Tempus Magister Vitae

Robert Smith conclude un brano molto cupo, graffiante e sofferto, cantando “per quanto ardentemente lo desideri, so che non avrò mai un briciolo in più di speranza. O di tempo”.

Il tempo è un oggetto del desiderio universale e, a dir poco, viscerale.

Siamo sempre tutti di corsa, in affanno e tuttavia in ritardo.

Spendiamo le nostre giornate rincorrendo gli appuntamenti, rispettando mille scadenze, schiavi di continue e improrogabili urgenze che ci portano immancabilmente via tutte le energie.

Per questo motivo Edward Norton ammonisce gli spettatori nel fantastico Fight Club: “Questa è la tua vita e sta finendo, un minuto alla volta”.

Come possiamo cambiare tutto questo?

Che cosa è il tempo e quali sono le strategie, le tecniche, per gestirlo e sfruttarlo al massimo?

Di questi argomenti mi occuperò domani, nel seminario on line “tempus fugit – impara a gestire il tuo tempo” che si svolgerà qui su facebook, dalle 17.30 alle 19.30.

Siete tutti invitati ——-> https://fb.me/e/1TN7sdq4J

17.12.2021

Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, vale la pena fermarsi due ore per capire come funziona e migliorare il nostro rapporto con esso.

Non c’è tempo per odiare

Michela Cacciari aveva 16 anni il 6 dicembre del 1990, quando un aereo militare cadde sulla sua scuola, succursale dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, causando la morte di dodici ragazzi e ferendone altri 88 – molti dei quali, ancora oggi, portano sul corpo i segni delle fiamme.

Lei fu l’unica ad uscirne completamente illesa. Si salvò grazie al suo professore di Inglese, Andrew Bonafide, che avendo fatto delle esercitazioni in America, seppe comportarsi nel modo corretto, impedendole di lanciarsi dalla finestra, come fecero invece molti suoi compagni.

Michela perse in quella tragedia Elisabetta, la sua migliore amica. Pochi giorni fa è tornata al Salvemini per raccontare agli studenti una pagina di storia che l’ha vista protagonista, tenendo vivo il ricordo di Elisabetta e di tutti gli altri ragazzi che hanno perso la vita a causa dell’incidente.

“Ho vissuto con un macigno sul cuore per anni” – ha detto – “a causa del senso di colpa di essere sopravvissuta e di essere l’unica illesa”.

Cara Michela, ci tengo ad inviarti un forte abbraccio.

La tua testimonianza può aiutare molto gli studenti a capire quanto è importante e preziosa e fragile la vita. Insegna loro che non vale la pena buttare il tempo in discussioni e odio, perché domani è solo un’ipotesi ed è davvero perso tutto il tempo che non si spende amando.

10.12.2021

Di noi resterà solo l’amore che abbiamo donato.

Grazie di cuore, Silvia.

Lei si chiama Silvia Calcavecchia, ha trentun’anni, è affetta da una paralisi cerebrale e da una maculopatia che le ha ridotto la vista all’1%.

Silvia è laureata in giornalismo, cura il blog Sissiland e lavora nel settore della comunicaizone.

Dice di sè: la mia vita non è iniziata col piede giusto, ogni giorno devo affrontare qualche difficoltà in più rispetto alle altre persone, ma riesco comunque ad avere tante soddisfazioni, prima fra tutte, l’amore del mio fidanzato.

I dottori avevano detto che non avrei mai parlato né camminato, ma mia madre non si è arresa, ha lottato strenuamente al mio fianco, trasmettendomi la sua stessa determinazione: così, oggi posso fare tantissime cose che anni fa sembravano semplicemente impossibili.

Il mio motto è: vivo, quindi posso.

Cara Silvia, il tuo sorriso è uno squarcio di luce in un mondo di meschinità e futili risentimenti. Scalda il cuore e ci consente di crescere, insegnandoci tantissime cose. Sei un esempio luminoso di coraggio, ottimismo e determinazione. Mi auguro che la vita futura sappia ricompensarti – sempre e generosamente- per tutto ciò che fai e che trasmetti agli altri.

9.12.2021

“Vivo, quindi posso”
<3

L’adulto di cui avresti avuto bisogno

Bari, Liceo Scientifico, primo anno, Il professore fa un’interrogazione a sorpresa e tutta la classe rimedia un’insufficienza.

Nell’intervallo tra un’ora e l’altra un ragazzino di 14 anni sale sul davanzale, si getta nel vuoto e muore sotto lo sguardo terrorizzato dei suoi compagni.

Se penso al luogo, al momento e al modo in cui questo studente si è tolto la vita, il mio cuore si riempie di infinito cordoglio e tristezza.

Ho avuto già modo di scriverlo in passato, non mi stancherò mai di ripeterlo: insegniamo ai nostri ragazzi che nella vita si vince e si perde.

Spieghiamo loro che la scuola non è una gara, ma un percorso di crescita.

Liberiamoli dal peso infinto delle nostre ansie e delle nostre aspettative.

Questo è il primo e fondamentale compito educativo che spetta a tutti gli adulti – insegnanti e parenti.

Non preoccupiamoci se i giovani portano a casa brutti voti, non facciamoci un cruccio se non eccellono, se non sono i primi della classe.

Preoccupiamoci, piuttosto, se non sono felici.

4.12.2021

Cerca sempre di essere l’adulto di cui avresti avuto bisogno quando eri un ragazzo.

Ignoranza e omofobia

Palermo – Francesca ama una ragazza con la quale ha una relazione. Un giorno come tanti altri va a scuola, ma dimentica il cellulare a casa. Sua sorella legge i messaggi che Francesca si scambia con la fidanzata e riferisce immediatamente al padre.

I genitori vanno di corsa a prendere Francesca, la rinchiudono dentro una stanza e suo padre la violenta, con il duplice intento di punirla e di guarirla dalla sua “malattia”.

All’epoca dei fatti Francesca aveva solo quindici anni.

Oggi, ventiquattrenne allenatrice di calcio, con il sogno di entrare nell’esercito, dice: denunciare mio padre mi è costato moltissimo, ma è stata la cosa più giusta che abbia fatto in vita mia, lo rifarei altre mille volte.

27.11.2021

Brava, Francesca.
Giovane e forte donna.

Finalmente libera
❤️