Il dono della riconciliazione

“Oggi sono qui davanti a voi come presidente federale tedesco e provo solo dolore e vergogna. Mi inchino dinnanzi ai morti. A nome del mio Paese, oggi, io vi chiedo perdono”.

Con queste parole, Frank-Walter Steinmeir ha iniziato ieri il suo discorso a Monte Sole (Bologna), dove, assieme a Sergio Mattarella, ha onorato la memoria della strage nazista di Marzabotto.

“Che io possa parlare qui, è possibile solo perché voi tutti avete concesso a noi tedeschi la riconciliazione. Che preziosissimo dono!

Viviamo in un momento in cui anche nel mio Paese assistiamo a una recrudescenza delle forze nazionaliste e di estrema destra, che intendono indebolire o minare la democrazia.

Ma io farò di tutto perché i tedeschi onorino il dono della riconciliazione.
Per questo, lotterò ogni giorno”.

Parole davvero esemplari, pronunciate dal Presidente tedesco in italiano, alle quali c’è poco da aggiungere.

Il commosso abbraccio con Sergio Mattarella, al termine, è stato il simbolico abbraccio tra due popoli pronti a lottare contro l’estremismo di destra, nel nome della libertà, della democrazia e della civiltà.

30.9.2024

Ora e sempre.
Resistenza
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Fratelli e Compagni

(Mestre) – Giacomo Gobbato è un tatuatore ed un musicista, al centro sociale Rivolta è amato e stimato da tutti. I suoi tanti amici lo chiamano Jack.

Venerdì sera, dopo essere stato ad una festa con suo padre, sente le grida di una donna ed assieme al suo amico Sebastiano accorre in suo aiuto.

Quando arrivano sul posto, vedono un uomo picchiare brutalmente una donna e sottrarle lo zaino.

Giacomo e Sebastiano si lanciano all’inseguimento del rapinatore. Ne nasce una colluttazione. L’aggressore tira fuori il coltello, ferisce Sebastiano ad una gamba e colpisce ripetutamente Giacomo all’addome. Causandone la morte.

In un mondo dove regnano l’egoismo e l’indifferenza, Giacomo è morto per i suoi alti ideali di giustizia e solidarietà. Ha perso la vita per difendere una sconosciuta. Non ha voltato il viso dall’altra parte.

Questa è la lezione.

Quando il compagno della donna aggredita ha detto a Sebastiano: “mi dispiace tanto, avrei voluto essere sul posto per difenderla”, il ragazzo lo ha abbracciato e gli ha sussurrato in un orecchio: “non ti dare colpe, siamo tutti fratelli”.

Credo che non ci sia altro da aggiungere.

23.9.2024

Riposa in pace, Giacomo, giovane uomo, eroe, esempio.
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Illegittima difesa

(Viareggio) – Said Malkoun è un clochard, uno straniero senza fissa dimora che vive di espedienti.

Una sera commette l’errore più grave della sua vita: rapina Cinzia Dal Pino della sua borsetta – la donna, 65enne, è titolare di un noto stabilimento balneare.

Dal Pinto lo insegue con il suo suv. Lo investe, fa più volte marcia indietro infierisce sul corpo di Said, schiacciandolo contro una vetrina.

Poi, scende, recupera la sua borsetta e se ne va. Lasciando a terra il corpo senza vita del ladro.

Quando gli investigatori vedono le immagini restano esterrefatti. Individuano facilmente la donna e la fermano per omicidio volontario. Lei si giustifica così: mi aveva scippato.

La Lega interviene prontamente in difesa dell’assassina. Aggiungendo schifo allo schifo.

Punto primo: chi sbaglia deve pagare in base alle leggi. Nessuno può farsi giustizia da solo. Se salta questo principio, vengono meno le fondamenta stesse della società civile.

La difesa, per essere legittima, deve essere necessaria, contestuale e proporzionata. In questo caso non ricorre neanche uno dei tre requisiti previsti dal codice.

Punto secondo: mi dispiace darti questa brutta notizia: ma la tua sacra borsetta non vale la vita di un’altra persona.

11.9.2024

Restiamo umani

Speculare e Strumentalizzare

Quando fu arrestato Massimo Bossetti perché sospettato dell’omicidio di Yara Gambirasio, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano – non un privato cittadino – scrisse sui social network (rileggere bene la frase) “abbiamo individuato l’assassino di Yara”.

Anticipando indecorosamente la condanna di Bossetti – che in quel momento era innocente fino a prova contraria, come tutti i cittadini in attesa di giudizio.

Matteo Salvini – proprio lui! – lo criticò aspramente, perché aveva commentato pubblicamente una vicenda non ancora definita dal punto di vista processuale.

Dopo pochi anni, Matteo Salvini divenne Ministro dell’Interno. Accadde che una rimmigrato fu accusato di aver tentato di stuprare una ragazza ubriaca, di notte, su una spiaggia pugliese

Il ragazzo fu quasi linciato dalla folla, si prese una bottigliata in testa e passò 4 mesi in carcere in attesa del giudizio.

Il Ministro Salvini – non un privato cittadino – commentò la vicenda sui social network (rileggere bene la frase) definendo “bestia” il ragazzo in attesa di giudizio ed i leghisti pugliesi organizzarono ronde per garantire la sicurezza delle spiagge.

Andò a finire che un collegio giudicante di sole donne accertò che l’imputato si era avvicinato alla ragazza, svenuta per l’alcol, al solo fine di aiutarla, senza aver commesso nulla di sessuale o libidinoso, e lo assolse con formula piena, per non aver commesso il fatto.

A queste tristi vicende ho pensato quando ho letto che il Ministro Matteo Salvini – non ho privato cittadino – ha commentato sui social network (rileggere bene la frase) la confessione dell’assassino di Sharon Verzeni, tenendoci a sottolineare che i genitori del ragazzo (a tutti gli effetti cittadino italiano) sono africani e dando ai suoi colleghi di partito occasione per attaccare lo jus scholae (che in questa vicenda c’entra davvero come i proverbiali cavoli a merenda).

Da umile giurista, sogno un Paese in cui i politici.- ed in particolar modo i Ministri – evitano di twittare le loro sguaiate opinioni su persone ancora in attesa di giudizio – ledendone gravemente i diritti e mettendo in grande imbarazzo l’intero sistema della Giustizia.

Da umile cittadino democratico, mi piacerebbe che la Lega e gli altri partiti del centro destra la smettessero di gettarsi come avvoltoi sulla cronaca nera, per capitalizzare in termini elettorali vicende drammatiche, dolorose e delicatissime.

Come accadde nel caso di Bibbiano – quando, l’attuale Presidente del Consiglio pensò bene di farsi ritrarre nella gloriosa foto che vedete qui sottto.