I giovani (s)comodi

Crepet ha dichiarato che “dietro ai problemi di molti giovani c’è l’eredità. Hai la casa della nonna: la affitti e stai a posto”.

Una affermazione del genere disorienta, risulta molto difficile da commentare.


Non è facile capire se sia più alto il livello di qualunquismo o quello di astrazione dalla realtà sociale.

“Molti giovani”.

Quanti? Quali? In Italia?
Di cosa diavolo stiamo parlando?

Parliamo della generazione che fatica a trovare lavoro pur avendo tre lauree e due master. Di quelli che sono costretti ad emigrare. Di quelli che consegnano pizze e vendono hamburger per due spicci.

Parliamo della generazione che fa stage e tirocini mai retribuiti.

Di quelli che non avranno mai una pensione, che dovranno porre rimedio ai disastri ambientali causati da chi li ha preceduti, di quelli che sono nati con un ingente debito pubblico sulle spalle.

Salta fuori Crepet e torna a cantare la sua canzone preferita: i giovani stanno male perché la loro vita è troppo comoda!

Come se lui invece avesse fatto la Seconda guerra mondiale, come se non fosse cresciuto in un’epoca di grande pace, sviluppo economico e prosperità.

I numeri parlano: le statistiche, i dati sul potere d’acquisto, sulle pensioni e sugli stipendi.

Negli anni ‘70, la laurea era il biglietto di ingresso nel mondo del lavoro, oggi, è solo l’inizio di un percorso lungo e tortuoso, fatto di sacrifici e sfruttamento.

“I giovani d’oggi” che vivono comodi sono forse i figli dei (sempre meno) ricchi e benestanti.

Tutti gli altri fanno una fatica bestiale.

E devono anche sopportare le ramanzine di Crepet.

13.4.2025

Affitta la casa di nonna.
E vai a dormire sotto i ponti.

Le etnie e le sensibilità

Alcune etnie non hanno la nostra stessa sensibilità verso le donne, ha dichiarato il ministro della giustizia.

La nostra stessa sensibilità.

In Italia, il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto meno di un secolo fa.

Meno di un secolo fa, le donne italiane erano cittadine di serie b, recluse in casa e discriminate in ogni ambito, svilite dal machismo tossico di un regime dittatoriale che trovava il suo maggiore feticcio nella forza e nella violenza virile.

Oggi la nostra grande sensibilità è quella del branco di Caivano o di quello di Palermo?

È quella che ha portato alla scomparsa di Chiara, o quella che ha causato la morte di Yara?

Di cosa diavolo stiamo parlando?

La violenza fa parte dell’animo umano. Si manifesta ovunque in mille forme diverse.

La Costituzione insegna che la responsabilità penale è personale – non della famiglia, non del gruppo sociale, non dell’etnia.

Ciascuno risponde di sé, per ciò che fa o non fa.

Ed è gravissimo che io oggi debba essere costretto a ricordare una cosa tanto importante e al tempo stesso basilare.

4.4.2025

La nostra grande sensibilità