Ci metto la faccia (di un altro). Come mantenere l’anonimato online e vivere felici.

cigar-362183_1280La scorsa settimana sono stato a cena con i miei ex compagni di liceo – più esattamente, con i compagni di un liceo che ho frequentato per due anni. A parte l’essere costretto a constatare che loro sono rimasti esattamente come li avevo lasciati – mentre io, paragonato alle foto di “qualche anno fa”, sembro lo zio di mio zio – devo dire che mi ha fatto davvero piacere rivederli. Abbiamo avuto modo di raccontarci la verità sulla nostra vita, con la schietta e brutale sincerità di chi, avendo una certa età, ha fatto finalmente pace con i propri fantasmi ed è quindi in grado di mettersi a nudo con gli altri, evitando ogni ipocrisia.

Di seguito, vi riporto alcuni stralci di conversazione.

-Non ti ho mai chiesto come ti sei trovato con l’altra classe…
-Mha… non bene come con voi… è che l’altra classe era molto divisa…
(Effettivamente, era divisa: da una parte c’ero io, dall’altra c’erano tutti gli altri).

-Ho letto che lavori fuori, hai anche una casa a Roma?
-Si, un piccolo appartamento al centro…
(Al centro del nulla… al bar incontro spesso Samanta Cristoforetti che si scatta un selfie mentre prende il caffè).

Ma il clou della serata è arrivato quando la persona alla mia sinistra si è girata verso di me e -con la faccia di qualcuno che sta provando a ricordare cosa ha mangiato il giorno della sua prima comunione- ha detto:

-“Tu eri antipatico, vero?”
-“Come, scusa?”
-“Sì, mi ricordo che eri tipo… s a c c e n t e… sapevi tutto tu…”

Da questa esperienza ho tratto due importanti conclusioni. La prima è che evidentemente ho scelto bene il lavoro. La seconda che è se vuoi proprio dire la verità in faccia a qualcuno, dovresti almeno provare ad usare il software giusto.

Vi segnalo tre opzioni.

1) (A)social NetworkSecret è un’app. per smartphone che punta tutto sulla geo-localizzazione e sull’anonimato. E’ gratis, è facile da utilizzare e non c’è pubblicità. Gli utenti non hanno un profilo – come su Facebook- e non possono seguire altri utenti – come su Twitter-, ciò che possono fare, però, è scrivere quello che pensano in totale e completa libertà. I messaggi diffusi in tal modo potranno essere premiati dagli altri utenti con un cuoricino –una sorta di like – o commentati. Inoltre, il sistema consente di chattare –sempre in maniera anonima- con l’autore di un messaggio. Se vi state chiedendo a cosa serva un social network con questa struttura, tenete presente che molte persone si sono fatte la stessa domanda quando hanno sentito parlare per la prima volta di Facebook. Molte se lo stanno ancora chiedendo, ma questo è un altro discorso.

2) Caro amico, ti scrivoDead Fake è un sito che serve ad inviare mail anonime ed attribuire scherzosamente la paternità ad un’altra persona. Il servizio è gratis, non è necessario iscriversi né lasciare il proprio indirizzo di posta elettronica. Tutto quello che dovete fare è andare sul sito e cliccare su “send fake email”. Per evitare che abusiate della buona fede altrui, nel messaggio che invierete sarà comunque incluso un piccolo avvertimento per il destinatario. Vi sconsiglio vivamente di utilizzare Dead Fake per dare noia a qualcuno, ricordate sempre che tutto quello che fate su internet può essere tracciato e registrato. A buon intenditor…

3) Firmato: “Il tuo Cyrano”. Confide è un app. per smartphone che impedisce agli utenti di salvare i messaggi che inviano e ricevono. I contenuti scambiati su questo network si autodistruggono, cancellandosi, per sempre, una volta letti – esattamente come i messaggi di 007. A prima vista, tutto ciò che riceverete sarà illeggibile, per scoprirne il contenuto, dovrete passare il dito sullo schermo, ma potrete vederne solo una piccola porzione alla volta. Vi assicuro che è facilissimo da usare, è gratis, non c’è pubblicità e soprattutto funziona -tanto da essere molto utilizzato per la compravendita di segreti industriali. Certo, se dovessi trovare questa applicazione sul cellulare di mia moglie mi preoccuperei parecchio. Soprattutto perché non sono sposato.

Il grande Karma dei mondi piccoli.

thailand-453393_1280Fino a qualche tempo fa, Stanley Milgram era conosciuto soprattutto per le sue ricerche sull’obbedienza. Più esattamente, era famoso per aver dimostrato – grazie ad un geniale  esperimento di psicologia sociale- che qualsiasi essere umano, inserito  all’interno di un contesto tecnocratico ed autoritario, avrebbe potuto trasformarsi in un freddo aguzzino, eseguendo, senza opporre resistenza, gli ordini dei suoi superiori – anche nel caso in cui questi ordini avrebbero potuto causare dolore o sofferenza ad un’altra persona.

Al margine della sua ricerca, Milgram stabilì che tanto più un soggetto è costretto a pensare a se stesso come al piccolo ingranaggio di un grande meccanismo, tanto meno egli si sentirà responsabile delle conseguenze che, svolgendo pedissequamente il proprio compito, ha contribuito a determinare.

Oggi, questo stesso autore viene citato soprattutto per la teoria dei sei gradi di separazione.

In cosa consiste la tesi di Milgram è presto detto: prova a pensare ad un essere umano che vorresti conoscere, una persona qualsiasi, come, ad esempio, Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Steven Spielberg, Il Papa. Secondo la teoria dei sei gradi di separazione è sufficiente che tu riesca a contattare un numero massimo di cinque “intermediari” per attraversare l’intera società ed arrivare finalmente a stringere la mano del tuo obiettivo.

Milgram dimostrò la correttezza di questa ipotesi – secondo alcuni ispirata da un racconto dello scrittore ungherese Frygies Karinthy-  provando a fare in modo che un pacco postale, inizialmente affidato ad uno sconosciuto, venisse recapitato ad un cittadino americano scelto a caso dall’elenco telefonico.

Prendendo spunto da quel primo esperimento, molte e diverse ricerche si sono succedute nel corso degli ultimi anni, confermando, tutte, l’intuizione di Milgram: il mondo in cui viviamo è davvero piccolo ed estremamente connesso.

Come diretta conseguenza, i virus, le mode e le leggende metropolitane passano rapidamente di bocca in bocca, di computer in computer, di cervello in cervello, facendo il giro del pianeta in un batter d’occhio.

Mettendo una accanto all’altra le teorie sin qui brevemente citate, potremmo ricavare qualche interessante spunto in ambito etico. La tesi dei sei gradi dimostra infatti che la distanza tra gli esseri umani è mera apparenza, inganno, illusione. La verità -invisibile agli occhi- è che noi siamo Uno.  Le nostre parole, i nostri sentimenti, le nostre azioni quotidiane riverberano all’infinito, come cerchi nell’acqua, arrivando a coinvolgere persone delle quali ignoriamo tutto, persino l’esistenza.

Tutto quello che siamo e che esprimiamo possiede ali robuste, ed uno spirito vagabondo.

Per questo motivo, se volessimo davvero cambiare il mondo, non dovremmo necessariamente partire per fare volontariato in un Paese lontano, basterebbe che iniziassimo ad essere uomini qui, ed ora.

Lo scarso valore di un vincolo sociale “fluido”.

Fare parte di una comunità è bello, ma costa. In primo luogo, per essere membri di un gruppo, dobbiamo essere disposti a condividere con gli altri ciò che è nostro; fosse anche solo il tempo, lo sguardo o l’attenzione. In secondo luogo, tutte le comunità prevedono lunghi, complicati – ed alle volte pericolosi- rituali di selezione e di inclusione.

Introduzione – Alcuni libri possiedono una pudicizia del tutto particolare, pretendono di essere corteggiati, si nascondono, sono timidi. Una piccola ma essenziale parte del piacere della lettura inizia con questo corteggiamento, con questa ricerca. Una piccola ma essenziale parte del piacere della lettura inizia prima ancora di aprire la prima pagina e leggere la prima parola, esattamente come il piacere di un sigaro inizia prima dell’accensione, nel momento in cui il fumatore annusa il tabacco per provare ad intuirne il gusto. Comprare su internet è fuori discussione, sarebbe tanto sensato quanto pescare pesci in un barile.

Per questo motivo, venerdì scorso mi sono recato in una libreria del centro per comprare un volume di cui ho bisogno per lavoro. Non vado spesso in quel negozio, perché, per raggiungerlo, devo attraversare la città, affrontando un percorso parecchio lungo e complicato. Ma dopo aver fatto mente locale ed aver considerato che ero già stato praticamente ovunque, ho trovato conforto nel detto secondo cui “non c’è dolore senza guadagno” ed ho deciso finalmente di mettermi in viaggio, animato da una timida quanto inconfessabile speranza.

Mentre consumavo freni e frizione –facendomi largo nel civilissimo e disciplinato traffico romano-, iniziavo ad intuire, con sempre maggiore chiarezza, che il mio karma stava accumulando credito. Quando, nel breve volgere di due ore e venticinque minuti, ho trovato finalmente posto ed ho parcheggiato l’auto, la timida speranza si era trasformata in una vera e propria visione. Sono quindi entrato nel negozio e mi sono letteralmente fiondato verso il mio destino, urtando gomiti e calpestando piedi, con la stessa grazia di un orso affamato che ha appena avvistato un gigantesco alveare.

 E’ stato così che ho scoperto che, in una delle librerie più fornite di Roma, la sezione “antropologia” è stata recentemente sostituita dalla sezione “gatti”. Ho pensato che questo evento meritasse di essere, in un qualche modo, celebrato.

Derby – La comunità è qualcosa di estremamente importante, grazie ad essa possiamo provare a diventare più di ciò che siamo, possiamo provare a superare i limiti che ci vengono imposti dalla natura, per trasformarci in una molecola, la piccola, infinitesimale parte di qualcosa di più grande, importante e duraturo. Fare parte di una comunità è bello, ma costa. In primo luogo, dobbiamo essere disposti a condividere con gli altri ciò che è nostro; fosse anche solo il tempo, lo sguardo o l’attenzione. In secondo luogo, tutte le comunità prevedono lunghi, complicati – ed alle volte pericolosi– rituali di selezione e di inclusione.

Questi meccanismi di “cooptazione” sono così importanti che alcuni autori ritengono che il valore di una comunità dipenda esattamente dalla fatica che abbiamo dovuto affrontare per entrare o uscire da essa. Il che significa che se puoi entrare riempiendo semplicemente un modulo on line – ed uscire con altrettanta facilità– il valore del vincolo sociale è prossimo allo zero. Tuttavia, sarebbe sbagliato giudicare il senso complessivo dell’esperienza comunitaria, il suo intero valore, facendo riferimento alle sole modalità di ammissione/esclusione. Anche per questo motivo, credo molto nei social network e nelle possibilità che essi offrono al genere umano.

Se la porta è aperta, questo non significa che la casa sia vuota.

A fronte di tutto ciò, un deludente dato di fatto: le comunità virtuali sono infestate da messaggi pubblicitari, bufale, selfie di ragazze discinte e gattini ritratti in varie e stucchevoli pose. Non fraintendetemi, a tutti piacciono i gattini e le belle ragazze. Ma c’è un limite. Per favore, prima di condividere qualcosa, riflettete attentamente e domandatevi: in che modo ciò che sto per pubblicare potrebbe risultare interessante per la mia comunità – o almeno, per una parte, anche piccola, dei essa?

Una volta fatto questo esame di coscienza, evitate di diffondere le solite banalità, sforzatevi di essere originali, arricchite il web con un pizzico della vostra personale visione del mondo. Se ci pensate bene, scoprirete che avete moltissime ed interessantissime cose da  dire e da condividere.

Io, ad esempio, ho appena ritwittato la foto di Francesco Totti che esulta sotto una splendida Curva Sud.

Profili e Web Credibility. La Legge di Hitchcock.

“Al giorno d’oggi, la web credibility ha preso il posto della reputazione di strada: ciò che più conta, tanto per le aziende quanto per i privati cittadini, è costruire e difendere la propria reputazione virtuale”

Nelle grandi metropoli è sempre più difficile trovare luoghi di incontro e di condivisione. Tutto ciò dipende dalla scellerata evoluzione urbanistica degli ultimi cinquanta anni ed anche dal fatto che, al giorno d’oggi, le persone si conoscono, si confrontano – e spesso si scontrano – in quel grande nonluogo che è il world wide web.

Come diretta conseguenza, la web credibility ha preso il posto della reputazione di strada: ciò che più conta, tanto per le aziende quanto per i privati cittadini, è costruire e difendere la propria reputazione virtuale.

Non si tratta di un compito facile, soprattutto se consideriamo che le informazioni condivise su internet hanno le gambe lunghe, e sono  in grado di andare in giro da sole.

Prima di un colloquio di lavoro, quasi tutte le società fanno controllare il profilo dei candidati sui social network; il condomino con il quale non scambiate più di due parole ogni tre settimane, sa tutto della vostra vita, e ne discute con il giornalaio; il professore al quale avete scritto una e.mail chiedendo di giustificarvi, perché, essendo fortemente influenzati, non avreste potuto assistere alla lezione del venerdì, ha poi visto le foto del fantastico week end che avete trascorso sulla neve.

Per evitare che il vostro profilo si rivolti contro di voi,  dovete fare attenzione ed accettare richieste di amicizia solo dai parenti e dalle persone che conoscete bene – divertente vero? Inoltre, dovete provare a bloccare la catena infinita dei tag e delle citazioni, il che, sostanzialmente, significa evitare di essere fotografati nelle feste, nelle cene, allo stadio, sui mezzi pubblici o durante le partite di calcetto. Il che, a sua volta, implica non avere amici; non mettere il naso fuori di casa, oppure, indossare un passamontagna. Sempre, anche ad agosto. In spiaggia.

Vi consiglio, dunque, di tenere bene a mente una piccola regola che ho battezzato

 La legge di Alfred Hitchcock

a prescindere da dove siate diretti,

il vostro profilo arriverà sempre prima di voi.

Adesso correte a rimuovere quel vecchio video in cui imitate Celentano con la cravatta di Paperino, prima che sia troppo tardi.

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