Quando Parliamo Dell’Amore. Il Mio Buffo (San) Valentino.

0. Premessa.
Ho pensato di dedicare il mio articolo settimanale ad una futile festa commerciale che consente a grandi e bambini di indossare una maschera e recitare un ruolo, fingendo, per qualche ora, di vivere in un mondo di fantasia e essere qualcuno che, in realtà, non sono.

Ovviamente, non sto parlando del Carnevale. In omaggio alla ben più sacra e significativa festa di San Valentino, ho scritto un post sull’amore.

 1. Di cosa parliamo quando parliamo dell’amore? Quando parliamo dell’amore parliamo di un sentimento. E più esattamente di quel sentimento forte e sconvolgente che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Quel sentimento che arriva imprevisto e come un tornado spazza via tutto, senza fare prigionieri, che rivoluziona la nostra intera esistenza, che si impone con tutta la forza incontestabile di una vocazione, di una chiamata alla quale non possiamo non rispondere – né, tantomeno, far scattare la segreteria telefonica. Come quando sentiamo il profumo della persona che amiamo, guardiamo nel profondo dei suoi occhi o sentiamo qualcuno pronunciare la fatidica frase: “sono arrivate le pizze”. Scherzi a parte, tutti conosciamo questa prima e fondamentale forma dell’amore che potremmo definire passionale, tramite essa, l’amore si impossessa degli esseri umani, ne modifica radicalmente le azioni, i desideri, il carattere.
La Passione d’amore apre dunque una ferita nella gabbia del nostro ego, rompe le catene della nostra solitudine, ci impone di pensare ad un altro essere umano,  mettendo sotto scacco tutte le nostre più ataviche e radicate difese. Paradossalmente, questo drammatico vento di tempesta – lo Sturm und Drang tanto caro agli adolescenti – ci rende felici. A questo amore che ferisce fa riferimento Khalil Gibran quando scrive che dobbiamo essere felici di soffrire per amore e sanguinare gioiosamente; questa stessa capacità lesiva viene simboleggiata dalla freccia di Cupido; di questo dolore si lamenta Tiziano Ferro quando ci allieta con le sue strazianti serenate.
L’amore come passione è una delle sensazioni più sconvolgenti che un essere umano possa provare. Parlando di questa forma dell’amore, uno dei più grandi teologi del Novecento ha scritto: se perdi te stesso, fosse anche per gli occhi di una zingara, sai per quale motivo corri dietro a Dio e cosa chiedi a Lui.  Per quanto possa sembrare strano, si tratta di un tema molto comune, tantissimi studiosi paragonano la condizione esistenziale in cui si trova chi brucia per la passione d’amore a quella vissuta dai mistici, che, entrando in relazione con l’Assoluto, perdono definitivamente la propria identità. A me capita davanti a un vasetto di Nutella, ma questa è un’altra storia.

 2. Quando parliamo dell’amore parliamo di un dovere.  Qui le cose si complicano tremendamente. Di fatti, quando sentiamo la parola dovere tutti pensiamo immediatamente alle cose più brutte, noiose e tristi della nostra vita, come ad esempio la morte (“ricordati che devi morire”), le tasse (“ricordati che devi pagare l’IVA”) o Sanremo (“ricordati che devi guardare attentamente Sanremo, così domani potrai scriverne male su Facebook”). Eppure, l’amore può essere considerato anche come se fosse un dovere, un impegno, una scelta. Questo significato ci viene tramandato dalla Bibbia, visto che nel Codice di Santità – che si trova nel Cuore del Pentateuco – è scritto di amare l’altro come se stessi. Questo è anche il più profondo insegnamento di Cristo: ama il prossimo tuo come te stesso, il comandamento più importante e difficile da mettere in pratica.
L’amore può essere quindi un obbligo, un impegno, una scelta. Non fraintendetemi, non intendo dire che dobbiamo coscientemente decidere di amare qualcuno che non sentiamo di amare. Intendo dire che possiamo decidere di prenderci cura di un sentimento, esattamente come ci prendiamo cura di una piantina. Tutto ciò che è piccolo, tenero e indifeso può crescere e divenire forte grazie alle nostre amorevoli cure quotidiane. La nostra serietà, la stabilità della nostra affezione, farà crescere la piantina sino a renderla un robusto albero da frutto. Avrete sicuramente visto quella vignetta in cui una ragazza chiede alla nonna: “ma come avete fatto tu e il nonno a stare insieme 45 anni?”. La nonna risponde: “siamo nati in un’epoca in cui le cose rotte si riparavano, non si buttavano”. Adesso capite perché più di metà dei matrimoni della generazione Ikea finisce in divorzio? Tutto quello che ci circonda è programmato per divenire obsoleto prima di subito. Solo così il mercato può indurci a lavorare, comprare, consumare, gettare per poi tornare a lavorare. Questa seconda fase dell’amore è  quindi una forma della resistenza ed è ovviamente molto più seria e profonda della prima, essa coinvolge la nostra razionalità, oltre ai nostri sentimenti, consentendoci di vivere una dimensione affettiva preclusa a chi suole cambiare partner come cambia il telefono cellulare. Nel passaggio dalla prima alla seconda fase Kierkegaard intravede il cambiamento dalla vita estetica alla vita etica, dalla adolescenza alla maturità, dalla biancheria di pizzo ai boxer di pile. Per poter vivere la pienezza dell’amore è dunque necessaria la fedeltà, la serietà, la volontà. Non vorrei scadere nel facile sentimentalismo, ma se mancano queste cose è praticamente impossibile trovare l’altra metà della nostra mela marcia.
E poi, sappiamo tutti che l’unico modo per essere certi di toccare il cuore delle persone è riuscire a divaricarne lo sterno.

 In conclusione, oggi ricorre S. Valentino, spero che possiate trascorrere una bellissima serata con la persona che vi fa battere il cuore, la persona per cui splendono i vostri occhi, la prima persona a cui pensate quando andate a dormire la sera e la prima persona che vi viene in mente quando aprite gli occhi la mattina.

Se invece sarete costretti a trascorrere la serata con il vostro fidanzato, poco male.
La distanza amplifica la passione, sarà tutto più bello, a partire da domani.

Locandina