La grande onda

C’erano le cabine telefoniche, i flipper e i juke box. Avevamo la televisione in bianco e nero; le fotografie, per essere scattate, richiedevano un motivo valido, i selfie si facevano quando c’era bisogno di mettere una foto sui documenti.La nostra avanguardia, modernista e rivoluzionaria, erano le merendine del mulino bianco con tanto di regalino in ogni confezione; la trasmissione televisiva “drive-in”; le caramelle che scoppiettavano in bocca facendo reazione con la saliva.

Gli adulti avevano sempre ragione, i professori erano adulti al quadrato, i parenti erano adulti al cubo. I nostri nonni, che avevano fatto la Guerra, pensavano che la coca cola e il rock and roll fossero opera del demonio, consideravano sciatti e volgari i jeans. Nelle strade c’erano le cinquecento, le vespe e i maggiolini.Ci sono rimasti nel cuore i mondiali del 1982: Bearzot, Zoff, Conti, Collovati, Cabrini, Tardelli, Rossi, Gentile, Scirea, Antognoni, Graziani… Il nostro Presidente era Sandro Pertini.

Abbiamo assistito alla strage di Ustica, al sequestro Moro, alla bomba di Bologna; abbiamo seguito con apprensione le vicende delle Brigate Rosse, del mostro di Firenze, dei nar e della uno bianca. Siamo stati testimoni della caduta del muro di Berlino; dell’incidente di Chernobyl; dell’ascesa e del declino del berlusconismo.

Quando guardo i giovani d’oggi mi rendo conto che non ci separano solo venti o trent’anni di storia, ma dimensioni plurime di universi paralleli. Se oggi ti senti triste, se sei scoraggiato, afflitto o privo di speranze, ricordati che arrivano le medicine, finiscono le guerre, cadono le dittature.

Tutto può cambiare, radicalmente, in un batter d’occhio.

Roma 26.10.2020

Forza e coraggio, amici miei.

L’unica cosa certa del futuro è che lo affronteremo, e andremo avanti.

Una Fragola Sul Precipizio

“Per vedere il mondo in un granello di sabbia
e il paradiso in un fiore selvatico,
trattieni l’infinito nel palmo di una mano
e l’eternità in un’ora”.
W. Blake

1. Qui ed ora
La quartina che ho posto in epigrafe è tratta da una bella poesia di William Blake intitolata Gli auguri dell’innocenza. Si potrebbero dire molte cose su questa opera – a partire dalla difficoltà di tradurne l’esatto significato in italiano. Ad ogni modo, il senso della prima quartina può essere facilmente rintracciato: il Poeta ci invita a trattenere l’eternità in un’ora. Blake scrive che persino un granello di sabbia testimonia la spettacolare magnificenza del creato. Se vogliamo scovare il paradiso nelle cose piccole ed apprezzare la struggente bellezza di tutto ciò che è apparentemente semplice, comune, umile, allora dobbiamo essere in grado di comprendere – letteralmente “prendere in mano”- l’infinito.
Tutto ciò significa che dobbiamo essere in grado di afferrare e tenere ben stretto il nostro presente.

Perché vivere il presente è la cosa più difficile di tutte, ed è anche la più importante.

Blake3

2. La tigre che ti rincorre
Il passato ci ha forgiati, segnando in maniera indelebile il nostro cuore e la nostra coscienza. Durante l’infanzia, abbiamo sperimentato ed appreso chi siamo. In quei primi anni, quando il nostro cuore era un territorio inesplorato, abbiamo vissuto esperienze molto intense. Quel genere di esperienze che alcuni studiosi amano definire “di picco”. Mi riferisco al momento in cui abbiamo provato per la prima volta – ed in maniera molto intensa- il terrore, la speranza, l’amore, la gioia ed il dolore.  Tutti noi conserviamo queste prime esperienze in un posto molto profondo e molto riservato. E ce lo portiamo dentro –  spesso trascinandolo – per il resto della vita

Per quanto possa sembrare strano, non vogliamo abbandonare questa zavorra. Giustamente, non vogliamo abbandonare i ricordi dei nostri primi momenti felici. Ma è difficile comprendere per quale motivo dobbiamo continuare a ricordare il momento in cui siamo stati spezzati. Di fatti,  ci affezioniamo anche ai nostri ricordi negativi e proviamo continuamente a riviverli.

Insomma, troppo spesso non riusciamo a liberarci del passato. Come un disco rotto, continuiamo a lagnarci di quello che è accaduto decine di anni fa: continuiamo a dare la colpa per ciò che siamo diventati al modo in cui ci hanno cresciuti, a quello che genitori, educatori e coetanei hanno fatto di noi.  Ma la verità è che il passato non conta, non ha alcuna presa sulla realtà, non esiste. Dobbiamo smetterla di soffrire per cose che sono accadute secoli fa. Come amava ripetere un famoso Comandante argentino

“Indietro non si torna, neanche per prendere la rincorsa”.

3. La tigre che ti aspetta
Quando non stiamo soffrendo per le ferite che ci ha inflitto il passato, siamo preoccupati per ciò che potrebbe accadere in futuro. Eppure, neanche il futuro esiste. Mi piacerebbe adottare – con tutt’altro significato – un vecchio slogan punk che recitava No Future. Nessun futuro. Sembra triste, invece è una cosa bellissima. Concentrati su quello che devi fare oggi, e cerca di dare il massimo. Senza preoccuparti di quello che potrebbe accadere domani.

Perché il domani è una terra straniera.

Ma come, esimio professore, la settimana scorsa ha scritto che dobbiamo seminare per raccogliere, ed oggi il futuro non esiste? Esattamente. Persino quando semini devi  concentrarti sul presente, perché chi semina pensando al raccolto rischia di non raccogliere nulla. Chi fa il bene oggi, solo perché spera di ottenere il paradiso domani, è un ipocrita che sta sprecando inutilmente la propria vita. Il bene è ricompensa a se stesso, si fa per il bene. Non tanto perché, come ha insegnato Kant, il dovere si fa per il dovere, ma perché é bello fare del bene: il paradiso è vivere con il cuore in pace, con Dio e con i fratelli. Qui, ed ora.

 4. In bilico
A grande richiesta, torno a concludere un mio articolo con una breve parabola zen: un giorno un uomo stava camminando nella foresta, quando, all’improvviso, iniziò ad inseguirlo una tigre affamata. L’uomo corse più forte che poteva. Arrivato nei pressi di un crepaccio, si aggrappò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare sul baratro. Scrutando in fondo al burrone, vide un’altra tigre che lo stava aspettando per divorarlo. In quel momento, due topolini, uno bianco ed uno nero, iniziarono a rosicchiare la radice della pianta su cui l’uomo era aggrappato. A quel punto, l’uomo scorse accanto a sé una fragola. Restando aggrappato alla vite con una mano sola, con l’altra, colse la fragola.
Com’era dolce!