Il Codice Salvini. Come e Cosa Comunica Il Leader della Lega Nord.

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Come tutti voi, in questi ultimi mesi ho avuto la fortuna di ascoltare molte volte Matteo Salvini discutere nei talk show televisivi e radiofonici. Vi confesso di averlo ascoltato con curiosità – inizialmente – e con una certa fisiologica nausea – dopo il centoventicinquesimo dibattito. L’idea che mi sono fatto è che il Leader della Lega sia bravo a comunicare, ma forse non rispetta eccessivamente il suo pubblico. Oppure, ha semplicemente deciso di puntare tutto su quattro argomentazioni – ripetute all’infinito e condite da una serie più o meno marcata di smorfie fatte di occhi sbarrati e mimica bambinesca.

Eppure, Salvini sta riscuotendo un enorme successo – almeno di audience televisivo. Proviamo a capire insieme perché.

– Il look.

Il ragazzo della porta accanto.
Il leader della Lega indossa una bella felpa sportiva con su scritto MILANO, oppure ROMA, oppure GENOVA. Non si è mai capito cosa intenda comunicare. Di certo, esprime la sua appartenenza e la sua solidarietà ad un territorio, si mostra italiano, fa vedere che conosce il nome delle principali città del nostro Paese – ed anche che è in grado di cambiarsi la felpa. Qualcuno è pronto a giurare che sulla canottiera si sia fatto ricamare i giorni della settimana, mentre sui calzini ci sarebbero scritti i mesi dell’anno.

Ad ogni modo, se non indossa la felpa con i nomi delle città, Salvini indossa una bella t-shirt con l’immagine di una ruspa. Sul significato della ruspa ci sarebbe molto da dire, ma la cosa bella è la t-shirt. Salvini indossa una t-shirt, capite? Non è un politico che appartiene alla vecchia classe dirigente di questo Paese. Nessun vitalizio, nessuno stipendio esagerato, nessuna collusione con i poteri forti, nessuna affiliazione alla casta. Per carità, Salvini è uno di noi, un ragazzo del nord come tanti che stava giocando a pallone con i suoi amichetti quando qualcuno l’ha improvvisamente chiamato per fare un’intervista in televisione…

L’unica cosa che veramente non si può vedere sono i baffi che, nel centro, vengono molto probabilmente tosati con la falciatrice.

A parte questo piccolo particolare, il look di Salvini è geniale e merita un bel nove.

Il linguaggio.

1) “Se Renzi vuole, siamo pronti a parlarne anche domani”.
Salvini tende la mano al Governo. Non fa opposizione distruttiva, ma, in maniera molto matura e responsabile, offre al Premier un incontro per sedersi ad un tavolo e risolvere, tutti insieme, il problema dell’immigrazione. Implicitamente, questa frase comunica due cose: 1) Salvini sa cosa fare 2) Senza parlare con la Lega il problema non si risolve.  Ovviamente, Salvini sa benissimo che si tratta di una semplice provocazione alla quale non seguirà mai nessun incontro. Se il PD accettasse, sarebbe un’ammissione di fallimento. Sopratutto, mi domando quale consiglio potrebbe riceverne. Ho motivo di temere che Salvini, una volta sedutosi a quel tavolo, riprenderebbe ad enunciare i suoi argomenti preferiti. Il primo sarebbe: “se Renzi vuole, siamo pronti a parlarne anche domani”.

2) “Prima gli italiani”.
Questa è una delle sue frasi preferite, il cuore del codice Salvini, una frase che parla alla pancia del Paese. Qualche anno fa, la Lega usava il diverso slogan “Prima il Nord”, ma, si sa, l’amico di oggi diventa facilmente il nemico di domani, e viceversa. Ad ogni modo, si tratta di un argomento fallace e pericoloso, perché sottende l’idea che ci sia una concorrenza tra  gli italiani  e gli immigrati – regolari o meno che siano.

Ancor di più, sottende l’idea che se gli italiani sono ogni anno più poveri e tartassati, la colpa è dei flussi migratori. “Signora mia, se non ci dovessimo occupare di questi immigrati (“clandestini”)… se non avessimo questi problemi da risolvere…”. Caro Salvini, se non ci fossero questi immigrati la situazione sarebbe altrettanto grave e preoccupante come è oggi.

La povertà del mio Paese dipende dal fatto che per decenni siamo stati governati da una classe dirigente buffonesca e corrotta che ha mangiato e speculato su tutto. L’attuale povertà del mio Paese dipende dalla palese incompetenza di legioni di politici che non sono neanche stati votati, ma sono assisi in Parlamento grazie ad accordi di partito che molto raramente sono stati siglati alla luce del sole – e non è una metafora. Dipende dalla diffusa evasione fiscale, dalla mafia, dalla burocrazia, da una atavica mancanza di infrastrutture…

Il problema immigrazione è un problema grave – epocale – ma non venitemi a raccontare che se non ci fosse questa emergenza le cose andrebbero meglio, che se non ci fossero i barconi salterebbero magicamente fuori i soldi per gli esodati o per i pensionati, perché non è carino raccontare barzellette sulla pelle di centinaia di bambini annegati.

3) “Abbiamo già tanti problemi, non abbiamo bisogno anche di loro”.
Ecco, questo è scientificamente errato. I dati demografici ed economici dimostrano chiaramente che noi abbiamo effettivamente bisogno di loro. Abbiamo bisogno di manodopera a basso costo che faccia lavori che gli italiani non vogliono più fare. Ancor di più, gli immigrati portano in Italia i bambini che gli italiani non fanno più. Per tanti e complicati motivi, abbiamo smesso di sposarci e procreare. Se il destino dell’Italia fosse lasciato agli italiani, questo Paese diventerebbe un deserto nel giro di venti anni.

Dal canto mio, ritengo che migrare sia un diritto umano. Credo che la terra non appartenga a nessuno e propenderei per un’accoglienza indiscriminata di chiunque sia stato costretto a fuggire dal suo Paese – a prescindere dai motivi che l’abbiano spinto ad intraprendere questo pericoloso viaggio.

Il senso comune di un Paese che si ricorda di essere cristiano solo a Natale mi risponde che ci sono dei limiti. Non possiamo pensare di travasare un intero continente in Italia. A parte il fatto che questo pericolo non si pone, perché la stragrande maggioranza dei migranti non ha nessuna intenzione di restare in Italia, lo stesso Salvini ha iniziato a fare alcune distinzioni, visto che ad oggi la sua più importante proposta è di…

4) “Identificare celermente i profughi di guerra e mandare tutti gli altri a casa”.
Questa sarebbe la ricetta della Lega. Complimenti. Si tratta di un piano per risolvere la situazione? No. E’ come dire che la “ricetta” della Lega per le pensioni è: “pagare tutti quelli che hanno lavorato”, oppure, dire che il piano sicurezza della Lega è “i criminali stiano in galera”. Non è una ricetta e neanche un progetto, ma, più semplicemente, una pura dichiarazione di intenti. Populismo.

Salvini dice qualcosa di molto semplice che tante persone troverebbero ragionevole senza spiegare in nessun modo come intende ottenere questo risultato e per quale motivo sino ad oggi non ci siamo riusciti. Insomma, demagogia allo stato puro.

Conclusioni
Il Leader della Lega sa recitare. Strabuzza gli occhi, si copre il viso, si indigna. Ha imparato benissimo le sue battute ed è sempre rispettoso del ruolo televisivo e mediatico che gli hanno cucito addosso. Complimenti dunque agli autori del codice Salvini.

Tuttavia, non posso non censurarne la scelte contenutistiche: soffiare sul fuoco, fomentare una guerra tra poveri, sfruttare i casi di cronaca nera per trarne un vantaggio politico… Ieri sera, su la7, Cacciari diceva che tutto questo è ovvio, che la politica funziona così, non c’è motivo di scandalizzarsi.

Se permettete, a me fa ancora ribrezzo.
Restiamo umani, è questo l’unico confine che vale la pena difendere.

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

8 thoughts on “Il Codice Salvini. Come e Cosa Comunica Il Leader della Lega Nord.”

  1. Ciao,
    qualche superficiale considerazione: di ogni comunicazione cerco di chiedermi soprattutto due cose: a quale obiettivo tende, e a quali persone è destinata. Dal mio personale punto di vista, in questo caso l’obiettivo è evidente: e cioè un successo elettorale dopo l’altro. Per quanto riguarda il (i) Target Audience(s), anche questo è evidente: i gruppi umani (sostanzialmente omogenei socialmente e culturalmente) più numerosi, quindi… la maggioranza degli elettori.
    Il problema a questo punto si riduce a tecnico: una buona Società di comunicazione e abbastanza fondi per pre-verificare le attività di comunicazione con un adeguato complesso di focus-group e beta-testing. (una versione più sofisticata del processo riassunto in “Qualunquemente”, insomma. Così come fa anche Renzi e ha fatto Berlusconi e tanti altri prima di lui).
    Tutto questo è chiaro, ad esempio, nel passaggio da “Prima il Nord” a “Prima gli Italiani” ed i suoi effetti concreti si vedono nei successi di Salvini di oggi, di Renzi di ieri e di Berlusconi dell’altro ieri.
    Tutto questo è demagogia?
    MA CERTAMENTE, COME SEMPRE!

    “È la democrazia, bellezza! La democrazia! E tu non puoi farci niente! Niente!!!” (liberamente tratto da “L’ultima minaccia” di R. Brooks, anno 1951).

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    1. Va tutto bene Sem, ma ci sono limiti deontologici anche per la comunicazione politica.

      Quando qualcuno specula su migliaia di morti – molti dei quali bambini -, non me la sento proprio di liquidarlo facendo spallucce.

      La democrazia si basa sul dialogo, rispettoso e tollerante. Non sulla profanazione dei cadaveri.

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  2. Non posso non pensare che i limiti deontologici di qualunque aspetto delle nostre attività siano relativi al parziale universo culturale al quale ogni individuo e ogni gruppo umano appartiene e, pertanto, “assolutamente relativi”. Così come “assolutamente relativo” penso sia il concetto di “democrazia” (ovvero, così come la vedo implementata, di oligarchia elettiva).
    In sostanza, prima ancora “di” e “se” giudicare voglio essere moderatamente sicuro di capire: perché di gente che si crede capace di capire ce n’è già abbastanza:
    https://paroladisem.wordpress.com/2015/08/12/comprensione/
    In quanto a fare le spallucce… visto che “24.000 persone muoiono ogni giorno nel mondo per fame o cause ad essa correlate”… possiamo dire che quasi tutti quanti noi della metà migliore del mondo le facciamo ogni giorno, le spallucce.
    Magari l’unica cosa che possiamo fare è, nelle prossime elezioni, votare chi non ha mai governato?

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    1. Il fatto che 24.000 persone muoiano ogni giorno di fame non autorizza nessuno a speculare sulla morte dei migranti. Ovviamente, tutti cerchiamo di capire prima di giudicare. Ricordiamoci anche di comprendere bene prima di replicare. Pensa che mi occupo di studiare la democrazia – sotto tutti punti di vista – da più di venti anni… quando si dice i blog… Parola di Guido.

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  3. Una delle cose che sto cercando di comprendere, a proposito di queste dinamiche, è il fatto che il Salvini in questione, e quelli come lui, sono sostanzialmente più un effetto che una causa. In sostanza, è evidente che ciò che mi interessa non è quello che dice o fa, ma il perché del suo successo personale, e del successo di quello che dice e fa. Salvini è una manifestazione esteriore di quello che siamo noi italiani: se Salvini non ha limiti, è perché noi non ne abbiamo. Se anche sul traffico dei migranti si è sviluppata una vera e propria industria criminale delle cooperative che arricchisce “i soliti noti”… qualcuno potrebbe pensare che i governanti che non si dimettono (quanto meno per incapacità oppure per omessa alta vigilanza)… mantenendo il posto (dalle massime cariche nazionali a quelle minime locali)… in fondo speculano sulla morte dei migranti molto di più del Salvini o di quelli come lui che si limitano (a quanto ne so, ma non potrei giurarlo) a parlarne.
    Tu mi insegni che anche nei processi democratici (o presunti tali) si può parlare di retroazione, ricorsività ed effetti che poi interagiscono ciclicamente con le cause, che così le cause si aggravano perché anche l’output rientra nell’input… e avresti ragione. Ma… delle vere cause strutturali delle situazioni in cui ci troviamo, quando ne parliamo?
    Chi prende le decisioni nazionali e internazionali? Chi gli consegna il potere? E secondo quali meccanismi? Dov’è l’errore? Non so, dopo 20 anni a studiare democrazia sotto tutti i punti di vista, le risposte dovresti averle tu, e sono sicuro che non si riassumono nella parola “demagogia”. Per quanto mi riguarda, la mia ignoranza mi consente molte più domande che risposte.
    “Quando si cerca di arginare gli effetti trascurando (spesso consapevolmente) le loro cause, queste si aggravano e moltiplicano i loro effetti finché essi non travolgono e destabilizzano l’intero sistema” (non so di chi sia, ma ci sarà pur stato qualcuno che l’ha scritto!)

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  4. Cavolo.
    Il post funzionava bene, mi piaceva già dal titolo.
    Funzionava bene fino ad un certo punto.

    Funziona meno dopo aver letto che “il problema dell’Italia non sono i migranti ma la corruzione e l’evasione fiscale” e “abbiamo bisogno dei migranti perché non facciamo più figli”.

    Siccome la stimo moltissimo, mi permetto di criticare queste due posizioni.
    Vediamo come.

    – “Il problema dell’Italia non sono i migranti ma la corruzione…”
    Infatti. Ospitare queste persone e dare loro un aiuto umanitario è il minimo standard per considerarsi umani.
    Non credo la nostra crisi economica dipenda dalle guerre che abbiamo causato noi nei loro paesi e dalla loro fuga.
    Ma non lo è nemmeno la corruzione e l’evasione fiscale.
    O meglio, anche loro sono bei problemi, ma non sono certo la causa della crisi, che è economica e va ricercata in ciò che ha causato la deflazione dei salari e la precarizzazione del mercato del lavoro. Il problema che ha innescato la crisi economica in cui siamo immersi e che ci vedrà – mi vedra, come generazione – perduti per almeno altri 10 anni va ricercato in altre cause. Ma adesso è troppo lungo da spiegare.

    – “Abbiamo bisogno dei migranti perché non facciamo più figli”

    Eh no cavolo. Questo non lo accetto. A 30 anni non mi si viene ad offrire solo lavori precari e malpagati e poi mi si chiede anche di mettere su famiglia.
    Se avessi avuto un lavoro vero con uno stipendio vero, a quest’ora probabilmente avrei già avuto almeno 2 figli. E invece.
    Se poi mi si dice che “devono venire qui perché gli italiani non accettano più di fare certi lavori” me la prendo ancora di più.
    Quali lavori? Lavori poco qualificati, lavori come operaio nella PMI che non fa né innovazione né ricerca né punta sull’automazione e vive di piccole commissioni, che rischia addirittura di fallire da un momento all’altro appunto per questo e la stretta creditizia e quindi non paga mai in orario. No, cavolo.
    Questo significa davvero autorizzare una “invasione” e volere “un genocidio della razza bianca”, come dicono certi complottardi.

    No. Non sto affatto dicendo che la migrazione non sia un diritto. La ragazza che amo è andata a lavorare in Australia, vorrei ben vedere se anche gli australiani non pensano che gli abbia “rubato il lavoro”.
    Attirare qui orde di persone per lavori di bassa specializzazione per lavori sempre più umili e precari non può che portare alla disfatta di questo paese.
    Inoltre, se da una parte non si fa nulla per rimediare con la politica all’inesorabile impoverimento delle famiglie e dei giovani, si sta veramente solo autorizzando una guerra tra poveri.

    Io non voglio assolutamente questo. Per questo non voto e non voterò più un certo tipo di sinistra.
    Ma lungi da me affidarmi a cialtroni come Peppe e Salvini: non autorizzerò in alcun modo una deriva cialtronesca ed autoritaria.
    Ma sarò costretto a farlo se la politica non si occuperà anche di me e della mia generazione…

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