Dieci Tesi Contro i Social Network. Numero Uno: il Tempo Inutile.

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In un suo vecchio libro, Pierre Lévy paragonava il tempo che passiamo on line alla durée bergsoniana. Ho sempre pensato che si trattasse di un parallelismo parecchio azzeccato, tanto che credo di averlo anche ripreso ed esplicitamente citato una decina di anni fa, in un mio saggio sulle identità virtuali.

Il tempo della navigazione è un flusso di coscienza alimentato da ispirazioni estemporanee, si nutre di associazioni di idee che innescano reazioni a catena, dipende da stimoli di cui siamo a mala pena coscienti.

Mentre inseguiamo queste tracce invisibili, ci trasformiamo in piccoli esploratori, comportandoci come antropologi digitali che corrono instancabilmente da un sito all’altro,  alla ricerca del senso perduto. Tuttavia, capita spesso che il nostro viaggio di ricerca si interrompa, bruscamente e per sempre, restando arenato nelle secche di facebook, di pinterest, di tumblr.  

La navigazione nel world wide web rischia dunque di trasformarsi in mero ripiegamento esistenziale: un biglietto di sola andata, lisergico ed alienante, nella vita degli altri.  Non è un caso se la stragrande maggioranza degli iscritti ad un social network è rappresentata da adolescenti che sprecano intere giornate simulando quelle interazioni sociali che non riescono a vivere nel mondo reale.

La mia tesi è che dobbiamo prestare attenzione a tutte le attività ripetitive che non implicano una qualche maturazione, una crescita, un miglioramento delle nostre capacità. In fondo, la differenza tra il vizio e la virtù è tutta qui: da un lato ci sono i faticosi esercizi quotidiani, che servono per affinare gusto e tecnica, dall’altra, il ripetersi, ciclico e sterile, di gesti assolutamente inutili.

Mi rivolgo soprattutto a voi, ragazzi.  Est modus in rebus, ci vuole moderazione, in ogni cosa.

Fate un piccolo esame di coscienza: chiedetevi quante ore passate, ogni giorno, sul vostro social network preferito. Vi devo dare una brutta notizia: il tempo che sprecate su facebook non tornerà più.

E quando avrete quarant’anni, vi assicuro, rimpiangerete tutti i giochi della playstation che non avete mai portato a termine.

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

2 thoughts on “Dieci Tesi Contro i Social Network. Numero Uno: il Tempo Inutile.”

  1. c’è anche modo e modo di vivere il social network passandoci molte ore.
    se fosse utilizzato per discussioni che aiutano a crescere le proprie conoscenze su fatti che accadono nel mondo, sarebbe molto utile.
    Invece il più delle volte viene utilizzato per insultarsi e urlarsi addosso le proprie ragioni riguardo bufale di cose mai accadute da nessuna parte. Le posizioni si estremizzano, i gruppi si polarizzano, e i singoli preferiscono starsene a spiare gli altri, in un voyeurismo senza fine.

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