La biblioteca che brucia

La signora Denise aveva un tumore ed era malata di cuore, quando arrivò al pronto soccorso del Saint Louis di Parigi la diagnosi fu drammatica: aveva contratto il covid e avrebbe dovuto essere urgentemente trasferita in terapia intensiva.Ma era rimasto un solo posto libero.Mentre il personale dell’ospedale iniziava a riflettere, a discutere, a preoccuparsi su quali criteri utilizzare e su come eventualmente comunicare a Denise e ai suoi parenti la scelta effettuata, questa anziana donna ha tolto tutti dall’impaccio, chiedendo esplicitamente di lasciare il suo posto a “qualcuno più giovane.

.Il figlio, interpellato dai medici, rispose: “curatela”. “Ma come vuole lei”

Così l’unico posto libero è stato assegnato ad un malato di meningite in preda a convulsioni che riuscirà in questo modo a salvarsi, mentre Denise è stata curata dai medici fuori dalla terapia intensiva ed è venuta a mancare, come era prevedibile, dopo pochi giorni.Questi sono gli anziani “inutili”, le persone “non più produttive”, quelli per cui “stiamo rovinando la vita di tanti giovani”.

Solo pochi giorni fa, commentando la scomparsa della partigiana Lidia Menapace, su questa stessa pagina, qualcuno scrisse che era grottesco dire “è morta di covid” (anche se era stata ricoverata esattamente per questo) visto che Lidia aveva superato i novant’anni. Eh già, perché se una persona è anziana è irrilevante come e per quale motivo venga a mancare, deve uscire di scena in silenzio, prima possibile, deve togliere il disturbo per non rovinare “ai giovani” la settimana bianca, il cenone di capodanno, l’ammucchiata in discoteca.

Questa gente ci ha dato la vita, ha costruito il Paese nel quale viviamo, ha speso lacrime, sudore e sangue nella costruzione e nella tutela della democrazia che oggi consente a un branco di incoscienti di dimostrare tutta la loro arrogante ingratitudine.Donando una possibilità di salvezza al malato di meningite, Denise ha dimostrato ancora una volta che da una persona anziana non smettiamo mai di imparare, che la fecondità non cessa di certo con la menopausa, che esistono mille e infiniti modi di essere madre.

Un antico detto africano recita: un anziano che muore è una biblioteca che va a fuoco. Teniamolo sempre in mente.

Avere cura di loro significa avere cura di noi.


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Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

2 pensieri riguardo “La biblioteca che brucia”

  1. Sarei d’accordo se questa gente che “ci ha dato la vita, ha costruito il Paese nel quale viviamo, ha speso lacrime, sudore e sangue nella costruzione e nella tutela della democrazia” fosse parte attiva, integrata, rispettata e ascoltata di una comunità, come tanta filmografia ci fa credere che accada in Africa. Qui in Europa gli anziani sono spesso morti diversi anni prima della loro morte naturale, soli nella loro casa fuori città, emarginati davanti alla seconda TV di casa nell’appartamento di uno dei figli (che, di solito, è una delle figlie), inascoltati dai nipoti. In tal caso il COVID ha solo certificato uno stato di fatto.

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