La Benedetta Dannazione di Chi è Nato Secondo

1. “L’abbiamo già visto”.
Per i genitori, l’infanzia del secondogenito è una replica di quanto hanno già visto fare dal primo – interessante quanto i sondaggi elettorali del Tg7. Intendo dire che tutto quello che egli fa, nel bene e nel male, è stato già studiato, affrontato e risolto una prima volta. Il suo primo giorno di scuola è, per i genitori, il “secondo primo giorno di scuola”, la sua prima malattia è la “seconda prima malattia”, le sue prime parole sono le “seconde prime parole”. Considerato che durante l’infanzia l’attenzione e l’approvazione dei genitori è importante più o meno come il sole, l’acqua, o l’aria, non dobbiamo stupirci se i lettini degli psicologi sono pieni di secondogeniti intenti a rimettere insieme i pezzi della propria vita. Non sto dicendo che il secondogenito è meno amato del primo, ma di certo egli non riesce ad ottenere le stesse attenzioni. Per il semplice fatto che i genitori, per quanto buoni, intelligenti e preparati, sono comunque esseri umani. E gli esseri umani ricordano con imperitura emozione il primo bacio. Non il secondo.

Il Secondo

2. Le cose difficili diventano facili.
Ancor di più, mentre il secondogenito è impegnato ad affrontare gli esami di quinta elementare, il primogenito sta affrontando gli esami di terza media, i primi compiti in classe del liceo, o, peggio ancora, i primi esami universitari. Mentre il secondogenito  organizza il suo matrimonio, l’intera famiglia è impegnata a festeggiare il secondo divorzio del primogenito. Insomma, tutto ciò che era difficile ed importante, tremendamente importante, quando veniva affrontato dal primo – al punto da rappresentare un vero e proprio affare di Stato – diventa noiosamente semplice ed ordinario nel momento in cui è il secondo a doversene occupare. Guarire da questo trauma è tanto facile quanto superare il trauma di aver perso una finale di Coppa dei Campioni. In casa. Ai rigori.

Ma c’è di più, e di peggio.

3. Piccoli dittatori crescono
Per un lungo periodo della sua infanzia, il secondogenito è costretto a subire le angherie e le prepotenze del primo. Di fatti, il primogenito viene spesso incaricato dai genitori di prendersi cura del secondo. Ma i bambini sono bambini, non sono fatti per sostituire gli adulti. Siccome sono solo bambini, sanno essere tremendamente prepotenti, egocentrici e dittatoriali. Per questo motivo, molti secondogeniti hanno imparato a giocare a pallone facendo il palo nelle partite dei primi. Avete presente quella pubblicità in cui un attempato ed azzimato signore traccia un cerchio per terra  – indicando, metaforicamente, che il proprio istituto di credito gira tutto intorno al cliente? In quella pubblicità recitano un primogenito – il signore che traccia un cerchio – ed un secondogenito: il bastone.

Lentamente, ma inesorabilmente, nella testa del secondogenito si formerà dunque l’idea per cui egli non è stato voluto, partorito ed amato, esattamente come il primogenito, ma è stato più semplicemente ingaggiato, Perché gli facesse da sparring partner.

4. Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Infine, il secondogenito tende ad avere maggiori problemi nello sviluppo della propria identità: egli non sarà mai del tutto libero di fare una scelta. Andate a controllare. Accade in ogni famiglia. Il primogenito è un campione olimpionico? Il secondo odia quasi tutti gli sport – ad esclusione del sollevamento Cheese Burger. Il primogenito è bravo a scuola? Il secondo va a ripetizioni di latino da Antonio Cassano. Il primo si diploma al Conservatorio? Il secondo ascolta solo canzoni di Gigi D’Alessio reinterpretate da Fedez. Il fatto è che il secondogenito, avendo compreso che sarà sempre e per sempre secondo, non deciderà mai veramente cosa fare della propria vita, ma reagirà, più semplicemente, alle libere scelte identitarie compiute dal primo. Perché, come si usa dire, “è meglio essere primi all’Inferno che secondi in Paradiso”.

5. Conclusioni.
Quando erano piccoli, i secondogeniti hanno imparato che l’unico modo per attirare l’attenzione del mondo era fare qualcosa, qualsiasi cosa, eccezionalmente bene. Di fatti, il messaggio che viene recapitato al secondogenito è che la sua semplice presenza non basta. Fare le cose che ha già fatto il primo non basta. Egli comprende, intuisce o solamente sente che dovrà lottare duro per guadagnarsi il diritto di essere sotto i riflettori. E lo farà per tutta la vita. Tutto ciò premesso e considerato, il mondo – nella sua versione più bella, esaltante, stimolante e ricca –  è opera dei secondogeniti. Sono i secondi che si svegliano alle cinque di mattina per migliorare di uno 0,3 per cento le proprie capacità ed incrementare le possibilità che hanno di essere riconosciuti, ed amati.

6. Postilla
Non fatico molto ad immaginare le critiche che riceverò per questo post. “Noi abbiamo dovuto sopportare lo stress di essere sempre al centro dell’attenzione!”; “Noi abbiamo fatto la battaglia per il motorino, la battaglia per la discoteca, la battaglia contro gli spinaci e di tutte queste battaglie ha tratto profitto il secondo, che si è trovato la strada spianata”. Può essere vero… nessuno lo mette in dubbio… per carità, magari ne parlerò nel prossimo post… ma oggi non stiamo parlando di voi. Smettetela di pensare di essere al centro del mondo, per una buona volta!

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

11 thoughts on “La Benedetta Dannazione di Chi è Nato Secondo”

  1. E’ verissimo, prof: i secondogeniti, e comunque i “figli di mezzo”, sono confinati in una specie di limbo dai primi e dagli ultimi Ed è in quel limbo che dovranno destreggiarsi tutta la vita In genere sono i migliori e quelli che faranno più fatica a riconoscersi e farsi riconoscere come tali.

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  2. Non sempre! I secondogeniti, così come gli ultimi, godono dei ricordi più recenti. I secondogeniti sono i più piccoli, da vezzeggiare e giustificare. E proprio in virtù della maggiore esperienza, e quindi tranquillità, dei genitori, riescono a carpire privilegi di cui il primogenito non ha goduto, oltre all’alleggerimento di alcune responsabilità…

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    1. La Storia dell’umanità dimostra con ineccepibile evidenza che i genitori accordano una chiara preferenza al Primogenito. Intendo dire che da sempre il Primogenito è destinato a raccogliere l’eredità paterna, in ogni ambito. Possiamo anche dire che non essere destinati a diventare Re implichi “l’alleggerimento di alcune responsabilità”… ma personalmente opterei per la corona. Ad ogni modo, si tratta di un articolo palesemente ironico e “leggero”. Se volessimo prendere il tema sul serio, dovremmo iniziare a ragionare di antropologia, di psicologia e di teologia – la Bibbia, ad esempio, insegna molte cose sul destino e sul valore dei Secondi -, ma non credo che questo sia il “luogo” più opportuno… Grazie per aver condiviso le tue riflessioni e per avermi segnalato in un altro commento il “banner cookie” – lo conosco, ma preferisco utilizzare il mio :)

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      1. Concordo con lei che non sia un argomento da esaurire con poche parole. Avendo due figli ho inserito una piccola variante… Mi interessa osservare i comportamenti delle persone e in questi anni ho avuto la possibilità di “studiare” le famiglie nel loro “ambiente naturale” con i difetti e i pregi che ne conseguono… La ringrazio per l’attenzione che ha prestato a questo mio accenno e le auguro una buona settimana.
        P.S.: anch’io opterei per la corona… E le dirò che posso annoverare nella mia esperienza la collocazione di ultima e di unica, godendo di varianti di cui avrei fatto volentieri a meno…

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  3. Mio fratello si è laureato con lode, e io sono la secondogenita “intelligente e svogliata” che ha corretto la sua tesi di laurea prima che la consegnasse. Sono la secondogenita che ha portato avanti le battaglie per il motorino, per la motocicletta, per l’auto. Per entrambi. Sono la secondogenita ribelle che però non è arrivata dove avrebbe voluto arrivare. Secondogenita. Femmina. Del Sud.
    I miei genitori avevano poche aspettative su di me, e io li ho accontentati.
    Sono l’artefice della mia vita e me ne assumo la responsabilità. Tutto ciò che sono, o non sono diventata, è imputabile solo a me. Ora lo so. Benché per anni abbia ritenuto i miei genitori gli unici responsabili dei miei fallimenti.

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    1. Grazie per il commento Natascia. Sono assolutamente d’accordo con te. Cercare spiegazioni non equivale a trovare giustificazioni. Siamo gli unici responsabili della nostra vita. Accettare che le cose stiano così è l’unico modo per tornare ad averne il controllo.

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