Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston, Richard Bach, Fotografie di Russell Munson, BUR, Milano 1994, pp.103, L. 10.000.

Il gabbiano JL è una storia breve o, se preferite, una piccola favola. Racconta di un gabbiano che non si accontenta di fare quello che fanno gli altri membri del suo stormo – interessati soltanto al cibo. JL è un anticonformista, un genio ribelle che non accetta i valori “borghesi” della società in cui vive. Rileggendolo, mi sono tornate in mente le parole di una canzone dei Litfiba che recita: “lavorare per contare non si può dire che sia godere/meglio impazzire che stare qui a vegetare”. In effetti, JL non capisce cosa facciano tutto il giorno gli altri gabbiani e per quale motivo stiano sprecando la propria esistenza. Ciò che egli ama di più, nella vita, è volare. Mentre gli altri si accontentano di piaceri semplici, JL si dimentica persino di mangiare: passa intere a perfezionare il suo stile, per essere sempre più veloce ed eseguire pericolose acrobazie e volteggi. A causa di queste sue ambizioni, verrà prima severamente redarguito e poi letteralmente esiliato dal branco. Tuttavia, non avrà alcun rimorso. JL continuerà a rincorrere il suo sogno, incurante delle opinioni degli altri – un po’ come i protagonisti dello struggente La La Land – fino al giorno in cui due gabbiani – che egli inizialmente crede essere due angeli – non lo verranno a prendere per condurlo in un altro branco, dove tutti amano volare esattamente quanto lui. In questa nuova famiglia, JL incontrerà il suo vero Maestro, che gli spiegherà come vivere sempre qui e ora, consentendogli di superare ogni limite comportandosi come se fosse già arrivato dove desidera essere – immagino che a molti di voi sia venuta in mente la famosa teoria dell’altrettanto famoso “The Secret”, tenete presente, però, che il gabbiano JL è stato pubblicato per la prima volta nel 1970. Evito di svelarvi tutta la trama, di questo racconto mi hanno colpito due temi.

Il primo è il fatto è che JL sembra interpretare la libertà come assoluta assenza di vincoli. Esplicitamente, afferma di non essere libero perché non riesce a superare i limiti che gli sono stati imposti dalla natura. Da un lato, questa ribellione lo rende un personaggio epico – esemplare – perché ci insegna a non demordere, a non ascoltare chi ci dice che non possiamo fare qualcosa, o raggiungere un certo risultato – esattamente come il protagonista di Alla ricerca della felicità insegna al suo piccolo bambino: non devi mai permettere a nessuno di dirti che non puoi fare qualcosa. Dall’altro, questo rifiuto del concetto di limite sembra supporre una concezione rozzamente adolescenziale della libertà. L’essere umano può sperimentare una libertà limitata. La libertà, per un uomo, non è il contrario delle limitazioni: la nostra libertà è naturalmente finita e vincolata. Per questo motivo, pensare di essere liberi da qualsiasi vincolo equivale a pensare di non essere uomini. O di non essere vivi.

Il secondo tema che mi ha colpito di questo racconto è l’idea della reincarnazione alla quale esso allude. Jl vive infatti diversi livelli di consapevolezza. Sebbene egli non muoia mai, la sua anima letteralmente ascende a vette sempre superiori. Come tutti sapete, la metempsicosi è quella teoria per cui ciascuno di noi vive molte vite, incarnandosi di volta in volta in altre e diverse forme. Se la leggiamo così come è scritta, può far sorridere. Non tutti riescono a credere di essere stati, in una vita precedente, un lombrico – o che saranno una farfalla nella prossima. Eppure, ci sono persone convinte di essere già vissute – magari nel XVI secolo – e che l’anima che portano dentro troverà altri corpi da abitare dopo la morte. Consideriamo però che queste teorie possono essere lette anche in senso metaforico e psicologico. Di fatti, siamo tutti costretti a ripetere “all’infinito” gli stessi errori – restare incastrati in un livello evolutivo – fino a quando non troviamo la chiave giusta per guarire – e passare al livello evolutivo successivo. Fino a quel momento, si tratta di continuare a prendere schiaffi da “quella mano, sempre troppo uguale, che non sai evitare” (Ligabue).

Inoltre, ciascuno di noi, nella propria vita, può essere posseduto dalla rabbia, dallo stress, dalla paura, dalla depressione… queste malattie ci costringono a vivere da bestia feroce, da coniglio, o addirittura, da minerale – ci possono portare a non uscire più di casa, a non avere relazioni con gli altri esseri umani. Sino a quando, da soli o grazie all’aiuto di un’altra persona, non riusciamo a rompere il circolo vizioso in cui siamo entrati per arrivare ad una fase superiore – metaforicamente: una vera e propria reincarnazione in un livello evolutivo più alto. Considerando la questione sotto altro e diverso punto di vista, esistono fior fior di studiosi pronti a scommettere che le nevrosi possano trasmettersi geneticamente, così come altre malattie. Ecco allora la reincarnazione: il nonno del nonno aveva paura dell’acqua, lo zio dello zio era bipolare – anche se a quei tempi avrebbero detto solo “strambo” – e il pronipote si ritrova ad aver ereditato quella stessa fobia.  Anche in questo caso, ragionando metaforicamente, possiamo pensare che esista una sorta di metempsicosi. Il Demone della depressione, che tanto aveva fatto soffrire un tuo vecchio avo, è arrivato sino a te per via genetica, adesso tocca a te sconfiggerlo, per consentire alla tua anima di migrare verso un altro corpo – i tuoi figli – libera e più consapevole.

Insomma, Il gabbiano JL è chiaramente una favola, ma offre molti spunti di riflessione. Vi consiglio di leggerlo, perché si tratta di un grande classico della letteratura, perché ha  sicuramente qualcosa da insegnare e perché il libro è corredato da splendide foto di gabbiani.

Voto: 7 e mezzo

Soprattutto, leggetelo se volete riflettere sul vostro stile di volo. Come il libro che ho recensito la scorsa settimana, Il gabbiano JL può essere finito in brevissimo tempo, ma vi lascerà una eredità duratura.

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

8 thoughts on “Il gabbiano Jonathan Livingston”

  1. Grande recensione! Grazie dottore! Buon volo anche a lei, in questa VITA che è, secondo me,”CIELO infinito nella nostra libertà interiore che permette l’ analisi più consona a scegliene le traiettorie da percorre VERSO ricerca della FELICITÀ “

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  2. Con lui, anche “Nessun Luogo è Lontano” mi colpì molto. In generale, la metà dei cuoi libri (Illusioni, Straniero alla terra, Niente per caso,…) han lasciato un forte segno su di me e sulla mia crescita. Uno scritto che ammiro.

    E che dire della quarta parte de IGJL? Ancora non ho avuto modo di leggerla, non mi pare pubblicata, almeno in Italia…

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  3. Letto e riletto anni fa. Ne ho anche una copia preziosa a casa. Uno dei miei preferiti per gli spunti di riflessione che offre: il processo evolutivo verso la personale “libertà”, l’andar contro corrente a dispetto delle regole, la consapevolezza, che viene acquisita durante il cammino, che c’è sempre uno spazio per migliorare. Bello

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