La vera storia di SanPa – tra luci ed ombre

Mi ricordo bene la stagione dell’eroina. Di ragazzi “sbandati”, per strada, se ne vedevano davvero tanti. Scheletrici, lo sguardo perso nel vuoto, vagavano come zombie per le città. Erano alla deriva, disposti a tutto per farsi. Quando ero bambino mi facevano paura. Al tempo stesso, catechizzato dalle infinite prediche degli adulti che mi circondavano, provavo una pena immensa per loro e per le loro famiglie.

A quei tempi la comunità di San Patrignano era considerata da molti una benedizione divina e Vincenzo Muccioli, suo carismatico fondatore, era, per larghissima parte dell’opinione pubblica, un vero eroe.

Oggi la docu-serie in onda su Netflix racconta anche il lato oscuro della comunità: le catene, i pestaggi, i suicidi e l’omicidio di Roberto Maranzano. Intervistando alcuni e rilevanti ex ospiti, il documentario mette in luce gli aspetti meno noti – e certamente meno condivisibili – del “metodo terapeutico” che utilizzava Muccioli.

Ho trovato di cattivo gusto il finale, che evito qui di citare, per il modo in cui insinua e ammicca, alludendo ad un tema parecchio delicato che avrebbe meritato altri tempi e una ben più ponderata trattazione.

Per il resto, credo che SANPA sia un ottimo resoconto di uno spaccato importante della nostra storia. Perché non si schiera apertamente con i difensori né con gli accusatori di Muccioli – dando diritto di parola anche a chi, come Red Ronnie, ha sempre difeso, in tutto e per tutto, la Comunità.

Resta la certezza che San Patrignano, in quegli anni, abbia letteralmente salvato la vita a migliaia di ragazzi, strappandoli dall’inferno della tossicodipendenza, mista alla convinzione che in quel campo siano stati fatti moltissimi passi avanti e dunque oggi abbiamo la assoluta certezza che le tossicodipendenze si possano curare senza necessariamente sconfinare nell’autoritarismo cameratesco che tanti danni ha fatto nella comunità di più grande e famosa d’Italia.