La Divisa Indecorosa

Chiariamo definitivamente questa storia del Ministro e la divisa in tre semplici punti.

1. Il reato di Usurpazione di Titoli o Onori è stato depenalizzato nel 1999. Questo però non significa che chiunque possa indossare in pubblico la divisa dei carabinieri o l’abito talare. La condotta è ancora perfettamente ILLECITA.

Difatti, ai sensi dell’art. 498 del codice penale italiano “Chiunque […] ABUSIVAMENTE porta in pubblico la DIVISA o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario […] ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 euro a 929 euro”.

2. TUTTAVIA, la Cassazione ha chiarito che l’art. 498 tutela la PUBBLICA FEDE, per cui, per la configurazione dell’illecito, non è sufficiente che il soggetto agente porti la divisa, ma è NECESSARIO che, indossando quella divisa, intenda attribuirsi una qualifica che non gli compete.

3. Resta tuttavia il fatto che dal punto di vista MORALE e POLITICO è a dir poco SCANDALOSO che un Ministro indossi una divisa delle forze dell’ordine per FARE UN COMIZIO POLITICO – no, Renzi non l’ha mai fatto; no, il Ministro dell’Interno non è il capo delle forze armate e non ha nessun titolo per farlo.

Cialtroni
❤️

Roma A. D. 2019

La divisa appartiene alla Nazione.
Non può diventare il simbolo di un partito.

Il Boss e La Morte Dignitosa

Premessa

Totò Riina ha ottantasei anni, una duplice neoplasia renale, una grave cardiopatia e una situazione neurologica altamente compromessa. Attualmente è detenuto a Parma ex art. 41 bis – cosiddetto “carcere duro”. È tornato recentemente alla ribalta delle cronache inragione di una sentenza della Corte di Cassazione che sta facendo molto discutere tutti.

Svolgimento

La prima considerazione da fare è che la Cassazione non “ha stabilito che anche Riina ha diritto a morire dignitosamente” perché non avrebbe avuto nessuna necessità di “stabilirlo”. La dignità del detenuto è un principio basilare del nostro ordinamento che trova espressione proprio negli articoli che hanno consentito al suo avvocato di chiedere il differimento della pena o in alternativa gli arresti domiciliari a causa di gravissime e conclamate condizioni di salute.

La seconda considerazione da fare è che la Cassazione non ha affatto “deciso” che Riina debba essere scarcerato, ma ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Bologna di motivare meglio e in maniera più specifica la decisione presa con una ordinanza dello scorso anno. Si tratta di una differenza sottile, ma importante. Pensate che beffa sarebbe, per l’Italia, se, a causa di questa vicenda, venissimo (nuovamente) condannati dalla Corte Europea Per I Diritti Dell’Uomo.

Conclusioni

Mi sento umanamente vicino a chi si lamenta perché “Riina non ha avuto alcuna pietà per le sue vittime”. Capisco umanamente chi vorrebbe che la giustizia fosse vendicativa e feroce. Ma lo Stato non è la mafia. Abbiamo codici e valori diversi. Spero quindi che il Tribunale di Sorveglianza valuti e motivi più specificamente, affinché anche un criminale come Totò Riina possa morire in maniera dignitosa, ricevendo tutte le cure di cui ha bisogno.

In carcere.