Gaffe ed errori

Errori, più o meno gravi, li commettiamo tutti, tutti i giorni. Come dicono per strada a Roma nessuno nasce “imparato”, nessuno è perfetto.

Brutte figure, più o meno eclatanti, le abbiamo fatte tutti – io in particolare ho la tendenza a commettere epiche gaffe delle quali riesco però a prendere le distanze ed a ridere grazie alla mia innata (auto)ironia – coadiuvata da cinque o sei anni di psicanalisi uniti al giusto numero di negroni.

Quando accade vorremmo sprofondare. Ci vergogniamo di noi stessi. Daremmo qualsiasi cosa per tornare indietro e cancellare definitivamente quella frase, quel gesto, quel pensiero dalla storia della nostra vita.

In queste occasioni può essere di conforto sapere che anche i più grandi commettono errori madornali e vanno incontro ad epiche figuracce.

Ad esempio ieri abbiamo appreso che la biblioteca dell’Università di Cambridge – una delle istituzioni culturali più note e celebrate al mondo – ha smarrito i taccuini su cui Darwin prese i primi appunti del suo celebre albero della vita: due quadernini rossi con un inestimabile valore storico e scientifico.

Furono spostati nel 2000 per essere fotografati. Da allora, Cambridge ne ha perse le tracce. Hanno passato gli ultimi 20 anni a cercarli. Alla fine sono stati costretti a riconoscere di averli “persi” – o, più probabilmente, di esserseli fatti rubare.

La biblioteca dell’Università di Cambridge ha perso gli appunti di Darwin e per venti anni non ha detto nulla – nella vana speranza che fossero semplicemente stati riposti nel luogo sbagliato. Mi dispiace, ma provo anche un grande sollievo.

Siamo umani.
Tutti commettiamo errori, più o meno gravi, tutti i giorni.

Quando accade c’e solo una cosa da fare.

Chiudere per un attimo gli occhi.

Inspirare.
Espirare.

Andare avanti.

Ringrazia. Due volte.

0. Introduzione.
Molte persone non capiscono che gli sbagli che hanno commesso in passato rappresentano una benedizione, non una iattura da fuggire come la peste. Molte persone non capiscono che le sconfitte di ieri non rappresentano una giustificazione valida per vivere una vita di insana commiserazione e patetica inerzia. Dovremmo utilizzare i nostri peggiori errori come una motivazione per crescere, non come una scusa per continuare ad affondare, senza nemmeno provare a fare qualcosa per salvare la nostra vita. La verità è che solo coloro i quali non fanno nulla, non sbagliano mai. A riprova di ciò, il termine “errare” significa anche “vagabondare” – come a dire: non è possibile, muoversi, viaggiare, senza rischiare di mettere un piede in fallo. Per questo motivo, le  sconfitte che abbiamo vissuto costituiscono una parte essenziale della nostra crescita personale, della nostra maturazione e del nostro successo.

1. Il dolore è un grande Maestro.
Non intendo dire che la felicità è sempre ebete. Non intendo affermare che solo il dolore insegna. Intendo dire che quando le cose vanno male, le persone proprio non possono continuare a vivere come se niente fosse, ma sono costrette, volenti o nolenti, a sedersi per un attimo ad un tavolino, e riflettere. Non a caso, Hegel paragonava il pensiero filosofico ad un uccello che si alza in volo quando il sole tramonta – ovvero: quando scendono le tenebre. Se volessimo banalizzare il concetto, rendendolo tuttavia più incisivo e comprensibile, potremmo ricordare che quando chiesero a Luigi Tenco per quale motivo scrivesse solo canzoni tristi, egli rispose “perché quando sono felice esco”.  Ancor di più, nel calcio si usa dire: “chi vince festeggia, chi perde, spiega”.

Di fatto, i nostri errori non sono mai inutili, hanno sempre qualcosa da insegnare, illuminano il presente di una luce nuova, ricordandoci che se vogliamo davvero essere felici, dobbiamo necessariamente cambiare strategia, atteggiamento ed allenamenti. Indubbiamente, fare i conti con una sconfitta può risultare parecchio ostico. Ma la differenza tra il bambino e l’adulto consiste proprio nella capacità di guardare in faccia gli errori commessi. Alcune persone sono letteralmente atterrite dalla sola possibilità di sbagliare, per questo motivo, non rischiano mai, non fanno mai nulla, a meno che non siano assolutamente certe di saperlo fare alla perfezione. Queste persone dimenticano l’insegnamento di un celebre Presidente degli Stati Uniti d’America: “c’è solo una cosa peggiore di non essere riusciti a fare nulla di buono nella propria vita: non averci provato”.

Ovviamente, il passato è stato scritto senza il correttore automatico e noi non possiamo fare nulla per cambiare ciò che è già accaduto. Altrettanto ovviamente, non abbiamo alcuna certezza sul futuro: possiamo solo sperare ed immaginare come potrebbe essere. Al contrario, il presente è nostro, ci appartiene. In questo momento, noi possiamo iniziare a progettare e costruire la vita che verrà. 

La quantità di felicità di cui godremo domani non dipende dagli errori che abbiamo commesso ieri, ma dalle decisioni che prenderemo e dalle azioni che compiremo oggi.

Per questo motivo, si usa dire: “quando la vita è dolce, ringrazia e sii felice. Quando la vita è amara, ringrazia. E cresci”.