La solidarietà e la multa

(Roma) – La trasmissione Report è stata multata dall’Autorità Garante per la Privacy per aver mandato in onda una telefonata di Sangiuliano (all’epoca Ministro della Cultura) relativa all’affaire Boccia (all’epoca sua collaboratrice e amante).

Fin qui nulla di troppo rilevante.

A parte il fatto che il contenuto della telefonata era già di dominio pubblico.

A parte il fatto che pochi giorni fa l’intera classe politica italiana (destre incluse) si è sperticata per mostrare la più totale solidarietà a Ranucci, dichiarandosi a favore della libertà di stampa.

La cosa peggiore arriva ora.

Un componente dell’Autorità Garante, il cui voto è stato essenziale per comminare la multa a Report, è stato filmato mentre entrava nella sede di FdI poche ore prima che venisse pubblicato il decreto con la sanzione.

Report sostiene che ad attenderlo ci fosse Arianna Meloni – sorella di Giorgia e responsabile del partito.

A me tutto questo sembra di una gravità estrema.

I politici sanno benissimo che non è sufficiente essere onesti, bisogna anche apparire onesti. Ovvero evitare contatti, incontri, conciliaboli che possano mettere in dubbio la propria rettitudine.

Cosa direste se un filmato mostrasse un membro della terna arbitrale mentre entra nella sede della squadra rivale, a poche ore dal fischio di inizio della partita?

27.10.2025

Le destre sono “a favore” della libertà di stampa, basta che la stampa non sia libera.

Esemplare

“Non è importante capire chi è Vannacci, ma perché tanta gente lo appoggia. La vera questione è la cittadinanza. In Italia vige lo jus sanguinis, basta avere un bisavolo italiano per diventare italiani. Mentre non lo sono ragazzi nati e cresciuti qui. Per fortuna Egonu, Silla ed altre sono diventate italiane prima di compiere 18 anni, quando lo sono diventati i loro genitori: altrimenti non avrebbero potuto giocare in Nazionale”.

Julio Velasco è così. Non sbaglia una frase, un commento, una virgola. Non spreca una parola. Pochi giorni fa si è raccontato in una lunga intervista al Corriere in cui ha parlato letteralmente di tutto. Sempre con grande saggezza ed autenticità.

Ha raccontato di essere rimasto orfano di padre quando era ancora un bambino; della sua gioventù di rivoluzionario di sinistra, innamorato del Che; dell’arresto del fratello minore, incarcerato e torturato dai militari per un mese e mezzo.

Ha raccontato dei suoi amici uccisi dal regime e della sua fuga da La Plata a Buenos Aires, dove, per i primi tempi, riuscì a sopravvivere facendo le pulizie, lavando i vetri di una banca.

Ad oggi, Velasco è uno spettacolare mix di culture, di filosofia e di saggezza popolare.

Sembra che abbia sempre preso il meglio da tutto ciò che ha visto e fatto nella sua lunga carriera, sembra che abbia imparato qualcosa da ogni più piccola gioia o grande dolore

Ad impressionarmi di lui non sono tanto le vittorie (l’ultima, strepitosa, risale a pochi giorni fa) quanto la sua grande capacità di raccontare lo sport ed i suoi valori, dando l’idea di essere una persona seria, estremamente competente ed altrettanto leale.

Julio Velasco è un motivatore, un grande conoscitore dell’animo umano ed un campione.

Un uomo di sport raro ed esemplare.

Nel vero senso della parola.

Non disturbate il conducente

Ieri il Senato ha approvato il DL Sicurezza sul quale il Governo aveva posto la fiducia – piallando, così, non solo il dibattito parlamentare, ma ogni dissenso o scrupolo di coscienza interno alla maggioranza.

Perché il Parlanento è ormai un optional.

La libertà di coscienza è un vezzo borghese.

Insomma, il metodo adottato dalla maggioranza è stato coerente con un decreto fortemente incentrato sulla criminalizzazione del dissenso – soprattutto quando si tratta di grandi opere.

A parte ciò, per il governo è essenziale ampliare i poteri dei servizi segreti, boicottare la cannabis light ed evitare che gli extracomunitari possiedano un cellulare.

Il modello è chiaramente l’Ungheria di Orban.

L’ispirazione proviene dal nostro più inglorioso passato.

Occhio, come ama dire Bersani, “questi si stanno portando avanti col lavoro”.

5.6.2025

Oggi siamo tutti più sicuri?
Certamente.
Siamo sicuri di vivere in uno Stato di Polizia, ogni giorno meno libero e democratico.

L’Italia, La Capitale

Ieri, a Roma, c’erano 250mila persone provenienti da tutto il mondo per assistere alla messa di intronizzazione di Leone XIV. Tra queste, molti e importanti uomini politici.

A Roma, ieri, 68 mila persone hanno riempito lo Stadio Olimpico per assistere all’ultima partita da allenatore di Claudio Ranieri e accompagnare la squadra in un cammino trionfale verso l’Europa – dopo una prima parte di campionato da incubo, che l’aveva trascinata a pochi passi dalla zona retrocessione.

Ieri, 11 mila persone, a Roma, hanno assistito agli Internazionali di tennis.

Potete immaginare l’intensità dello stress test a cui è stata sottoposta la città, in termini di sicurezza e di organizzazione.

Totale: è andato tutto bene. Zero problemi, zero disagi, zero incidenti.

È una bella notizia per l’Italia – che fa bella figura – e per una Città la cui estensione urbana è paragonabile a poche altre capitali europee e che, anche per questo motivo, soffre di annosi e mai risolti problemi.

I nostri difetti sono ben noti – anche perché noi italiani non facciamo nulla per nasconderli.

Ma dobbiamo anche avere il coraggio e la buona fede di riconoscere quando facciamo bella figura.

Grazie Sindaco,
grazie Roma
❤️

19.5.2025

Dare a Cesare quel che è di Cesare.

PS: Tra tutte queste cose importanti che si sono svolte senza intoppi a Roma, mi piace menzionare anche il matrimonio di mio cugino Andrea – l’evento più temuto dalla Questura 😉 (Auguri agli sposi!) ❤️

Duro e puro

(Roma) – Ieri sera sono andato a vedere il primo film di e con Angelo Duro (Io sono la fine del mondo) che sta riscuotendo un grande successo di pubblico in questo periodo.

Conosco il personaggio sin dagli esordi, mi piace il suo stile e l’anno scorso sono stato a vederlo a teatro, al Brancaccio di Roma, spero che nessuno si offenda se dico che non è esattamente un attore, ma un caratterista che da anni mette in scena un solo personaggio – dissacrante, provocatorio e cinico.

Anche per questo motivo, le mie aspettative, lo confesso, erano parecchio basse. Temevo che Duro, come tanti altri comici prima di lui, sarebbe uscito ridimensionato dal passaggio al grande schermo.

Invece devo fare i miei complimenti ad attore e regista – autori peraltro della sceneggiatura- per la bravura con la quale hanno trasportato al cinema il ritmo e la verve che i fan già apprezzavano in televisione o dal vivo.

Il segreto del successo di “io sono la fine del mondo” è molto semplice: fa ridere. Ma c’è molto più di questo da dire.

Non è semplicemente un film comico come tanti, è un film che spiazza, disorienta e provoca, costringendo lo spettatore ad empatizzare per i genitori di Duro – anziani, malati, indifesi – ed al tempo stesso a ridere per il sadismo folle e pungente del protagonista.

Una considerevole parte del pubblico lo prenderà ad eroe ed esempio, una parte ride (e si vergogna di aver riso), una parte minoritaria non riesce a trovarci proprio nulla di divertente – ieri, tra il pubblico, c’era un signore che lo insultava a denti stretti per ogni cattiveria o battuta pesante.

Se dovessi azzardare una lettura psicologica: i genitori rappresentano la legge, l’ordine, le regole. Duro si vendica per ciò che gli hanno imposto quando era un bambino ed il pubblico empatizza con lui, con la vendetta dell’adulto che vuole essere libero di dire e fare tutto quello che gli passa per la testa, senza alcun rispetto per i sentimenti o i problemi altrui.

Vietato vietare.
Al potere l’anarchia.
Egoista è bello.

Proclamando questi “valori”, Duro riesce a piacere tanto a chi legge il suo film come una folle commedia dell’assurdo che fa paradossalmente emergere l’importanza dei valori che nega (“rido perché questo è matto”) quanto a chi non capisce la provocazione, prendendo Duro come esempio e profeta (“rido perché il protagonista ha ragione: basta col buonismo!”)

Totale: l’esperimento è perfettamente riuscito.

Bravo Angelo: 30 e lode.