Nulla isola le persone più del successo. Gli altri sono disposti a “perdonarci” praticamente tutto, tranne il fatto di aver ottenuto un risultato, per impegno, talento o fortuna.
Non a caso, molti uomini di successo conducono una vita triste, umanamente misera e priva di soddisfazioni.
“La solitudine dei numeri uno”, cantava Fabri Fibra, giocando con il titolo del celebre romanzo, tanti anni fa.
Ed è esattamente così che funziona.
L’invidia è peste.
Non c’è neanche bisogno di raggiungere chissà quale traguardo nella vita. Basta anche solo comprare una macchina nuova, ottenere il sudato aumento, trovare finalmente un(a) compagno/a, per scatenare in qualcuno malcelati sentimenti di odio e ostilità.
Mi ricordo che quando vinsi il concorso di dottorato indetto da La Sapienza, Andrea, un caro amico e compagno di studi, si precipitò a casa mia con una bottiglia di spumante, per brindare insieme.
Tenetevi strette le persone così.
Quelli che non si sentono inferiori, che godono dei vostri successi e vi consolano nella sconfitta.
Allontanate definitivamente e senza rimorsi chi non è in grado di farlo. Non avete bisogno della sua negatività. L’invidia è incompatibile con l’amicizia e ancor di più con l’amore.
Non ci sono alibi o giustificazioni che tengano.
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