Giù La Maschera! Il Volto Segreto Del Carnevale

1) Le antiche origini: le primissime manifestazioni del carnevale risalirebbero alle feste che gli antichi Egizi celebravano in onore della dea Iside, che, presiedendo alla fertilità dei campi, tutelava il perpetuo rinnovarsi della vita. Al pari di quello egiziano, il carnevale greco aveva luogo tra l’inverno e la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco; mentre a Roma, in maniera non molto dissimile, si preferiva onorare Saturno.

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“Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero” O. Wilde

“Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi” F. Nietzsche

“Durante il carnevale, gli uomini indossano una maschera in più” X. Forneret

Inizialmente, avevo deciso di dedicare questo articolo ad una futile festa commerciale che consente a tutti noi di indossare una maschera e recitare un ruolo, fingendo, per qualche ora, di essere qualcuno che, in realtà, non siamo. Poi, ho deciso che di S. Valentino ne parlerò il prossimo anno. Di seguito, sei cose che (forse) non sapete sul carnevale.

1) Le antiche origini: le primissime manifestazioni del carnevale risalirebbero alle feste che gli antichi Egizi celebravano in onore della dea Iside, che, presiedendo alla fertilità dei campi, tutelava il perpetuo rinnovarsi della vita. Al pari di quello egiziano, il carnevale greco aveva luogo tra l’inverno e la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco; mentre a Roma, in maniera non molto dissimile, si preferiva onorare Saturno.

2) Il nome: alcuni studiosi ritengono che l’origine del termine “carnevale” risalga all’espressione latina “carrum novalis” – un carro allegorico a forma di barca con cui i romani inauguravano i festeggiamenti – mentre altri preferiscono individuarne l’origine nella crasi dei termini “carnem” e “levare” –  collegando il carnevale al banchetto pubblico con cui, anticamente, si celebrava l’inizio della Quaresima. Come diretta conseguenza, molti autori ritengono che i vegetariani non avrebbero diritto di festeggiare, mangiando frappe e castagnole, ma potrebbero comunque consolarsi con un pinzimonio.

3) Il capro espiatorio: a differenza di altre festività similari, il carnevale romano prevedeva che fosse eletto un “monarca” che restava in carica per almeno un mese, avendo il potere, in uno specifico giorno, di impartire ai sudditi ordini ridicoli e degradanti. Autorevoli studiosi sostengono che il re del carnevale fosse anticamente destinato ad essere sacrificato. Ancora oggi, tra le usanze più diffuse in tutto il mondo troviamo il “processo al carnevale”: il rituale prevede che venga identificato il carnevale con un animale o, più comunemente, con un fantoccio. Dopo la lettura del “testamento”, grazie al quale il feticcio viene incolpato di tutti i mali dell’anno passato, si usa decretarne la condanna a morte – che può avvenire per impiccagione o decapitazione, anche se la forma più usuale resta quella del rogo. Detto per inciso, la nostra società ha ripreso e modificato questa antica usanza, abolendo la condanna a morte del vecchio re ed introducendo una coloratissima parata di carri allegorici che va sotto il nome di “campagna elettorale”.

4) Protocolli e rituali: dal mio punto di vista, risulta parecchio interessante che anche la più anarchica delle festività preveda un rigido protocollo ed il rispetto di molte regole. Il  carnevale ha luogo sul confine tra ordine e disordine, per questo motivo, deve essere sorvegliato come si fa con un focolare acceso nella foresta, perché, se non viene attentamente controllato, rischia facilmente di corrompersi e degenerare.

5) I bambini diventano grandi: Xavier Forneret ha scritto che “durante il carnevale, l’uomo mette sulla propria maschera un volto di cartone”. Aggiungerei che i bambini, normalmente veri e spontanei, hanno bisogno di mascherarsi per sognare di essere un’altra persona. Gli adulti, normalmente falsi, hanno invece bisogno di mascherarsi per  provare ad essere se stessi.

6) La funzione del Carnevale:  facendo leva sul mascheramento, il carnevale incita alla trasgressione, facilita il ribaltamento dei ruoli sociali, consentendo alle persone di giocare con la propria identità, prendendo momentaneamente le distanze dai debiti e dai doveri quotidiani. La celebrazione del carnevale inocula dunque nel corpo sociale gli anticorpi immunitari del caos. Intendo dire che i cittadini, alla fine di questo breve periodo di rigenerazione catartica, saranno nuovamente pronti a sopportare il peso delle mille regole che ne disciplinano la coesistenza. Il Carnevale si rivela dunque funzionale al mantenimento di quello stesso status quo di cui sembrerebbe prendersi gioco e che parrebbe mettere radicalmente in questione.

R.S.V.P. – Le notifiche più odiate sui Social Network

Sono sempre stato convinto che i giochi siano una cosa serissima: passiamo gran parte della nostra vita giocando, pensando ad un gioco o guardando altri giocare. Forse per questo motivo, Tolstoj ha scritto che nulla come il gioco rivela il carattere delle persone. Ovviamente, non tutti i giochi sono uguali…

Sono sempre stato convinto che i giochi sono una cosa serissima: passiamo gran parte della nostra vita giocando,  pensando ad un gioco o guardando altri giocare. Forse per questo motivo, Tolstoj ha scritto che nulla come il gioco rivela il carattere delle persone. Ovviamente, i giochi non sono tutti uguali. Esistono, ad esempio, giochi che sembrano non avere alcuna regola –  pensiamo ai bambini che corrono felici su un prato; giochi disciplinati da poche e semplici norme -come il calcio- e giochi talmente complicati che sembrano fatti esclusivamente di regole – come i giochi di ruolo e di strategia.

Se volessimo invece operare una distinzione in base al tipo di attività, noteremmo che esistono giochi di imitazione, in cui lo scopo è quello di “comportarsi come”, “vestire come” o “parlare come” qualcun altro; giochi prettamente intellettuali,  giochi incentrati sulla forza fisica e giochi di alea – in cui il giocatore deve prevedere come si svolgerà o terminerà un determinato evento sul quale non può in alcun modo influire.

A prescindere dalla correttezza e dalla completezza di questa rapida tassonomia, quel che è certo è che il mondo dei giochi è stato letteralmente stravolto dall’avvento dell’informatica.

Inizialmente, il mercato era dominato dalle macchine da bar, poi, arrivarono gli “scacciapensieri”, le primissime console, gli home computer ed infine la Playstation e la Xbox.  Ad oggi,  la più gran parte dei giocatori  è rappresentata dagli utenti di smartphone e social network –  un popolo sessualmente ed anagraficamente eterogeneo profondamente ossessionato dai propri giochini preferiti.

E qui arrivano le dolenti note.

Il mio amico Flavio fa parte di un gruppo di giocatori di Boom Beach. Esattamente, egli è a capo dell’accademia –ogni gruppo ha una sua accademia, dove vengono addestrate le reclute. Mentre facciamo acquisti nei centri commerciali, mentre pranziamo, mentre siamo in fila per comprare il biglietto del cinema, capita che Flavio alzi la mano e, con tono solenne, mi dica: “aspetta, dammi due minuti, devo svolgere una missione”. La prima volta che ha fatto così ho pensato che dovesse andare in bagno, poi, ho visto che tirava fuori dalla tasca il cellulare ed ho capito che c’era qualcosa che non tornava.

Il fatto è che questi giochi hanno un successo clamoroso. Da dove nasce, allora, la frustrazione che proviamo quando gli altri utenti ci invitano?

Al giorno d’oggi, tutti soffriamo di una particolare forma di ansia. Ovunque siamo, scrutiamo continuamente il nostro cellulare, in attesa che arrivi una qualche notizia; aspettiamo, ad esempio, che Facebook ci comunichi che un altro utente ha accettato la nostra richiesta, oppure ha risposto ad un messaggio o parteciperà ad un evento da noi organizzato. Insomma, tutti attendiamo un segnale di vita, qualcosa che dimostri che non siamo davvero soli nell’universo. Per questo motivo, quando l’oggetto di una notifica è: “tizio ti ha invitato a giocare a”, cadiamo vittime di un cupo e profondissimo sconforto.

Niente di grave, per carità, ma come scrive il bravissimo Erri de Luca: “la somma di molte carezze è un’abrasione”. Per questo motivo, vi invito a non prendervi gioco delle aspettative degli altri utenti, evitando di inviare milioni di notifiche al giorno. Dovete accettare il fatto che non tutti amano le vostre fattorie, le vostre caramelle ed i vostri soldati. In fondo, si  tratta solo di insulsi giochini che fanno perdere tempo  alla gente che lavora.

Non stiamo mica parlando di Ruzzle.