Inglese, Andrew Bonafide, che avendo fatto delle esercitazioni in America, seppe comportarsi nel modo corretto, impedendole di lanciarsi dalla finestra, come fecero invece molti suoi compagni.

Michela perse in quella tragedia Elisabetta, la sua migliore amica. Pochi giorni fa è tornata al Salvemini per raccontare agli studenti una pagina di storia che l’ha vista protagonista, tenendo vivo il ricordo di Elisabetta e di tutti gli altri ragazzi che hanno perso la vita a causa dell’incidente.

“Ho vissuto con un macigno sul cuore per anni” – ha detto – “a causa del senso di colpa di essere sopravvissuta e di essere l’unica illesa”.

Cara Michela, ci tengo ad inviarti un forte abbraccio.

La tua testimonianza può aiutare molto gli studenti a capire quanto è importante e preziosa e fragile la vita. Insegna loro che non vale la pena buttare il tempo in discussioni e odio, perché domani è solo un’ipotesi ed è davvero perso tutto il tempo che non si spende amando.

10.12.2021

Di noi resterà solo l’amore che abbiamo donato.

Grazie di cuore, Silvia.

Lei si chiama Silvia Calcavecchia, ha trentun’anni, è affetta da una paralisi cerebrale e da una maculopatia che le ha ridotto la vista all’1%.

Silvia è laureata in giornalismo, cura il blog Sissiland e lavora nel settore della comunicaizone.

Dice di sè: la mia vita non è iniziata col piede giusto, ogni giorno devo affrontare qualche difficoltà in più rispetto alle altre persone, ma riesco comunque ad avere tante soddisfazioni, prima fra tutte, l’amore del mio fidanzato.

I dottori avevano detto che non avrei mai parlato né camminato, ma mia madre non si è arresa, ha lottato strenuamente al mio fianco, trasmettendomi la sua stessa determinazione: così, oggi posso fare tantissime cose che anni fa sembravano semplicemente impossibili.

Il mio motto è: vivo, quindi posso.

Cara Silvia, il tuo sorriso è uno squarcio di luce in un mondo di meschinità e futili risentimenti. Scalda il cuore e ci consente di crescere, insegnandoci tantissime cose. Sei un esempio luminoso di coraggio, ottimismo e determinazione. Mi auguro che la vita futura sappia ricompensarti – sempre e generosamente- per tutto ciò che fai e che trasmetti agli altri.

9.12.2021

“Vivo, quindi posso”
<3

L’adulto di cui avresti avuto bisogno

Bari, Liceo Scientifico, primo anno, Il professore fa un’interrogazione a sorpresa e tutta la classe rimedia un’insufficienza.

Nell’intervallo tra un’ora e l’altra un ragazzino di 14 anni sale sul davanzale, si getta nel vuoto e muore sotto lo sguardo terrorizzato dei suoi compagni.

Se penso al luogo, al momento e al modo in cui questo studente si è tolto la vita, il mio cuore si riempie di infinito cordoglio e tristezza.

Ho avuto già modo di scriverlo in passato, non mi stancherò mai di ripeterlo: insegniamo ai nostri ragazzi che nella vita si vince e si perde.

Spieghiamo loro che la scuola non è una gara, ma un percorso di crescita.

Liberiamoli dal peso infinto delle nostre ansie e delle nostre aspettative.

Questo è il primo e fondamentale compito educativo che spetta a tutti gli adulti – insegnanti e parenti.

Non preoccupiamoci se i giovani portano a casa brutti voti, non facciamoci un cruccio se non eccellono, se non sono i primi della classe.

Preoccupiamoci, piuttosto, se non sono felici.

4.12.2021

Cerca sempre di essere l’adulto di cui avresti avuto bisogno quando eri un ragazzo.

L’esempio che fa la differenza

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre Cosimo Damiano Bologna si trovava in un bar con un’amica quando la donna è stata raggiunta ed aggredita verbalmente dal suo stalker.

Cosimo è intervenuto per difenderla, ma è stato selvaggiamente picchiato e successivamente ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata.

Purtroppo non ce l’ha fatta, è venuto a mancare il 30 novembre.

Si è comportato da persona normale e dunque da vero eroe: in un mondo in cui tutti minimizzano, giustificano, girano la testa dall’altra parte.

A pochi giorni dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, lui ha insegnato a tutti cosa significa comportarsi da essere umano.

Perché per ogni donna maltrattata ci sono troppi uomini che girano la testa dall’altra parte e che potrebbero, invece, fare tutta la differenza del mondo.

2.12.2021

Addio Cosimo, che la terra ti sia lieve
❤️