I giovani (s)comodi

Crepet ha dichiarato che “dietro ai problemi di molti giovani c’è l’eredità. Hai la casa della nonna: la affitti e stai a posto”.

Una affermazione del genere disorienta, risulta molto difficile da commentare.


Non è facile capire se sia più alto il livello di qualunquismo o quello di astrazione dalla realtà sociale.

“Molti giovani”.

Quanti? Quali? In Italia?
Di cosa diavolo stiamo parlando?

Parliamo della generazione che fatica a trovare lavoro pur avendo tre lauree e due master. Di quelli che sono costretti ad emigrare. Di quelli che consegnano pizze e vendono hamburger per due spicci.

Parliamo della generazione che fa stage e tirocini mai retribuiti.

Di quelli che non avranno mai una pensione, che dovranno porre rimedio ai disastri ambientali causati da chi li ha preceduti, di quelli che sono nati con un ingente debito pubblico sulle spalle.

Salta fuori Crepet e torna a cantare la sua canzone preferita: i giovani stanno male perché la loro vita è troppo comoda!

Come se lui invece avesse fatto la Seconda guerra mondiale, come se non fosse cresciuto in un’epoca di grande pace, sviluppo economico e prosperità.

I numeri parlano: le statistiche, i dati sul potere d’acquisto, sulle pensioni e sugli stipendi.

Negli anni ‘70, la laurea era il biglietto di ingresso nel mondo del lavoro, oggi, è solo l’inizio di un percorso lungo e tortuoso, fatto di sacrifici e sfruttamento.

“I giovani d’oggi” che vivono comodi sono forse i figli dei (sempre meno) ricchi e benestanti.

Tutti gli altri fanno una fatica bestiale.

E devono anche sopportare le ramanzine di Crepet.

13.4.2025

Affitta la casa di nonna.
E vai a dormire sotto i ponti.

Fratelli e Compagni

(Mestre) – Giacomo Gobbato è un tatuatore ed un musicista, al centro sociale Rivolta è amato e stimato da tutti. I suoi tanti amici lo chiamano Jack.

Venerdì sera, dopo essere stato ad una festa con suo padre, sente le grida di una donna ed assieme al suo amico Sebastiano accorre in suo aiuto.

Quando arrivano sul posto, vedono un uomo picchiare brutalmente una donna e sottrarle lo zaino.

Giacomo e Sebastiano si lanciano all’inseguimento del rapinatore. Ne nasce una colluttazione. L’aggressore tira fuori il coltello, ferisce Sebastiano ad una gamba e colpisce ripetutamente Giacomo all’addome. Causandone la morte.

In un mondo dove regnano l’egoismo e l’indifferenza, Giacomo è morto per i suoi alti ideali di giustizia e solidarietà. Ha perso la vita per difendere una sconosciuta. Non ha voltato il viso dall’altra parte.

Questa è la lezione.

Quando il compagno della donna aggredita ha detto a Sebastiano: “mi dispiace tanto, avrei voluto essere sul posto per difenderla”, il ragazzo lo ha abbracciato e gli ha sussurrato in un orecchio: “non ti dare colpe, siamo tutti fratelli”.

Credo che non ci sia altro da aggiungere.

23.9.2024

Riposa in pace, Giacomo, giovane uomo, eroe, esempio.
❤️

Una vicenda davvero esemplare

(Genova) Jacopo ha 11 anni e vorrebbe tanto che suo padre gli comprasse un paio di scarpe da 400 euro. Quando avanza la richiesta, il genitore non batte ciglio, ma gli propone di lavorare nella vigna di famiglia per guadagnarsi i soldi necessari a comprare le scarpe.

L’intento del padre è di far capire a Jacopo quanto tempo e quanto sudore ci vogliono per comprare le scarpe, ovvero, di fargli capire il valore dei soldi.

Così, il ragazzo lavora per diversi mesi nella vigna, riuscendo a mettere da parte ben 1200 euro.

Tuttavia, alla fine di questa esperienza, Jacopo rinuncia a comprare le scarpe e decide di donare tutto all’ospedale Gaslini di Genova – dove è stato ricoverato per due volte – come gesto di riconoscenza e di solidarietà.

Ecco una vicenda di (stra)ordinaria educazione e civiltà sulla quale dovremmo riflettere bene. Una storia esemplare in un mondo di egoismo, capricci e maleducazione.

Responsabilità, lavoro, solidarietà. Questa è la bussola che dobbiamo assolutamente recuperare, se vogliamo evitare il disastro.

5.7.2024

Bravo Jacopo!
110 e lode
❤️

Criminali nati

(Pescara) – Cristopher Thomas aveva solo 16 anni, è stato attirato in una trappola da due ragazzi che lo hanno barbaramente ucciso per un debito di duecento euro, o meglio, “per una questione di rispetto” – per citare le loro stesse parole.

Mentre Cristopher moriva, gli assassini lo prendevano a calci e lo insultavano, intimandogli di stare zitto.

Poi sono andati al mare, dove, dooo essersi liberati dell’arma del delitto, uno di loro si è fatto fotografare “con aria fiera e con il pugno sul petto”. Per rendere indimenticabile quella bella giornata.

Spesso ci si domanda se l’uomo nasca criminale, oppure se siano le condizioni di povertà, emarginazione e degrado in cui vive a renderlo tale.

Non è facile rispondere, ma dovendo proprio azzardare un’ipotesi, io propenderei per l’ambiente. Rifiuto la teoria pseudo-genetica del “criminale nato” e credo che tendenzialmente sia molto più importante l’educazione ed il contesto sociale.

Ripeto: tendenzialmente.

Con una importantissima precisazione: non bastano la fame e la periferia a fare il ladro. Nel mondo esistono miliardi di persone estremante povere e tuttavia oneste e moralmente integerrime.

Ed esistono anche tantissimi ricchi criminali.

Ad esempio, esistono ragazzi italiani, figli di carabinieri e di avvocati, che massacrano un coetaneo – immigrato ed abbandonato dai genitori – per un debito di duecento euro.

O meglio, per una questione di rispetto.

26.6.2024

Mala Tempora Currunt

Quanto vale la vita di un lavoratore

(Latina) – Satnam aveva 31 anni e viveva in Italia da due, lunedì, mentre lavorava nei campi, è finito dentro un macchinario che gli ha tranciato il braccio destro, procurandogli gravi ferite alle gambe.

L’ipotesi investigativa è che il suo datore di lavoro abbia messo il braccio di Satnam dentro una cassetta della frutta, abbia caricato l’uomo e sua moglie su di un furgone e li abbia abbandonati sull’uscio di casa, poco lontano dal campo, mentre il lavoratore urlava di dolore e sua moglie supplicava che fosse accompagnato in ospedale.

Satnam è morto ieri, presso l’Ospedale San Camillo.

Lui e sua moglie lavoravano nei campi, a giornata, per quattro euro l’ora. Trattati come bestie da gente senza scrupoli, che ne sfruttava il sudore e la disperazione.

Ieri Mentana ha improvvisato un discorsetto senza capo né coda sui “lavori che gli italiani non vogliono più fare” – una cosa che neanche al bar del paese… Come se fosse normale chiedere ad un essere umano di andare a lavorare nei campi – senza sicurezza e diritti, su chiamata – per quattro euro l’ora.

Il problema non è l’immigrazione e neanche il lavoro umile, il problema è che il capitale specula allegramente sulla vita, sulla disperazione e sulla morte di milioni di esseri umani.

Senza che nessuna forza politica – tantomeno gli attuali partiti di governo – alzi un dito per provare a cambiare le cose.

Il problema è che hanno convinto i poveri che i loro nemici fossero i più poveri, scatenando la guerra dei disperati.

Consegnando la società nelle mani di imprenditori senza scrupoli, sfruttatori e caporali.

20.6.2024

I lavori che gli italiani non vogliono più fare