Una vicenda davvero esemplare

(Genova) Jacopo ha 11 anni e vorrebbe tanto che suo padre gli comprasse un paio di scarpe da 400 euro. Quando avanza la richiesta, il genitore non batte ciglio, ma gli propone di lavorare nella vigna di famiglia per guadagnarsi i soldi necessari a comprare le scarpe.

L’intento del padre è di far capire a Jacopo quanto tempo e quanto sudore ci vogliono per comprare le scarpe, ovvero, di fargli capire il valore dei soldi.

Così, il ragazzo lavora per diversi mesi nella vigna, riuscendo a mettere da parte ben 1200 euro.

Tuttavia, alla fine di questa esperienza, Jacopo rinuncia a comprare le scarpe e decide di donare tutto all’ospedale Gaslini di Genova – dove è stato ricoverato per due volte – come gesto di riconoscenza e di solidarietà.

Ecco una vicenda di (stra)ordinaria educazione e civiltà sulla quale dovremmo riflettere bene. Una storia esemplare in un mondo di egoismo, capricci e maleducazione.

Responsabilità, lavoro, solidarietà. Questa è la bussola che dobbiamo assolutamente recuperare, se vogliamo evitare il disastro.

5.7.2024

Bravo Jacopo!
110 e lode
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La maturità

(Venezia) – Linda ha 18 anni, è una ex studentessa del Liceo Foscarini, dove ha recentemente affrontato gli esami di maturità.

Lei, assieme a due compagne, ha deciso di fare scena muta all’orale. Di fronte alla commissione, ha letto un comunicato e si è rifiutata di dire altro, accettandone le prevedibili conseguenze in termini di votazione finale. Ambiva al 90, è stata promossa con 71, perdendo la borsa di studio universitaria – o, più probabilmente, una parte di essa.

Il motivo di questa ribellione è che nella sua classe solo quattro diplomandi (lei inclusa) hanno ottenuto la sufficienza allo scritto di greco, pur avendo tutti una buona media in quella materia – ed essendo la versione da tradurre relativamente facile.

Linda e le sue compagne ipotizzano che il commissario esterno di greco abbia riservato alla loro classe un “trattamento speciale” a causa di passati dissapori con il docente interno di latino.

La ragazza dice che lei e le sue amiche hanno studiato duramente per cinque anni e quindi si sono potute “permettere” una protesta plateale, prevedendone ed accettandone le conseguenze.

Apprezzo molto la serietà con la quale queste ragazze hanno affrontato la questione, la inflessibile rettitudine morale che le ha portate ad un atto di vera e propria disobbedienza civile, la capacità di dire “no” a fronte di una intollerabile ingiustizia – accettandone le pur pesanti conseguenze.

Soprattutto, mi piace che rifiutino di passare da eroine, sottolineando che, a differenza di altri compagni, loro potevano “permettersi” di disobbedire – ovvero di prendere il minimo all’orale.

Brave, bravissime. Non c’è altro da dire. Hanno affrontato il più difficile tra gli esami di maturità, e, per quanto mi riguarda, hanno ottenuto il massimo dei voti.

1.7.2024

Cum laude
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