Educazione Siberiana

Insomma io ho un canale YouTube, ma non è che avessi proprio idea di cosa farci, fino a qualche settimana fa. Poi ho ideato il progetto 101 libri e ora il canale si occupa praticamente solo di questo.

Pubblico video di pochi minuti in cui leggo alcune pagine di un libro che mi è piaciuto particolarmente, scegliendolo tra quelli della mia libreria.

101 libri è un progetto dedicato agli amanti della lettura e della letteratura. Credo che sia un ottimo modo per consentire alle persone di “annusare” lo stile di un autore che magari non conoscono. O per suggerire loro di leggere nuovamente un libro che hanno già letto.

Nessuna polemica, nessuna violenza, nessuna discussione. Nelle mie intenzioni, 101 libri è un progetto sano di vera “ecologia della rete”.

Ridendo e scherzando siamo arrivati alla sesta puntata. Oggi ho scelto, per voi, Nicolai Lilin.

https://youtu.be/WRY37NLstAc

Diffondiamo cultura e consapevolezza

La Memoria dell’Orrore

Un soldato tedesco urla al prigioniero: lancialo in aria!

Il prigioniero fa finta di non aver sentito e si affretta a sistemare il bambino sul carro, assieme a tutti gli altri. Allora il soldato si avvicina, gli punta la pistola sotto al mento e ripete: “ti ho detto di lanciarlo in aria, non hai capito? Se non lo fai tu, lo farà il prossimo”.

Così il prigioniero è costretto a lanciare per aria il bambino.

In questo modo i soldati tedeschi passavano il tempo ad Auschwitz: facendo il tiro a segno sui bambini ebrei, mentre i prigionieri pregavano che li uccidessero al primo colpo, per evitare inutili sofferenze.

Questa testimonianza di Alberto Sed – sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz – è un pugno nello stomaco.

Invitate Sed a Ferrara.

Fatelo parlare con gli studenti che, pochi giorni fa, hanno aggredito un compagno, minacciandolo che “da grandi” avrebbero riaperto i forni per metterci dentro tutta la sua famiglia. Fate in modo che quei ragazzi vedano gli occhi di Alberto mentre racconta questo episodio. Non è possibile che restino indifferenti. Non è possibile che non comprendano.

L’unica speranza che abbiamo, per il nostro futuro, è mantenere intatta la memoria del passato.

Teramo A.D. 2019

Restiamo Umani

Le colpe dei padri

Nella mensa di una scuola di Verona fanno accomodare una bambina a tavola con i suoi compagni, ma siccome i genitori non pagano la mensa, le servono un pacchetto di cracker e una scatoletta di tonno. Sentendosi umiliata, la bambina scoppia in lacrime davanti a tutti.

Questa è la società in cui viviamo.

A tutti quelli che dicono “eh ma i soldi in qualche modo li devono trovare” faccio presente solo due cose.

1. Nel Paese dei condoni fiscali, dell’evasione strutturale e del fatturato sommerso, siamo bravissimi a fare gli integerrimi tutori della legalità solo quando si tratta di prendersela con i più deboli.

2. Il principio “non paghi non mangi” vi appare inattaccabile? Benissimo. Allora da domani i figli degli evasori resteranno fuori dalle scuole, dagli ospedali o dai parchi pubblici, e saranno obbligati a circolare con un cartello appeso al collo con su scritto “i miei genitori rubano allo Stato italiano”.

Così magari capite che in un Paese civile non ci si vendica sulla pelle dei ragazzini.

Cialtroni.

Il Re

Cari amici, prosegue il progetto 101 libri, dopo le prime tre puntate, è finalmente arrivato il momento del Re.

 

Usque Ad Finem

La matematica è sempre stata la mia bestia nera, il disastro era intuibile sin dalle elementari, quando le prime esperienze con le divisioni mi procurarono un trauma paragonabile solo alla finale di coppa dei campioni persa dalla mia squadra del cuore. Ai rigori. Ma è alle medie che divenne chiara l’entità del cataclisma. Il mio rendimento era un pendolo che oscillava tra il “non ho mai visto un compito così brutto ” e “il ragazzo è intelligente (forse) ma di certo non si applica”. Deve essere per questo motivo che i miei genitori mi iscrissero al liceo scientifico. Ai tempi si ragionava così. Troppo vivace per fare il classico. Troppo classico per non fare un Liceo. Troppo borghese per fare l’artistico. Il risultato furono cinque anni di sangue sudore e lacrime. Alla fine, mi diplomai con 57/60 grazie a uno dei migliori temi di italiano della scuola ed all’orale di letteratura inglese – grazie anche a milioni di ore di ripetizioni di matematica. Totale: quando ho dovuto scegliere l’Università l’ho fatto ad una sola condizione, non doveva esserci la matematica. Niente, nulla, zero.

Venerdì, a quaranta e circa anni, ho sostenuto il mio primo esame di statistica, da matricola. Ho dovuto imparare ad applicare una quarantina di formule lunghe e piene di insidie, di quelle che solitamente si vedono nei film. Potete facilmente immaginare la faccia che ho fatto quando, sul manuale, ho letto per la prima volta frasi del tipo: “per ottenere il coefficiente inverso è sufficiente elevare al quadrato la media degli scarti dalla media di ciascuna variabile, ma solo dopo averne stimato il coefficiente di regressione”.

Fatto sta che venerdì ho fatto questo benedetto esame. Ora devo aspettare che lo correggano. Il risultato, già lo intuisco, non sarà un trenta e lode, ma ho dato veramente tutto quello che avevo, sono tornato comunque vincitore. Normalmente consigliamo ai ragazzi di studiare le materie in cui sono più “portati”. Alle volte mi domando se non stiamo sbagliando tutto. Perché vi assicuro che non sono mai “cresciuto” tanto come in questi mesi di studio pazzo e disperatissimo in cui mi sentivo impedito come quando ho dovuto imparare a camminare di nuovo – ma questo, magari, ve lo racconto un’altra volta.

Lasciate solo che vi dia solo un consiglio: affrontate le cose di cui avete più paura. Imparate a parlare in pubblico, a ballare o a nuotare, prenotate quella benedetta visita medica, dichiarate il vostro inconfessabile amore.

A renderci capaci di qualsiasi cosa non è la forza di cui disponiamo, ma l’intensità del nostro desiderio.