Rispetto e memoria

Insopportabile la beatificazione a reti unificate, il lutto nazionale stabilito dal governo, la narrazione dell’uomo saggio, fautore di miracoli, baluardo della libertà, argine al “comunismo”, in Italia, anni dopo la caduta del muro.

Uno schiaffo sul viso della magistratura, che così viene implicitamente accusata di aver inventato, mistificato e perseguitato per anni un avversario politico.

Un insulto per milioni di italiani onesti.

Cosa vuoi che sia il falso in bilancio, la frode fiscale, i festini con la classe dirigente, aver fondato il suo partito con un uomo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, se in cambio ti danno striscia la notizia, il grande fratello e gli scudetti del Milan?

Insopportabile, chi esulta per la morte di un uomo che ha “rovinato l’Italia”.

Prima di tutto, perché non si esulta mai per la morte di un uomo – a meno che non sia un sanguinario dittatore. In secondo luogo, perché l’Italia l’hanno rovinata i milioni di italiani che lo hanno amato, adulato e votato per almeno venti anni. Assieme a quelli che avrebbero dovuto osteggiarne l’ascesa, invece, si sono fatti beatamente comprare.

Ci vuole rispetto e misura.
Per l’uomo, per la sua e per la nostra storia.

13.6.2023

Il lutto nazionale proprio no.
Non era davvero il caso.


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Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

3 pensieri riguardo “Rispetto e memoria”

  1. D’accordo su tutto, tranne che su una cosa: il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Chi commette quel reato che, per me, è basato solo sull’incertezza del diritto? Ma non sono forse quasi tutti quei cittadini che comprano inconsapevolmente merce (dal pane, alla bistecca, alla frutta, alle scarpe, ecc.) in un negozio di chiunque sia sospettato di essere un mafioso? Tutti, o quasi tutti gli abitanti di Castelvetrano erano a conoscenza del fatto che Matteo Messina Denaro qui abitava e circolava più o meno liberamente da parecchi anni: perché nessun giudice li ha indagati e accusati? Perché, a mio avviso, rimane comunque un reato difficilmente certificabile perché non vi saranno mai prove certe a carico di qualcuno. Mi è capitato più di una volta di essere andato a mangiare in locali che poi sono risultati appartenere a mafiosi o a loro sodali (in Brianza e nel lecchese può succedere). Ho commesso anch’io quel reato? Un giudice potrebbe indagarmi? Lei è più esperto di un povero cittadino come il sottoscritto che crede che la giustizia si basi solo se vi è la certa dimostrazione di aver commesso un reato: non quella basata sui “si dice”, “si presume”, sulle accuse riportate da terzi che magari hanno il dente avvelenato contro qualcuno. Riesce a darmi una motivazione valida sull’esistenza del “concorso esterno in associazione mafiosa”? Un cordiale saluto, Luca Boschini – Inverigo (Co)

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