Rispetto e solidarietà

(Budapest) – In un carcere di massima sicurezza, da più di dieci mesi, in una cella di tre metri quadri, in isolamento, senza cambi di vestiti, assorbenti e contatti con l’esterno, è rinchiusa Ilaria, una maestra milanese di 39 anni, accusata di aver preso parte a due aggressioni ai danni dei neonazisti che si riuniscono a Budapest, ogni anno, nei “giorni dell’onore” – attorno all’undici febbraio.

Ilaria rischia dagli 11 ai 16 anni di carcere per aver causato, assieme ad altre persone, lesioni lievissime ai neonazisti – i referti vanno dai cinque agli otto giorni di prognosi.

Se qualcuno ha dei dubbi sull’espressione “neonazisti”, sul fatto che la pena sia esagerata o sulle reali colpe e responsabilità di Ilaria, può leggere l’ottimo fumetto di Zerocalcare (Michele Rech) pubblicato, in questi giorni, dalla rivista L’Internazionale.

L’autore spiega con la consueta precisione e sagacia ogni aspetto della vicenda. Rispondendo benissimo e da par suo alle obiezioni più comuni.

Io qui mi limito a sottoscrivere ogni parola di quanto pubblicato, in particolare, condivido le conclusioni che qui mi permetto di riportare.

“Non penso che il solo e unico modo per stare dalla parte giusta della storia sia combattere fisicamente i neonazisti. Per tanti motivi. Si possono avere pratiche e convinzioni diverse. Si può avere paura. Si può non avere la possibilità. Ma chi percepisce questa responsabilità, in qualsiasi modo, merita rispetto”.

“Meritano rispetto i dubbi e l’irrequietezza di tutti quelli che – di fronte all’ingiustizia – cercano il loro modo di stare dalla parte giusta della storia”.

14.1.2024

110 e lode.
❤️

L’enciclopedia calcarea

Uno dei doni di Natale che ho accolto con maggiore gioia è stato l’ultimo lavoro di Michele Rech, in arte Zerocalcare.

Non è una nuova storia e non si tratta di un inedito. È una antologia ragionata dei personaggi presenti nei suoi fumetti. L’autore spiega come sono nati e cosa rappresentano per lui, corredando le parole con qualche tavola.

Non si tratta di materiale inedito perché
libro raccoglie le schede già pubblicate assieme alle action figures – i “pupazzetti”, come li chiama lui.

Ad ogni modo, se già conoscete ed amate Zerocalcare non fatevi sfuggire questa antologia.

Si tratta di un must have.
Poche cose vi faranno ridere e riflettere quanto le sue elucubrazioni (auto)ironiche sul mondo e sulla vita.

Se invece ancora non avete mai letto nulla di Zerocalcare, non partite da qui, pensando che sia la sua ultima fatica.

Fatevi un regalo, comprate “Dimentica il mio nome”, “Kobane Calling” o “Un polpo alla gola”, tornerete a ringraziarmi per il consiglio.

27.12.2023

Voto: 30 e lode.

Un universo parallelo, popolato da personaggi comicamente assurdi e tremendamente veri al tempo stesso.

Questo mondo non mi renderà cattivo

La mia recensione – senza spoiler, ma con qualche riflessione “politica”.

Dall’8 giugno, su Netflix, è disponibile “Questo mondo non mi renderà cattivo”, la seconda serie di Zerocalcare. Ovviamente l’ho vista tutta l’8 giugno, in una piacevole ed interminabile maratona. Ho aspettato qualche giorno per scrivere una recensione, perché volevo rivedere alcuni passaggi e ponderare meglio alcune idee; sono un grandissimo fan di Zerocalcare – da ben prima che diventasse famoso – e ci tenevo ad avere le idee chiare prima di iniziare a scrivere.

Totale: io credo che “Questo mondo non mi renderà cattivo” sia complessivamente un ottimo lavoro, si vede che la piattaforma ha investito molto su questo progetto, si nota il lavoro delle altre “300 persone” che Michele Rech ringrazia e cita spesso. Nel dettaglio: l’animazione è più fluida e più curata rispetto al precedente; il mixaggio, finalmente pulito, rende giustizia alla dizione di Rech che, al massimo, “c’ha un po’ de inflessione”; la colonna sonora è azzeccata; si ride moltissimo; i temi trattati sono esistenziali, generazionali e politici – nella migliore tradizione della casa.

Allora tutto bene, abbiamo un capolavoro?

No. Consentitemi di muovere anche una sommessa critica. Premettendo che ho letto tutti i libri di Zero, che ho tutte le sue action figures, che regalo da sempre le sue opere a parenti ed amici e che attendevo da mesi che uscisse questa serie (insomma, il pregiudizio per quanto mi riguarda c’è, ma è positivo).

Tutto ciò premesso, io non sono troppo convinto del messaggio politico che emerge da questa serie. Perché nel messaggio politico complessivo, per quanto mi riguarda, ci sono troppi “anche”. È vero x ed è vero anche y; ed è vero anche r ed è vero anche z.

Qualcuno dirà che questa è la maturità e la bellezza dell’opera, che evita di mostrare il mondo in bianco e nero, rifuggendo il codice binario del semplicistico “amico/nemico”.

Ma io credo che quando il tema è nuovi “nazisti” (come li chiama lui) contro nuovi partigiani, non ci sia nessuno spazio per tutti questi “ma anche”, per tutta questa comprensione, per i secchi di destra che lanciano bomboni come i secchi di sinistra, per le Sare complottiste che addossano la colpa dello scontro ai poteri forti ed ai giornalisti (qui ho sentito Moretti che mi urlava nelle orecchie “siamo in un film di Alberto Sordi?); per i vecchi amici che sbagliano – ma solo perché la sinistra (radical chic e borghese) li ha abbandonati al loro destino.

Zero spazio per le preoccupazioni dei produttori che ti chiedono di unire e non dividere, caro Zero.

Perché, come scrivevi qualche tempo fa, questa non è una partita a bocce.

Conclusioni
Ottimo prodotto, vale sicuramente la pena vederlo, complessivamente più curato del primo, ma discutibile e confuso per quanto riguarda il senso: un messaggio di ecumenico perdono per tutti i “vecchi amici che sbagliano”, ma, in fondo in fondo, sono bravi ragazzi, esattamente come i nuovi partigiani.

Voto: 7.
Guardatela, ridete, riflettete.

Trenta – ma senza la lode.

Ho appena finito di vedere “Strappare Lungo i Bordi” – La serie di Zerocalcare – ecco, come promesso, la mia recensione critica, priva di spoiler.

Le tre cose che non mi sono piaciute.

1) Le parolacce. La parolaccia ci sta, ci può stare, nessuno lo nega. Zero le ha sempre usate. Però ultimamente esagera. Caro Michele, va bene che sei gggiovane e romano de Roma, ma non sei obbligato a scrivere dialoghi del tipo “A faccia da cxxxo non ce stai a capi un cxxxxo, sei popo uno strxxxx e mo’ m’hai rotto er cxxxo” (non sto esagerando). In rari ma fastidiosissismi momentii mi ha fatto tornare alla mente una poesiola del mai troppo compianto Roberto Freak Antoni intitolata “italiano ridens” che faceva più o meno così: “strxxxo, cxxxo, mxxxda, stxxxo, putxxxx… continuare ad libitum….” Quindi, Zero carissimo, stai un po’ a esagerà co sto turpiloquio. Magari datte na calmata, non lo so, va tutto bene, per carità, ma come dicono dalle parti mie: anche meno.

2) La recitazione. La serie è quasi del tutto “recitata” dall’Autore, che doppia se stesso e molti altri personaggi (quasi tutti). Ora, abbiamo capito che sai disegnare, che sai fare il regista, che sai fare i fumetti, i reportage giornalistici a fumetti e i romanzi a fumetti, insomma, sappiamo tutti che sei er mejo figo der bigonzo, ma perché devi fa proprio tutto te? Vojo dì, a sto punto pija na chitarra e sonate pure la colonna sonora, no? Insomma, Michele, te sto a dì che sarebbe stato meglio (molto meglio) usare un attore per doppiare la serie. C’hai la dizione de uno che parla con la bocca piena de vino e reciti peggio del pupazzetto tuo che c’ho sulla scrivania… è possibile che nessuno te l’abbia fatto notare?

3) La battuta “sudato come un Kebab”. La prima volta fa ride, ma dopo tre volte diventa un disturbo formale del pensiero.

Detto questo. Nella speranza che nessuno si arrampichi sugli specchi per contraddire le evidenze oggettive e scientifiche sin qui segnalate (ovviamente sono ironico), vi consegno il mio giudizio finale sulla serie “Strappare Lungo i Bordi”: è una bomba, si merita certamente un bel 30 (ma senza lode).

Ho riso molto (come mi aspettavo) e ho pianto (un po’ perché, come cantava Militant A qualche anno fa, “mi sono fatto morbido negli anni,” un po’ per empatia e drammatica immedesimazione biografica con la vicenda narrata).

Ad ogni modo, in questo cartoon, pur considerando i piccolisimi difetti menzionati, c’è tutto il genio sconfinato e tutta la immensa bravura di (Z)ZeroCalcare. “Strappare lungo i bordi” fa riflettere, è spietatamente autobiografico e generazionale, diverte e commuove…

A Michè, la lode a sto giro te la sei giocata, ma quanto poi esse bravo, mannaggia a te…

Unica preghiera, se puoi, meno parolacce.
Che inizi a rompe er caxxo.

Un abbraccio.

Centodieci e Zero.

Oggi è una giornata importante per chiunque ami i fumetti. È un incipit riduttivo, me ne rendo conto. Perché Michele Rech, autore di di Zerocalcare, è molto più di un “semplice” fumettista e la sua opera è molto più di un “semplice” fumetto.

Tanto per cominciare, da oggi Zerocalcare è una serie – di cartoni animati; da qualche mese è una raccolta di action figure (altrimenti detti pupazzetti) ed è già stato un film di discreta fattura. Poi perché da ormai dieci anni il suo autore ci regala romanzi a fumetti di rara bellezza – tanto da arrivare meritatamente tra i finalisti del Premio Strega con l’ottimo “Dimentica il mio nome”. Infine, perché questo personaggio “autobiografico di fantasia” ha raccontato con incredibile acume e integrità alcuni tra i temi più spinosi e attuali del nostro tempo – come, ad esempio, la lotta per l’indipendenza del Rojava.

Aggiungete che i suoi lavori – profondi, veri, ricchi di citazioni colte – sanno far ridere fino alle lacrime e avrete finalmente compreso la formula di tanto successo.

Per me Michele Rech, rappresenta un modello di perfezione – ovviamente nel suo ramo. Fa parte di un Olimpo popolato a gente del calibro di Assalti Frontali, Elio Germano, Erri de Luca, Stefano Bollani, David Foster Wallace, Sigmund Freud, Ludwig Wittgenstein e Francesco Totti.

Se ancora non lo conoscete, fatevi un regalo, andate in libreria e comprate uno dei suoi primi lavori – uno qualsiasi, tanto li troverete tutti. Andrete a colpo sicuro.
Sono circa dieci anni che regalo i suoi fumetti a parenti ed amici e sono diventati tutti fan come me già alla prima lettura.

Non ho ancora visto mezza puntata perché oggi avrei un esame – da studente – ma vi prometto una recensione in tempi strettissimi.

Per ora, congratulazioni e auguri, Michele.

E grazie di cuore, di tutto.