Nessuno le può giudicare.

Pochi giorni fa, una mia amica mi ha raccontato la storia di una sua conoscente che è stata per anni “fidanzata” con un importante uomo politico italiano – noto, tra le altre cose, per essere un vero latin lover. Avendo visto la mia espressione – ed avendo intuito il mio disappunto – ha aggiunto prontamente: “ma non devi giudicarla male, nessuno si può permettere di giudicare la vita degli altri: lei è nata povera e ha sofferto molto per arrivare dove è arrivata. E poi, non ha fatto del male a nessuno, ha pagato in prima persona per potersi permettere la casa, o per pagarsi i vestiti”.  Aveva ragione lei? Cosa c’è di moralmente sbagliato nel fatto che una ragazza decida liberamente di sfruttare la propria bellezza per fare carriera, comprarsi la casa o godersi una vacanza gratis?

Per provare a rispondere, scomponiamo in più punti il discorso che ha fatto la mia amica.

1) Non puoi giudicarla. Vero. Non si giudica la vita degli altri, perché, in fondo in fondo, noi non possiamo sapere nulla della vita degli altri. Non conosciamo direttamente il dolore, la frustrazione, i drammi che hanno vissuto gli altri. Però, amici miei, qui non si tratta di giudicare altri esseri umani – e neanche di giudicarne la vita. Si tratta di giudicare l’azione – o le azioni – che essi hanno compiuto. La differenza è sottile, ma è fondamentale. Io non mi sogno di giudicare il ladro, perché il ladro, per decidere di rubare, avrà probabilmente avuto fame o, comunque, avrà avuto i suoi motivi. In linea di massima, nulla mi assicura che, in date circostanze, anche io non mi possa trasformare in ladro – la famosa occasione di cui parla la saggezza popolare… io giudico invece l’azione che compie chi ruba, posso dire che rubare è sbagliato, dal punto di vista giuridico, morale e religioso, senza per questo sentirmi superiore, senza per questo disprezzare il ladro, senza per questo giurare che io non lo farei mai. Siamo umani, sbagliare, peccare, errare è nella nostra natura. Posso quindi giustificare e perdonare l’uomo, ma questo non significa giustificare il comportamento. Attenzione, la differenza tra giudicare l’uomo e giudicare l’azione è una differenza sottile, ma è davvero fondamentale.

2) Lei è nata povera. Va bene, e allora? Questa frase sembrerebbe avere un senso caritatevole, invece a me suona parecchio cattiva, perché implica che tutti i poveri siano disposti a compiere gesti fuorilegge o moralmente deprecabili. Mi dispiace, la povertà non c’entra nulla in questo discorso. Ci sono moltissime persone povere che possono guardarsi allo specchio la mattina, persone che hanno la schiena dritta e non temono di guardare i figli negli occhi, così come esistono moltissime persone ricche che commettono crimini efferati, si vergognano di se stesse e meriterebbero di marcire per sempre in galera. Essere ricchi o essere poveri non significa automaticamente essere corretti o scorretti. Soprattutto, non può essere una scusante, altrimenti tutte le persone che si spaccano la schiena per uno stipendio di mille euro al mese, oberate dal mutuo e dai debiti, dovrebbero sentirsi legittimate a spacciare droga, a rubare o rapinare, mentre esistono tantissime persone senza la villa in Sardegna, ma colme di rispetto per la legge e per gli altri esseri umani.

3) Ma lei, a differenza dello spacciatore o del rapinatore, non ha fatto male a nessuno, ha pagato con il suo corpo, si è guadagnata ciò che ha pagandolo in prima persona. Qui le cose si fanno più complicate. Da un certo punto di vista, è vero: lo spacciatore vende la morte alle altre persone, il rapinatore usa violenza, il ladro ruba, mentre una ragazza allegra vende se stessa, senza fare del male agli altri. Da un altro e diverso punto di vista, le differenze sono meno nette. Prima di tutto perché “faccio male solo a me stesso” non è una giustificazione. Posso comunque dire che il tuo comportamento è sbagliato, perché io vorrei che tu non ti facessi male. Possibile che non ci sia un’altra strada per vivere dignitosamente? Peraltro, queste ragazze non si limitano a chiedere soldi ai loro potenti amici, la stragrande maggioranza viene pagata con altra e più importante moneta: un posto in televisione, al teatro, al cinema… quando non addirittura nelle istituzioni pubbliche. Se una persona ottiene un lavoro prestando il suo corpo a qualcuno, sta rubando quel lavoro a tutte le persone serie e preparate che meriterebbero quel posto, ma non sono disposte a scendere a compromessi. Ancor di più, se ottiene un posto di lavoro in un ufficio pubblico, ruba i soldi a tutti gli italiani che ne pagheranno stipendio e pensione.

Conclusioni.
Il racconto della mia amica mi ha fatto riflettere sul fatto che questo mondo è ancora schifosamente maschilista – nella misura in cui gli uomini conservano saldamente le redini del potere e molte ragazze possono fare carriera, o trovare un lavoro, barattando le proprie attenzioni in cambio di promesse, o di regali di varia natura. Inoltre, mi ha fatto pensare che le belle ragazze, ai nostri tempi, sono diventate un bene di consumo come un altro. Tutto questo è parecchio deprimente. Non ci sono molte giustificazioni. I maschi sbagliano, perché sfruttano la disperazione, l’ingenuità o la spregiudicatezza altrui. Le ragazze sbagliano per tutti i motivi che abbiamo già esaminato. Speriamo che un giorno la nostra società si evolva e cambi bruscamente direzione. O, per lo meno, che il Ministero si decida ad aumentarmi lo stipendio.

Il Maschilista Immaginario.

Si stanno lentamente assopendo le polemiche sulla morte della povera Tiziana Cantone, possiamo quindi tornare a ragionare con maggiore serenità su ciò che è accaduto. Riassumiamo brevemente i fatti: Tiziana Cantone si è suicidata perché è stata esposta ad un linciaggio mediatico a seguito della diffusione di alcuni video hard di cui era protagonista. La ragazza sapeva che stavano girando questi video ed ha successivamente deciso di inviarli a cinque suoi contatti tramite WhatsApp – lo ha fatto “per gioco”. In questi video si trovava in macchina con un amante; affermava spesso che il proprio fidanzato fosse un “cornuto” e chiedeva all’amante di confermare – facendo persino il nome e  il cognome del “cornuto”. Soprattutto, in uno di questi video diceva al suo amante: “ma che stai a fa il video? Bravo.” – questa frase è diventata virale, ispirando battute, gruppi su Facebook, sketch comici e finendo persino sulle t-shirt.

Una volta appresa la notizia del suicidio, la rete si è scatenata in una pletora di commenti più o meno sensati e giustificati. Molti utenti hanno scritto di vergognarsi per aver visto quel video, altri si sono vergognati di essere maschi, altri ancora si sono vergognati di avere un computer. Alcuni si sono spinti sino a scrivere frasi del tipo “io sono il branco”, pur non avendo avuto alcuna parte in questa triste vicenda – come dire: manie di protagonismo mascherate da sensi di colpa. A me, tutto ciò è sembrato sinceramente fuori luogo. Meglio: del tutto privo di senso. Proviamo a capirci.

1. “Imprudente” non significa “colpevole”.
Siamo di fronte alla tragica morte di una giovane donna che merita tutta la nostra solidarietà e il nostro rispetto. Ovviamente, nessuno deve pensare o scrivere “se l’è cercata“. Questo, però, non deve esimerci dal dire la verità. Perché non si può ottenere nulla di buono  raccontando frottole. Dobbiamo quindi aggiungere a quanto è stato scritto e detto due cose: la prima è che quella povera ragazza è stata obiettivamente ingenua e imprudente. Lo so che non volete sentirlo dire. Mi dispiace, ma “imprudente” non è il contrario di “vittima”. Cerchiamo di capirlo. Non possiamo bloccare il cervello davanti alla parola “vittima” e evitare di formulare ogni ragionamento ulteriore. “Imprudente” non significa che la colpa è stata sua – ci mancherebbe – significa che si è messa da sola in una condizione di rischio e pericolo. Il primo dato di fatto è che girare un video hard è rischioso. Il secondo dato di fatto è che mettere su un social network (perché whatssapp è un social network) quel video è ancor più rischioso. Questi sono discorsi non confutabili che non hanno nulla a che vedere con la libertà sessuale della donna, ma riguardano tutti: maschi, femmine, vecchi, bambini, umani e animali. Se ci tieni alla tua reputazione, evita di divulgare immagini porno. Abbiamo il dovere di scriverlo, per educare tutti – soprattutto i giovani – ad un corretto uso delle nuove tecnologie. Abbiamo il dovere di scriverlo per rispetto di altre donne che sono state filmate mentre venivano violentate e che potrebbero non essere troppo felici di vedersi accomunare al caso di Tiziana – questo, mi pare, è sfuggito a molti giornalisti, incluso Enrico Mentana.

2) Ma quale maschilismo d’Egitto!
Qui non c’entra nulla il fatto che il maschio italiano non accetta la libertà sessuale della donna. Lo so, anche questo non volete leggerlo. Perdonatemi.  Moltissimi hanno scritto una simile sciocchezza e pare che mentre scrivevano siano anche riusciti a restare seri – come avranno fatto? La rete ha vilipeso e perseguitato quella povera ragazza perché affermava di essere fidanzata e chiedeva al suo amante di confermare che il fidanzato fosse un cornuto. L’atto sessuale non c’entra nulla. Avete mai fatto un giro su internet? Vi risulta che i maschi insultino le donne che si mettono in mostra?

Facciamo un semplice esperimento mentale: se un maschio avesse fatto la stessa cosa, come avrebbero reagito le femministe, le madri, le figlie, le amanti, le nonne e le fidanzate d’Italia? Non l’avrebbero forse insultato e vilipeso per aver tradito la fidanzata? Quest’ultimo è l’esperimento fondamentale per comprendere se siamo di fronte ad un gesto discriminatorio o sessista. Prima di gridare allo scandalo, domandiamoci sempre: se questa cosa l’avesse fatta un maschio, una femmina, giovane o vecchio, etero o omosessuale, come avrebbe reagito la gente?

3. Conclusioni
In questo caso siamo quindi di fronte ad una vittima – la povera Tiziana – che è stata ingiustamente perseguitata e vessata. Dobbiamo sanzionare la condotta di chi ha diffuso quei video. Dobbiamo condannare la ottusa violenza verbale della rete. Ciò che ho scritto non giustifica in alcun modo nessuno dei protagonisti – mi sembra anche sciocco ripeterlo, ma è meglio andare sul sicuro.

Detto questo, lasciatemi contestare la fantasiosa ricostruzione diffusa dagli opinionisti di ogni genere e categoria. Se i colpevoli avessero diffuso solo il video, senza audio, non sarebbe accaduto niente di “strano”. Senza la battuta “ma che stai a girà il video?”, non sarebbe mai diventato virale, sarebbe stato solo un altro video di porno amatoriale; senza gli insulti al fidanzato, quella ragazza avrebbe avuto una bella schiera di fan – altro che cyberbullismo.

Insomma, il  voyeuristico “bigottismo” del maschio italiano – su cui ha insistito, tra gli altri, Roberto Saviano – c’entra pochissimo con quanto è accaduto. Raccontare favole non è un bel modo per difendere i diritti delle donne, soprattutto, non è il modo corretto di rispettare la dignità delle vittime.

Ikea. Tra Democrazia e Populismo

Ikea dista meno di due chilometri da casa mia, posso andare e tornare a piedi. Di fatti capita che vada anche solo per fare una passeggiata e stare al fresco.  Ogni tanto mi lascio tentare dalle offerte del settore ristorazione, del tipo: primo, dessert e bibita a 1 euro e 98 centesimi, oppure: cappuccino e torta al cioccolato a 95 centesimi. Lo so, è una follia: il masochismo alimentare resta una delle cento psicosi con le quali continuo a combattere da anni. Il mio analista dice che lo faccio perché amo il pericolo – e di solito aggiunge che sarebbe più salutare fare un corso di sopravvivenza in Nepal. Mia madre,  sicuramente in maniera più incisiva, mi chiede se proprio non potevo drogarmi come tutti gli altri. Ad ogni modo, queste sono considerazioni di persone pavide. Non vado di certo da Ikea per mangiare. Io vado da Ikea per guardare i prodotti e la gente – come ha detto qualcuno “il più grande spettacolo al mondo”. Mi piace osservare i clienti: giovani coppie che stanno arredando la prima casa e litigano a morte per il colore del divano, mariti rassegnati e tristi che ciondolano dietro alle mogli come bambini che aspettano la fine della messa per andare a giocare a pallone, famigliole già formate, famigliole in corso di formazione… si respira anche tanta energia positiva: bambini e pupi urlanti, persone sudate che spingono, file chilometriche alle casse… Oggi sono andato a fare la solita passeggiata, quando, di fronte alla libreria BrExit una voce dietro di me ha detto:

D. – “Bella Professò!”
G. – “Come, scusi?”
D. – “Sei te vero? Daje che sei te… annamo male… la pizza ar formaggio…”
G. – “La cosa? Ah, si, certo, mi hai beccato. Piacere.”
D. – “Lo sapevo! Florianaaaa Floooriaaaaaana viè un po’ a vede che è come te dicevo io. O vedi? O vedi chi è?”

Floriana arriva di corsa, tutta trafelata nel suo vestito macedonia. Se possibile, è più imbarazzata di me dalle urla selvagge del marito. Si passa una mano nervosa tra i suoi copiosi ricci rossi.

F. “Ma che te urli! Ma che figura me fai fa’?”
D. “Professò, io so’ Daniele e lei è mi moje Floriana”.  Daniele propende il braccio destro verso di me. Il sorriso sincero, la manona aperta e tesa a raggiera, come se dovesse parare un rigore. La moglie si limita ad abbassare lo sguardo e sorridere.

D. “Aho mi moglie nun ce voleva crede! Allora Professò?” – pacca sulla spalla –  “Sei un grande eh, te seguimo sempre! L’ultima cosa che hai scritto sul referendum c’ha fatto letteralmente sdrajà. Pure al lavoro: se semo ca-ppo-tta-ti! Sentì un po’, ma perché nun se famo quattro chiacchiere  io e te, mentre lei sceje e’ ssedie?”
G. “Mah veramente, non saprei… avrei un articolo da correggere…”
D. “Daje Professò, che je fa? Se pijamo na cosa ar bar… oggi ce sta la crostata di more”.

Dopo circa trenta secondi siamo seduti ad un tavolino del bar. Daniele si limita al caffè, io prendo anche tre fette di torta. Come dico sempre: non ho nessuna intenzione di vivere da malato per morire da sano.

D. Allora… dicevamo, sta cosa del referendum… ma te sei proprio sicuro che è meglio in Inghilterra?
G. In che senso?
D. Nel senso che quelli se stanno già a magnà le mano. Oggi c’era scritto sul giornale che stanno a fa’ na petizione per torna’ a vota’.
G. Si, ho letto. Io però non mi riferivo all’esito della votazione. Vedi, non è così ovvio che uscire dall’Unione Europea sia un cattivo affare. Non è ovvio che sia una cosa buona. L’unica cosa certa, in questo momento, è l’incertezza.
D. Come er mercato della magica Roma… qua nun se capisce niente, chi compramo… chi vendemo…

G. Appunto, credo che gli esiti potremo forse valutarli tra qualche tempo. Io mi riferivo alla forma del quesito referendario.
D. Vabbè, ma a parte sta forma, nun te sembra strano che quelli facciano votà i cittadini su una cosa così seria e complicata? Io, in questi giorni, ho sentito Floris, Servegingi, Saviano, insomma tutta gente de un certo calibro… dicheno che c’è un problema de populismo. Nun sarà che c’hanno ragione?
G. Non saprei, perché dovrebbero avere ragione?
D. Ma perché la gente sono ignoranti! Guarda al limite me ce metto pure io. Ma che ne sappiamo noilagente se è meglio stare dentro o fuori l’Unione Europea. So’ questioni di bilancio, de politica internazionale, insomma, cose  grosse professò! So’ cose complicateeee….
G. Invece il divorzio era una cosa semplice? L’aborto era una cosa semplice? La sperimentazione sugli embrioni e la fecondazione assistita?

D. Vabbè che c’entra… quella è morale, è più facile: ciascuno decide come je pare basta che nun dà fastidio a l’altri…
G. Quella non è morale. Quello è il libero mercato.
D. In che senso er mercato?
G. Niente, non ti preoccupare. Volevo dire che la riflessone (bio)etica può essere anche più complicata e spinosa di quella economica, ci sono intere biblioteche da studiare… Comunque, mettiamo da parte l’etica: e le trivellazioni? L’acqua pubblica? Come mai su quelle cose si può votare?

D. E infatti ti dico che secondo molti di questi insigni studiosi non si dovrebbe votare neanche in quei casi. Mi dispiace professò, però secondo me c’hanno ragione: la gente sono tutte capre.
G. Però la gente possono votare alle elezioni politiche…
D. Eccerto, tojice pure quelle…

G. Quindi è normale che la gente decida quali forze politiche avranno in mano il Governo del Paese,  è normale che scelga il Sindaco, mentre non può decidere se è meglio stare dentro o fuori l’Unione Europea?
D. Nullo so più professò, me stai a fa’ venì un mar de testa… Aspetta aspetta… – si gira e rigira di scatto – sbrigate che sta a tornà Floriana… so’ sicuro che come arrivamo a casa me interroga. Damme na mano…. insomma te come la vedi tutta sta storia…se dovessi dillo facile come quando scrivi su feisbuk?

G. La democrazia è na bella cosa. Ma solo si votamo come dicheno loro.

Una Brevissima Analisi

Cari amici, molte persone mi hanno chiesto di approfondire l’analisi del voto. Ho quindi deciso di  ampliare il discorso, elencando i principali fenomeni che hanno attirato la mia attenzione negli ultimi giorni.

  1. L’insistenza con cui si parla della “coppia di donne” con riguardo ai nuovi Sindaci di Roma e Torino. Lo trovo fuori luogo e sessista. Nel caso in cui non ve ne foste accorti, viviamo nel XXI secolo. In magistratura ci sono ormai più donne che uomini, il candidato più accreditato alla carica di prossimo Presidente degli Stati Uniti è una donna. C’è qualcosa di strano? Viva Dio, no. Non c’è (più) nulla di strano. Registriamo che Virgina è la prima donna a diventare Sindaco di Roma, aggiungiamo un “finalmente”, e poi parliamo di altro, andiamo avanti. Insistere sul genere o sulla sessualità di un Sindaco per tesserne le lodi è tanto sessista quanto utilizzare il medesimo argomento per screditarla/o. Davvero è importante che sia maschio, femmina, anziano, giovane, bianco o nero? A me basta che sappia governare.2. L’esultanza degli elettori di destra. Temo che qualcuno non abbia ben capito cosa sta accadendo in Italia. Il PD ha preso una sonora batosta, è vero, ma andando a votare per il M5S gli elettori di destra hanno segato il ramo su cui si erano appollaiati. Attenzione: andiamo verso un sistema bipolare. Indovinate chi rimarrà col cerino in mano.
    3. Di Battista e Di Maio che vanno in televisione a ripetere “adesso i cittadini romani devono starci vicino”. Calma, i cittadini romani vi sono stati vicinissimi nella cabina elettorale. Ora tocca a voi. Non vorrei che fosse già iniziato lo scarica barile. Non ci starete già raccontando che la Città è ingovernabile… Avete una maggioranza schiacciante, il massimo del potere e la massima responsabilità. Non fateci pentire di avervi dato fiducia.

    4. Le persone che accusano il M5S di essere populista e demagogico. Dove eravate negli ultimi venti anni? Quando Bossi gridava “Roma Ladrona”; quando Brunetta parlava di fannulloni; quando Berlusconi firmava il contratto con gli italiani; quando Renzi varava la riforma della buona scuola… il Movimento ha un chiaro tratto populista – è vero, è innegabile – ma davvero non penserete che sia l’unico partito italiano a sfruttare quest’arma?  Insomma,  è facile accusare di populismo e demagogia gli slogan che usano gli altri. Prima di criticare, sarebbe il caso di guardare in casa propria e farsi l’analisi di coscienza.

    5. Renzi che scarica il suo partito e dichiara: “ho rottamato poco”. Berlusconi avrebbe detto lo stesso. Anzi, sono quasi certo che Berlusconi, a seguito di una delle sue rare sconfitte elettorali, disse lo stesso: la colpa è del partito. Insomma,  quando si vince è tutto merito di Renzi, quando si perde, invece, la colpa è del vecchio PD. Ancor di più, Renzi oggi non si dimette perché sostiene che le elezioni amministrative non c’entrano nulla col Governo del Paese. Allo stesso tempo afferma che la sorte del suo Governo dipende dal Referendum Costituzionale di ottobre. A me sembra una posizione leggermente contraddittoria e politicamente incongrua. Ma  al mondo esistono logiche fuzzy ed alternative che, probabilmente, riescono a giustificare anche questo.

Quando Parliamo Dell’Amore. Il Mio Buffo (San) Valentino.

0. Premessa.
Ho pensato di dedicare il mio articolo settimanale ad una futile festa commerciale che consente a grandi e bambini di indossare una maschera e recitare un ruolo, fingendo, per qualche ora, di vivere in un mondo di fantasia e essere qualcuno che, in realtà, non sono.

Ovviamente, non sto parlando del Carnevale. In omaggio alla ben più sacra e significativa festa di San Valentino, ho scritto un post sull’amore.

 1. Di cosa parliamo quando parliamo dell’amore? Quando parliamo dell’amore parliamo di un sentimento. E più esattamente di quel sentimento forte e sconvolgente che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Quel sentimento che arriva imprevisto e come un tornado spazza via tutto, senza fare prigionieri, che rivoluziona la nostra intera esistenza, che si impone con tutta la forza incontestabile di una vocazione, di una chiamata alla quale non possiamo non rispondere – né, tantomeno, far scattare la segreteria telefonica. Come quando sentiamo il profumo della persona che amiamo, guardiamo nel profondo dei suoi occhi o sentiamo qualcuno pronunciare la fatidica frase: “sono arrivate le pizze”. Scherzi a parte, tutti conosciamo questa prima e fondamentale forma dell’amore che potremmo definire passionale, tramite essa, l’amore si impossessa degli esseri umani, ne modifica radicalmente le azioni, i desideri, il carattere.
La Passione d’amore apre dunque una ferita nella gabbia del nostro ego, rompe le catene della nostra solitudine, ci impone di pensare ad un altro essere umano,  mettendo sotto scacco tutte le nostre più ataviche e radicate difese. Paradossalmente, questo drammatico vento di tempesta – lo Sturm und Drang tanto caro agli adolescenti – ci rende felici. A questo amore che ferisce fa riferimento Khalil Gibran quando scrive che dobbiamo essere felici di soffrire per amore e sanguinare gioiosamente; questa stessa capacità lesiva viene simboleggiata dalla freccia di Cupido; di questo dolore si lamenta Tiziano Ferro quando ci allieta con le sue strazianti serenate.
L’amore come passione è una delle sensazioni più sconvolgenti che un essere umano possa provare. Parlando di questa forma dell’amore, uno dei più grandi teologi del Novecento ha scritto: se perdi te stesso, fosse anche per gli occhi di una zingara, sai per quale motivo corri dietro a Dio e cosa chiedi a Lui.  Per quanto possa sembrare strano, si tratta di un tema molto comune, tantissimi studiosi paragonano la condizione esistenziale in cui si trova chi brucia per la passione d’amore a quella vissuta dai mistici, che, entrando in relazione con l’Assoluto, perdono definitivamente la propria identità. A me capita davanti a un vasetto di Nutella, ma questa è un’altra storia.

 2. Quando parliamo dell’amore parliamo di un dovere.  Qui le cose si complicano tremendamente. Di fatti, quando sentiamo la parola dovere tutti pensiamo immediatamente alle cose più brutte, noiose e tristi della nostra vita, come ad esempio la morte (“ricordati che devi morire”), le tasse (“ricordati che devi pagare l’IVA”) o Sanremo (“ricordati che devi guardare attentamente Sanremo, così domani potrai scriverne male su Facebook”). Eppure, l’amore può essere considerato anche come se fosse un dovere, un impegno, una scelta. Questo significato ci viene tramandato dalla Bibbia, visto che nel Codice di Santità – che si trova nel Cuore del Pentateuco – è scritto di amare l’altro come se stessi. Questo è anche il più profondo insegnamento di Cristo: ama il prossimo tuo come te stesso, il comandamento più importante e difficile da mettere in pratica.
L’amore può essere quindi un obbligo, un impegno, una scelta. Non fraintendetemi, non intendo dire che dobbiamo coscientemente decidere di amare qualcuno che non sentiamo di amare. Intendo dire che possiamo decidere di prenderci cura di un sentimento, esattamente come ci prendiamo cura di una piantina. Tutto ciò che è piccolo, tenero e indifeso può crescere e divenire forte grazie alle nostre amorevoli cure quotidiane. La nostra serietà, la stabilità della nostra affezione, farà crescere la piantina sino a renderla un robusto albero da frutto. Avrete sicuramente visto quella vignetta in cui una ragazza chiede alla nonna: “ma come avete fatto tu e il nonno a stare insieme 45 anni?”. La nonna risponde: “siamo nati in un’epoca in cui le cose rotte si riparavano, non si buttavano”. Adesso capite perché più di metà dei matrimoni della generazione Ikea finisce in divorzio? Tutto quello che ci circonda è programmato per divenire obsoleto prima di subito. Solo così il mercato può indurci a lavorare, comprare, consumare, gettare per poi tornare a lavorare. Questa seconda fase dell’amore è  quindi una forma della resistenza ed è ovviamente molto più seria e profonda della prima, essa coinvolge la nostra razionalità, oltre ai nostri sentimenti, consentendoci di vivere una dimensione affettiva preclusa a chi suole cambiare partner come cambia il telefono cellulare. Nel passaggio dalla prima alla seconda fase Kierkegaard intravede il cambiamento dalla vita estetica alla vita etica, dalla adolescenza alla maturità, dalla biancheria di pizzo ai boxer di pile. Per poter vivere la pienezza dell’amore è dunque necessaria la fedeltà, la serietà, la volontà. Non vorrei scadere nel facile sentimentalismo, ma se mancano queste cose è praticamente impossibile trovare l’altra metà della nostra mela marcia.
E poi, sappiamo tutti che l’unico modo per essere certi di toccare il cuore delle persone è riuscire a divaricarne lo sterno.

 In conclusione, oggi ricorre S. Valentino, spero che possiate trascorrere una bellissima serata con la persona che vi fa battere il cuore, la persona per cui splendono i vostri occhi, la prima persona a cui pensate quando andate a dormire la sera e la prima persona che vi viene in mente quando aprite gli occhi la mattina.

Se invece sarete costretti a trascorrere la serata con il vostro fidanzato, poco male.
La distanza amplifica la passione, sarà tutto più bello, a partire da domani.

Locandina