Errori, più o meno gravi, li commettiamo tutti, tutti i giorni. Come dicono per strada a Roma nessuno nasce “imparato”, nessuno è perfetto.
Brutte figure, più o meno eclatanti, le abbiamo fatte tutti – io in particolare ho la tendenza a commettere epiche gaffe delle quali riesco però a prendere le distanze ed a ridere grazie alla mia innata (auto)ironia – coadiuvata da cinque o sei anni di psicanalisi uniti al giusto numero di negroni.
Quando accade vorremmo sprofondare. Ci vergogniamo di noi stessi. Daremmo qualsiasi cosa per tornare indietro e cancellare definitivamente quella frase, quel gesto, quel pensiero dalla storia della nostra vita.
In queste occasioni può essere di conforto sapere che anche i più grandi commettono errori madornali e vanno incontro ad epiche figuracce.
Ad esempio ieri abbiamo appreso che la biblioteca dell’Università di Cambridge – una delle istituzioni culturali più note e celebrate al mondo – ha smarrito i taccuini su cui Darwin prese i primi appunti del suo celebre albero della vita: due quadernini rossi con un inestimabile valore storico e scientifico.
Furono spostati nel 2000 per essere fotografati. Da allora, Cambridge ne ha perse le tracce. Hanno passato gli ultimi 20 anni a cercarli. Alla fine sono stati costretti a riconoscere di averli “persi” – o, più probabilmente, di esserseli fatti rubare.
La biblioteca dell’Università di Cambridge ha perso gli appunti di Darwin e per venti anni non ha detto nulla – nella vana speranza che fossero semplicemente stati riposti nel luogo sbagliato. Mi dispiace, ma provo anche un grande sollievo.
Siamo umani.
Tutti commettiamo errori, più o meno gravi, tutti i giorni.
Quando accade c’e solo una cosa da fare.
Chiudere per un attimo gli occhi.
Inspirare.
Espirare.
Andare avanti.
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È che finalmente, dopo 20 anni, anche a Cambridge hanno deciso di bersi un paio di Negroni e hanno trovato la forza di ammettere il fattaccio.
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