Tutti i Libri Sono Inutili

1. Contagio.
Io credo che tutti i libri siano inutili ed il più grande pregio che possiedono consista proprio nel contagiare il lettore con questa “inutilità”. Vuoi leggere? Devi tenere ferme le mani. In termini molto banali e concreti: non puoi costruire un ponte mentre leggi, non puoi pulire casa mentre leggi, non puoi fare l’amore mentre leggi. Soprattutto, mentre leggi non puoi scrivere. La lettura inchioda gli occhi e le dita. Quando apri un libro, la tua affannosa e perenne tendenza a “fare” viene messa in un angolo, si trova sotto scacco, svilita e definitivamente mortificata. Ecco perché molte persone leggono solo d’estate, in ferie, sotto l’ombrellone. Oppure, poco prima di andare a dormire o mentre sono sul treno. Insomma, molte persone leggono quando non hanno nulla da fare, collegando il gesto – ed il gusto – della lettura ad un momento di inattività. Sapete perché il libro, ai giorni nostri, è diventato un oggetto di largo consumo? Perché richiama alla mente esattamente questa esigenza di stare fermi, questa inutilità. Passiamo la vita tra mille –frenetici- impegni. Per questo motivo, subiamo il fascino di un oggetto che promette – o forse sarebbe meglio dire “impone”- ore di silenzio e di stasi. Comprando un libro facciamo un patto con noi stessi: promettiamo – o forse solo speriamo- che tra le mille avventure e disavventure quotidiane, sapremo trovare e proteggere un “tempo di vuoto”, da dedicare alla cura della nostra anima. Voi direte che quando leggiamo stiamo apprendendo qualcosa e che quindi stiamo comunque facendo qualcosa di utile. Direte che il lettore sembra fermo, ma si muove interiormente: preso per mano dall’autore, egli raggiunge ed esplora immensi territori. E’ vero. Ma non si tratta di un’attività come tutte le altre, questa è una attività essenzialmente passiva. Proverò a spiegarmi meglio nel prossimo paragrafo.

2. Fermo. Passivo.
I libri insegnano la passività. Questa è la prima, fondamentale, fatica che essi impongono. Di conseguenza, non tutti tollerano la lettura. Di fronte alla sola ipotesi di leggere un libro alcune persone provano noia, fastidio. Si tratta di coloro i quali sono troppo pieni di sé per ascoltare la voce di un altro. Si tratta di coloro i quali, mentre parli, pensano a come replicare, piuttosto che provare a capire cosa stai dicendo. Le persone egocentriche non amano leggere, perché leggere vuol dire “accogliere”. Vuol dire “ospitare”. Leggere significa propiziare il miracolo di un contatto. Fare in modo che dentro di noi, nel più intimo della nostra mente, si accenda ed inizi a brillare un’altra voce. La cosa più difficile di tutte è accettare senza paura che questo contatto avvenga. Se vuoi capire un libro, devi essere in grado di interrompere la tua voglia di fare ed il tuo continuo dialogo interiore: devi smettere di dire “io” per comprendere ciò che l’autore ha inteso comunicare. Nel modo, e con i tempi, che egli ha scelto.

A mio avviso, la principale lezione della lettura è tutta qui: nella peculiare ed illuminata cura della passività che essa suggerisce ed impone.

ZENDUE

La tazza di tè.
Un giorno, un maestro zen accolse due pellegrini che avevano fatto molta strada per raggiungerlo. Mentre preparava il tè, i suoi ospiti gli spiegarono che, in passato, avevano provato a studiare con molti maestri, ma nessuno li aveva aiutati a raggiungere l’illuminazione. Erano dunque giunti da molto lontano per supplicarlo di essere accolti come allievi. A quel punto, il maestro offrì loro due tazze fumanti di tè. Dopo il primo sorso, il più giovane degli aspiranti allievi tornò a chiedere, impaziente: allora, maestro, ci accoglierai nella tua scuola? Il Maestro rispose: se vuoi che ti conduca all’illuminazione, impara prima a svuotare la tua tazza.

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

3 thoughts on “Tutti i Libri Sono Inutili”

  1. L’ha ribloggato su Lia PLS visual arte ha commentato:
    I libri insegnano la passività. Questa è la prima, fondamentale, fatica che essi impongono. Di conseguenza, non tutti tollerano la lettura. Di fronte alla sola ipotesi di leggere un libro alcune persone provano noia, fastidio. Si tratta di coloro i quali sono troppo pieni di sé per ascoltare la voce di un altro. Si tratta di coloro i quali, mentre parli, pensano a come replicare, piuttosto che provare a capire cosa stai dicendo. Le persone egocentriche non amano leggere, perché leggere vuol dire “accogliere”. Vuol dire “ospitare”. Leggere significa propiziare il miracolo di un contatto.

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    1. Cara Liadel, non condivido. Pensare che gli egocentrici non leggano significa ipotizzare che una buona parte dei grandi autori della letteratura non abbia mai letto. Come sostiene Bloom (Il canone occidentale), solo se si crede di poter superare Dante si può scrivere l’Ulisse di Joyce. Se si crede di poter superare Dante – altro egocentrico per eccellenza – si deve essere egocentrici. I nessi logici porterebbero ad escludere che gli autori agonici – di cui parla Bloom – abbiano mai letto un libro. Sinceramente trovo molto più egocentrici tanti lettori di molti non lettori, perché anche la cultura può essere sciovinismo anzi, può essere una delle più bieche e sozze manifestazioni di egocentrismo. Il suo stesso distinguere fra chi legge (non egocentrici) e chi non legge (egocentrici) è un tantino superbo, visto che ovviamente lei appartiene alla categorie dei savi. Conosco persone che non leggono le quali moralmente si comportano assai meglio di me, capaci di ascoltare davvero. Spesso il colto ha invece la pretesa di aver capito ogni cosa, non necessità di vedere l’uomo perché lo ha già letto. Devo davvero stare ad ascoltare la vicina che parla di crisi economica quando io ho letto Smith, Marx, Hayeck, Keynes o perché no Kafka, Dostojevski, etc.? No, la considererò una sub-umana le cui impressioni sulla crisi danno solo ragione alla mia protervia di possedere il mondo, di capirlo e carpirlo con le mie brame. I lettori non sono santi in quanto lettori. Si può leggere per mille motivi, anche per porsi in modo asimmetrico col nostro interlocutore: “stai zitto che io leggo più di te, quindi ho ragione”. In sintesi rifiuto questa distinzione moralistica tra lettori e non lettori, e lo faccio da lettore. Provi ad ascoltare 5 minuti Di Leo su Radio Radicale e mi dirà se un grande lettore non può essere contemporaneamente un grande, un grandissimo, egocentrico.

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