Quanto vale la vita di un lavoratore

(Latina) – Satnam aveva 31 anni e viveva in Italia da due, lunedì, mentre lavorava nei campi, è finito dentro un macchinario che gli ha tranciato il braccio destro, procurandogli gravi ferite alle gambe.

L’ipotesi investigativa è che il suo datore di lavoro abbia messo il braccio di Satnam dentro una cassetta della frutta, abbia caricato l’uomo e sua moglie su di un furgone e li abbia abbandonati sull’uscio di casa, poco lontano dal campo, mentre il lavoratore urlava di dolore e sua moglie supplicava che fosse accompagnato in ospedale.

Satnam è morto ieri, presso l’Ospedale San Camillo.

Lui e sua moglie lavoravano nei campi, a giornata, per quattro euro l’ora. Trattati come bestie da gente senza scrupoli, che ne sfruttava il sudore e la disperazione.

Ieri Mentana ha improvvisato un discorsetto senza capo né coda sui “lavori che gli italiani non vogliono più fare” – una cosa che neanche al bar del paese… Come se fosse normale chiedere ad un essere umano di andare a lavorare nei campi – senza sicurezza e diritti, su chiamata – per quattro euro l’ora.

Il problema non è l’immigrazione e neanche il lavoro umile, il problema è che il capitale specula allegramente sulla vita, sulla disperazione e sulla morte di milioni di esseri umani.

Senza che nessuna forza politica – tantomeno gli attuali partiti di governo – alzi un dito per provare a cambiare le cose.

Il problema è che hanno convinto i poveri che i loro nemici fossero i più poveri, scatenando la guerra dei disperati.

Consegnando la società nelle mani di imprenditori senza scrupoli, sfruttatori e caporali.

20.6.2024

I lavori che gli italiani non vogliono più fare

Cara Luana

Era ora di pranzo quando due carabinieri suonarono alla porta di casa. Tua madre Emma chiese subito se si trattava di te. E quando uno di loro, con il volto afflitto, le disse che avevi avuto un brutto incidente, lei si rifiutò di aprire la porta, non volle crederci.

“Luana è sul lavoro” – pensò – “non può esserle accaduto nulla”.

Poi furono urla e disperazione.
Che ancora il quartiere ricorda.

Sei stata inghiottita e stritolata da un macchinario della fabbrica nella quale lavoravi: un orditoio che qualcuno aveva manomesso, affinché producesse alla massima velocità, senza le adeguate protezioni.

Avevi ventidue anni ed un bambino di cinque.

Per questo motivo tua madre ha chiesto allo Stato italiano di introdurre il reato di omicidio sul lavoro. Perché quando qualcuno abbassa consapevolmente i livelli di sicurezza, non si tratta di una tragica fatalità, di un incidente, di un caso, ma della scommessa infame sulla vita di un lavoratore.

Come era prevedibile, il nostro Ministro della Giustizia ha già dichiarato di essere contrario.

Sei venuta a mancare il 3 maggio del 2021. Da allora, in Italia non è cambiato nulla: tre lavoratori continuano a morire ogni giorno sul posto di lavoro. Più di mille morti ogni anno, da più di 30 anni.

Perché la sicurezza è un ritardo, un impiccio, un costo, che il sistema Italia non è disposto a pagare.

4.5.2024

Povera vita mia
❤️

Una guerra italiana

Continua da più di trent’anni, la silenziosa strage dei lavoratori italiani. Mille e più morti ogni anno da più di trent’anni. Tre ogni giorno.
Passano le stagioni, le emergenze, le pandemie. Cambiano i governi, i presidenti ed i papi.
Mille e più morti ogni anno, da più di trent’anni. Vietanoi rave, mettono fuori legge la carne sintetica, dichiarano guerra al bancomat. Discutono con grande serietà di Sanremo, saluti romani e pandori. Ma anche oggi, come tutti i giorni, tre persone in questo Paese usciranno di casa per andare a lavorare. Prima che venga sera, anche oggi, per tre famiglie ci saranno lacrime, disperazione e lutto. Una strage silenziosa. Una guerra interna. Una infinita vergogna.

La costante dei morti, messa regolarmente a bilancio tra costi e profitti.

Lavoro e maternità

Scandiano (Reggio Emilia) – La dipendete di un’impresa scopre di essere incinta. Non senza timore, decide di comunicarlo al suo datore di lavoro. È legata all’azienda da un contratto a tempo determinato e sa che la sua maternità potrebbe nuocere al rinnovo.

Paolo Ferretti invece le fa i suoi migliori auguri e la assume a tempo indeterminato, riconoscendone le grandi qualità.

“Mi reputo un suo collaboratore prima ancora che il suo titolare” – ha dichiarato alla stampa.

Questo è il Paese che vorremmo.

Un Paese in cui la maternità viene tutelata sul serio, non urlando slogan privi di senso nelle piazze, non ostacolando l’aborto, ma aiutando le donne a non essere licenziate o discriminate quando restano incinte.

Bravo Paolo,

110 e lode!

Uno ogni 8 ore

Sebastian Galassi aveva 26 anni. È morto mentre pedalava freneticamente sulla sua bici per consegnare in tempo un ordine. Il giorno dopo l’azienda per la quale lavorava gli ha inviato una e. mail di licenziamento.

Tanti saluti.
E grazie.

La assurda vicenda di Sebastian, una storia drammatica e kafkiana, ci mette a confronto con tre gravissimi problemi di questo Paese.

1) La scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro. Ogni otto ore, in Italia, muore un lavoratore. Nei casi peggiori è uno studente impegnato nell’alternanza scuola lavoro;

2) Esistono larghissime e inquietanti “zone grigie” dove i diritti e le garanzie previste dalla legge per i lavoratori vengono sistematicamente ignorate o interpretate in maniera creativa;

3) La crescente automazione dei processi lavorativi ne implica la sempre più sconcertante de-umanizzazione.

Ovviamente, questo tema è stato del tutto assente dalla campagna elettorale ed ho come l’impressione che non sarà affrontato in tempi rapidi – considerato che le priorità dichiarate sono chiudere i porti e difendere la famiglia tradizionale.

5.10.2022

Un morto ogni otto ore da più di venti anni e continuiamo a farci prendere in giro da una massa di buffoni.

I lavoratori esigono rispetto, sicurezza, dignità.