(Venezia) – Linda ha 18 anni, è una ex studentessa del Liceo Foscarini, dove ha recentemente affrontato gli esami di maturità.
Lei, assieme a due compagne, ha deciso di fare scena muta all’orale. Di fronte alla commissione, ha letto un comunicato e si è rifiutata di dire altro, accettandone le prevedibili conseguenze in termini di votazione finale. Ambiva al 90, è stata promossa con 71, perdendo la borsa di studio universitaria – o, più probabilmente, una parte di essa.
Il motivo di questa ribellione è che nella sua classe solo quattro diplomandi (lei inclusa) hanno ottenuto la sufficienza allo scritto di greco, pur avendo tutti una buona media in quella materia – ed essendo la versione da tradurre relativamente facile.
Linda e le sue compagne ipotizzano che il commissario esterno di greco abbia riservato alla loro classe un “trattamento speciale” a causa di passati dissapori con il docente interno di latino.
La ragazza dice che lei e le sue amiche hanno studiato duramente per cinque anni e quindi si sono potute “permettere” una protesta plateale, prevedendone ed accettandone le conseguenze.
Apprezzo molto la serietà con la quale queste ragazze hanno affrontato la questione, la inflessibile rettitudine morale che le ha portate ad un atto di vera e propria disobbedienza civile, la capacità di dire “no” a fronte di una intollerabile ingiustizia – accettandone le pur pesanti conseguenze.
Soprattutto, mi piace che rifiutino di passare da eroine, sottolineando che, a differenza di altri compagni, loro potevano “permettersi” di disobbedire – ovvero di prendere il minimo all’orale.
Brave, bravissime. Non c’è altro da dire. Hanno affrontato il più difficile tra gli esami di maturità, e, per quanto mi riguarda, hanno ottenuto il massimo dei voti.
1.7.2024
Cum laude
❤️


