Profili e Web Credibility. La Legge di Hitchcock.

“Al giorno d’oggi, la web credibility ha preso il posto della reputazione di strada: ciò che più conta, tanto per le aziende quanto per i privati cittadini, è costruire e difendere la propria reputazione virtuale”

Nelle grandi metropoli è sempre più difficile trovare luoghi di incontro e di condivisione. Tutto ciò dipende dalla scellerata evoluzione urbanistica degli ultimi cinquanta anni ed anche dal fatto che, al giorno d’oggi, le persone si conoscono, si confrontano – e spesso si scontrano – in quel grande nonluogo che è il world wide web.

Come diretta conseguenza, la web credibility ha preso il posto della reputazione di strada: ciò che più conta, tanto per le aziende quanto per i privati cittadini, è costruire e difendere la propria reputazione virtuale.

Non si tratta di un compito facile, soprattutto se consideriamo che le informazioni condivise su internet hanno le gambe lunghe, e sono  in grado di andare in giro da sole.

Prima di un colloquio di lavoro, quasi tutte le società fanno controllare il profilo dei candidati sui social network; il condomino con il quale non scambiate più di due parole ogni tre settimane, sa tutto della vostra vita, e ne discute con il giornalaio; il professore al quale avete scritto una e.mail chiedendo di giustificarvi, perché, essendo fortemente influenzati, non avreste potuto assistere alla lezione del venerdì, ha poi visto le foto del fantastico week end che avete trascorso sulla neve.

Per evitare che il vostro profilo si rivolti contro di voi,  dovete fare attenzione ed accettare richieste di amicizia solo dai parenti e dalle persone che conoscete bene – divertente vero? Inoltre, dovete provare a bloccare la catena infinita dei tag e delle citazioni, il che, sostanzialmente, significa evitare di essere fotografati nelle feste, nelle cene, allo stadio, sui mezzi pubblici o durante le partite di calcetto. Il che, a sua volta, implica non avere amici; non mettere il naso fuori di casa, oppure, indossare un passamontagna. Sempre, anche ad agosto. In spiaggia.

Vi consiglio, dunque, di tenere bene a mente una piccola regola che ho battezzato

 La legge di Alfred Hitchcock

a prescindere da dove siate diretti,

il vostro profilo arriverà sempre prima di voi.

Adesso correte a rimuovere quel vecchio video in cui imitate Celentano con la cravatta di Paperino, prima che sia troppo tardi.

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

5 thoughts on “Profili e Web Credibility. La Legge di Hitchcock.”

  1. ben detto! Infatti per evitare qualsiasi “pre-giudizio” ogni mio paziente nuovo non può vedere il mio profilo ma nemmeno io vedo (anche involontariamente) il suo. Nella mia professione di psicoterapeuta in realtà anche l’immagine virtuale presentata puó dare interessanti spunti di riflessioni sul e per un paziente. Il mio voler evitare che il suo profilo mi arrivi prima della persona in vivo è comunque una regola che adotto sempre. l’impatto reale deve e è secondo me il punto di inizio per la conoscenza.

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  2. Credo che la reputazione vada costruita online e offline. Io non faccio differenza: come sono sulla rete, sono nella realtà, dalla mia faccia (foto profilo) a quello che dico (scrivo).
    La regola base è: non condividere mai ciò che non faresti vedere a tua nonna (questa è la regola base. Poi, solo buon senso).

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  3. Ci ero arrivato da tempo. Poi, ho iniziato quello che chiamo la mia “entrata in clandestinità”. Ora, uso nome, cognome, e mando foto solo tramite e-mail a gente che ritengo affidabile. Ha voglia qualunque ficcanaso a digitare nome e cognome su google: non troverà che banalità vecchie di decenni o omonimi. Datemi retta, fottete i social network indossando una pittoresca maschera. E’ anche molto più divertente.

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  4. Sarà giornalisticamente interessante a tal proposito leggere fra 15/20 anni i messaggi adolescenziali della futura classe dirigente. Fra le regole non scritte della rete spuntano “la rete non dimentica” e “la rete non perdona” con tutti gli spunti del caso in tema di diritto all’oblio e spazio/tempo.

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