Quisque Faber

“Quisque Faber…”, diceva spesso mio nonno, con fare meditabondo. E nonna, sottovoce, aggiungeva “io non ci credo mica”. Da bambino pensavo che questo Quisque Faber fosse un personaggio famoso, un grande poeta, un cantante… crescendo, ho capito che la frase pronunciata da nonno era invece parte di un motto. Faber Est Suae Quisque Fortunae. Significa che ciascuno è artefice del proprio destino. “Io non ci credo mica”, aggiungeva nonna sottovoce. A Quisque Faber ho pensato quando ho conosciuto la storia di Manuel Bortuzzo, un bravo ragazzo, il giovane e promettente atleta che è stato gravemente ferito pochi giorni fa, durante un agguato infame, alla periferia di Roma. Manuel è stato raggiunto da un colpo da sparo che non era diretto a lui. Uno scambio di persona. Un errore. Un caso. Quella sera, non doveva nemmeno trovarsi lì. Stava andando al pub, ma gli avevano detto che c’era una rissa in corso, quindi, lui e la sua fidanzata avevano deciso di girare alla larga. Sono tornati sul posto dopo qualche ora, quando ormai la rissa era finita, per comprare le sigarette. Il caso… Il destino. Fatto sta che Manuel non potrà più camminare. La fidanzata, invece, è viva per “miracolo“. Alcune persone diranno che Dio ha voluto così, “io non ci credo mica”, direbbe nonna. Davvero non riesco a capire per quale motivo Dio dovrebbe desiderare che un ragazzo di diciannove finisca su una sedia a rotelle – con tutti i malfattori in buona salute che ci sono nel mondo. Troppo facile, nel bene e nel male, dare la responsabilità a Dio. Sono gli uomini che discutono, si insultano, bisticciano e poi sparano, accecati dal rancore.

Siamo piccoli, fragili e mortali. Esposti all’odio dei folli come a mille altri rovesci del destino.

Questo dovrebbe essere un buon motivo per dedicarci esclusivamente ad amare. Impegnare il tempo che abbiamo a disposizione per fare esclusivamente del bene.

La vita è davvero troppo corta per discutere.
Di noi, resterà solo l’amore che abbiamo donato.

La Parola e il Destino

“L’uomo semina un pensiero e raccoglie un’azione; semina un’azione e raccoglie un’abitudine; semina un’abitudine e raccoglie un carattere; semina un carattere e raccoglie un destino.”

La potenza del pensiero muta il destino – Swami Sivananda.

1. Pensieri e Parole. Al riparo della citazione che ho posto in epigrafe trovano ospitalità molti pensieri. Tutti belli, profondi ed importanti. Proviamo a considerarne insieme alcuni. A mio avviso il primo merito della poesia che ho citato è di collegare direttamente il nostro pensiero al nostro destino. Questo significa che c’è uno stretto rapporto tra il nostro destino ed il nostro vocabolario. Nulla influisce sulla purezza dei pensieri come le parole che usiamo. Senza ombra di dubbio, il primo ed il più importante strumento di ecologia della mente è rappresentato dal linguaggio. Prova a cambiare le parole che utilizzi per comunicare con gli altri. Soprattutto, prova a cambiare le parole che usi per parlare con te stesso. Vedrai che cambieranno magicamente moltissime cose, dentro e fuori di te. Facciamo qualche esempio: se non avessi una relazione sentimentale stabile preferiresti essere definito “libero” o “solo”?; Se fossi in sovrappeso, preferiresti che le persone dicessero che sei “robusto” o “obeso”? Le parole incidono sulla realtà, sono fondamentali. Lo sanno benissimo quei terapeuti che sperano ancora di poter curare i propri pazienti senza abusare di farmaci; lo sanno i poeti, i filosofi ed i pubblicitari. Soprattutto, lo sanno  i politici ed i dittatori, che utilizzano gli slogan per  condizionare il comportamento dei cittadini.  Chi governa il linguaggio, governa il mondo.

Coltiva3

2. Il cielo in una stanza. Il secondo elemento di questa frase che mi piace sottolineare è il rapporto che essa stabilisce tra il pensiero e l’azione. Riprendiamo una massima di Karl Marx: i filosofi hanno dissertato sul mondo per secoli, ora, è arrivato il momento di provare a cambiarlo. Badate bene, non intendo affatto dire che l’azione è più importante del pensiero, ci mancherebbe, intendo sostenere che il pensiero, da solo, non farà mai la differenza. Posso passare intere giornate a pensare quanto sarebbe bello se il soffitto della mia camera da letto fosse dipinto di viola – come cantava Gino Paoli in una celebre canzone -, ma il colore del soffitto non cambierà fino al giorno in cui non deciderò di salire su di una maledetta scala e sporcarmi finalmente le mani di vernice. Ripeto, questo non significa che l’azione è più importante del pensiero, ma significa che il pensiero è sterile, se non produce un’azione, fosse anche solo la comunicazione e la divulgazione. Insomma, passare la vita a pensare senza agire è tanto pericoloso quanto passare la vita ad agire senza pensare.

3. I compiti per le vacanze. Il terzo elemento di questa frase che vorrei sottolineare è l’uso verbo “semina”. Questo è ciò che dobbiamo fare della nostra vita: noi dobbiamo coltivare. Mi rivolgo soprattutto ai giovani. So che molti colleghi, in questo periodo, vi stanno affidando compiti per le vacanze parecchio poetici e stravaganti. Con il massimo rispetto per questi docenti e per le idee che hanno espresso, io vorrei consigliarvi un’altra e diversa ricetta per le vostre ferie. Dopo che avrete osservato il sole che sorge, a piedi nudi, nel bosco; dopo che avrete smesso di recitare il mantra del fiore di loto sulla spiaggia, insomma, quando sarete finalmente entrati in contatto con il vostro io più profondo e con la vibrazione cosmica che esso produce, io vi consiglio di spegnere per dieci minuti il cellulare – sacrilegio! – e pensare a come far fruttare la vostra estate. Datevi un obiettivo da raggiungere nei prossimi tre mesi e lavorate, giorno dopo giorno, alla sua realizzazione. Non importa se si tratta di costruire una casetta su di un albero, guadagnare fluidità al pianoforte, imparare a ballare la salsa o migliorare il vostro tempo nei cento metri. L’importante è che in questi mesi voi vi alleniate alla dedizione. Perché la gioventù è il momento di fare questo: imparare a coltivare. Abituatevi a ripetere, con coscienza, con consapevolezza. Abituatevi ad insistere, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno… ancora ed ancora. Questo allenamento vi tornerà utile in futuro. Molti sono convinti che la vita sia una locanda spagnola: nella vostra stanza, troverete solo quello che vi siete portati da casa.

4. La locanda spagnola. E qui arrivano le dolenti note. L’ultima parte della frase: il destino. La maggior parte degli uomini ci crede ciecamente, al destino. Ed è innegabile che la sorte, la fortuna o il caso giochino un ruolo fondamentale nella vita delle persone. Altri preferiscono pensare che si tratti dell’imperscrutabile disegno divino. Quel che è certo è che su molte cose, che semplicemente accadono, noi non abbiamo alcuna presa. Una decina di anni fa, di notte, sulla A24, sono stato illuminato dai fari di una macchina che si trovava sulla mia stessa corsia ma procedeva in una direzione – come dire – “poco ortodossa”. Non ho deciso di trovarmi in quella situazione, eppure, la macchina si trovava lì, sulla mia strada. Ho pensato per molto tempo al tempismo, all’elevato numero di coincidenze necessarie perché si verificasse quell’incidente. Quando sono uscito di casa, quando sono tornato a prendere il cellulare, quando ho indugiato cinque minuti per salutare gli amici, quando ho deciso che sarei partito di notte… in senso figurato, quella trottola impazzita era già lì, da giorni, ad aspettarmi. Ovviamente, questo è solo un esempio. Il punto è: non puoi controllare tutto ciò che ti accade. In larga misura, ciò che succede non dipende da te. Ma come reagisci agli eventi, come affronti ciò che accade, questo sì, questo è un problema tuo. C’è una parte del tuo destino su cui puoi lavorare. Ad esempio, puoi provare a propiziare le condizioni favorevoli alla realizzazione dei tuoi piani. Puoi allenarti quotidianamente e forgiare un carattere in grado di affrontare le avversità. Puoi decidere di rispettare i limiti di velocità, avrai maggiori possibilità di sterzare ed evitare l’impatto. Preoccupati solo di fare bene la tua parte.

Come disse un celebre informatico: l’unico modo di prevedere il futuro è di iniziare ad inventarlo. Ora.