La Classifica delle Persone che Amo

Classifica delle persone che amo – 2020
10) Chi si ostina, ancora oggi, a dire “buongiorno”, “grazie”, “per favore” e soprattutto “scusa”. 
9) Quelli che ti ascoltano veramente quando parli, invece di aspettare semplicemente che arrivi il loro turno
8) Le persone che conoscono e rispettano il codice della strada
7) Chi parla solo di argomenti dei quali sa qualcosa 
6) Quelli che non giudicano, non emarginano, non isolano e non odiano
5) Le persone che ti guardano negli occhi quando salutano, brindano o ti stringono la mano
4) Chi è disposto persino a cambiare idea, dopo una lunga discussione 
3) Artisti, scienziati, politici, religiosi, medici, insegnanti, chef, attori e tutti coloro i quali sono animati da vera e profonda passione per il loro lavoro
2) Chi lotta strenuamente contro un brutto male, una menomazione fisica o una disabilità 
1) I donatori di sangue e midollo osseo – al pari dei volontari in ogni ambito 

Premio della critica
Chi segue questo blog e mi manda lunghe recensioni di “Fuoco è tutto ciò che siamo”. 

Premio “buona giornata”
Le persone che quando incontri il loro sguardo per caso, sorridono

Roma 14.2.2020

Auguri, amici miei

<3

Omnia Vincit Amor

La giornata del ricordo

Lo scorso anno Giorgia Meloni volle ricordare i massacri delle foibe pubblicando una bella foto. Peccato che ritraesse un plotone italiano che fucila cinque civili sloveni.

Quest’anno invece ha scelto di onorare la memoria dei caduti facendosi tanti selfie sorridenti con il suo degno sodale Salvini (notizia verificata).

Errori nella comunicazione? Non proprio. Direi che si tratta di lapsus.

Il primo è davvero molto significativo. La foto in cui il plotone italiano fucila gli slavi ci ricorda alcune cose importanti: 1. Ad esempio che prima delle Foibe furono gli italiani a perseguitare e uccidere – mi riferisco agli slavi fucilati dal settembre del 1941 all’aprile del 1943 nel corso dei rastrellamenti e delle rappresaglie contro i partigiani. 2. Ad esempio che le foibe furono un tragico episodio della II guerra mondiale, una guerra in cui l’Italia scese in campo al fianco di Hitler, una guerra che i fascisti persero e che portò come conseguenza anche quei massacri e quelle persecuzioni.

Attenzione, questo non significa né giustificare né sminuire. Significa semplicemente dire la verità: se Mussolini non ci avesse trascinato in guerra assieme al suo amico Hitler non avremmo mai patito le foibe – assieme a tantissime altre disgrazie.

Veniamo quindi ai sorrisi con Salvini. Una certa destra sfrutta questa mesta giornata del ricordo per mere finalità di propaganda politica. La usano per dire che i comunisti erano cattivi come e quanto i fascisti. Per gettare discredito sui partigiani. Da qui, i grandi sorrisi “È il nostro momento! Ciao mamma, guarda come mi diverto!”.

La verità, cari amici fascioleghisti, è che comunque la vogliate raccontare e ricordare, anche la triste vicenda delle foibe resta una bella eredità del fascismo che la rese possibile creandone le imprescindibili condizioni storiche.

Insomma, c’è davvero poco da ridere.

Basovizza 10.2.2020

Fenomeni

La ricetta sbagliata

Demetrio Elida è un trentenne di origini filippine che vive da anni a Cagliari, dove lavora come cameriere in un ristorante. Ha una compagna e due figli; tutti ne parlano come di una persona gentile ed educata che non ha mai creato alcun tipo di problema a nessuno.

Ieri è stato aggredito da tre persone e ferocemente picchiato: l’hanno scambiato per cinese e dunque accusato di diffondere il virus.

Questo è il livello cui siamo arrivati in Italia; la dimensione del fenomeno.

“Eh ma qui il razzismo non c’entra, avevano SOLO paura del virus!”

Troppo facile, amico mio. Provo a spiegartelo in versione “master chef”.

Gli ingredienti della ricetta sono: violenza; paura di chi è o appare diverso; discriminazione razziale mista a grandissima ignoranza. Puoi dare al piatto il nome che preferisci: fascismo, populismo, analfaleghismo…. per quanto mi riguarda, non fa molta differenza.

L’unica cosa certa è che viviamo in tempi difficili.

A noi è toccato il compito di organizzare la resistenza, prima che questo Paese vada in malora

Roma 9.2.2020

Una mattina, mi son svegliato.

Il Paese reale

Il 31 gennaio mi sono recato presso il pronto soccorso di un ospedale romano perché una persona a me cara era stata urgentemente trasferita lì in ambulanza e presa in carico con codice rosso.

Sono arrivato alle 21.30, ho avuto le prime, telegrafiche, notizie alle 02.30.

In quelle cinque ore di attesa ho visto e sentito letteralmente di tutto: un uomo con un dito quasi del tutto divelto dalla mano che aspettava dalle 18.30 di essere visitato; barboni e ubriachi che sfruttavano la sala d’attesa per dormire arrecando (in)volontarie molestie a pazienti e parenti; poliziotti costretti a fare il lavoro degli infermieri; persone curate nei corridoi; malati che urlavano disperati chiedendo che qualcuno si prendesse cura di loro; medici che facevano letteralmente i salti mortali per essere ovunque e fare tutto.

Da quasi un mese frequento i reparti d’ospedale di mezza Roma, vorrei ringraziare medici, infermieri, paramedici e volontari per l’encomiabile servizio che ci rendono, tutti i giorni, lavorando con vero spirito di sacrificio in una condizione di costante e strutturale emergenza.

Sarebbe bello se la politica tornasse ad occuparsi seriamente di temi come questo.

Roma 4.2.2020

Sogno un Paese con meno armi e più ospedali.

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