La felicità è un treno che viaggia nella notte, veloce, senza fermarsi mai.
Questo è ciò che cantava Lucio Dalla nel ritornello della splendida “Felicità”, una canzone dolce, poetica e malinconica, pubblicata sul finire degli anni ‘80.
La canzone ipotizza che in “un mondo fatto di cartone”, la felicità possa consistere nel recuperare la genuinità e la verità delle emozioni. Lasciando il cuore libero di smarrirsi nella profondità di due occhi grandi, “magari blu”.
Ipotizza che la felicità consista nel celebrare la nostra umanità.
Accettando di essere deboli e imperfetti, appesi ad un elastico che, cedendo immancabilmente al momento sbagliato, mette a nudo le nostre intime fragilità.
Ci ricorda che la felicità passa veloce e, aggiungo io, è un bene che sia così.
Perché è bene che le emozioni evolvano dolcemente, fluttuando con il passare del tempo, sfumando una nell’altra. Sarebbe un bel problema se la nostra mente non funzionasse in questo modo.
Intendo dire che la persona sempre felice, come la persona sempre triste, la persona costantemente arrabbiata o la persona sempre annoiata, ha certamente bisogno di ritrovare se stessa – magari grazie al valido supporto di uno psicologo.
Forse, la felicità consiste nel cullare dolcemente la nostra malinconia, come fa, con impareggiabile delicatezza, questa splendida canzone di Dalla.
Grazie a Damiano per averla interpretata, regalandoci, ancora una volta, grandissime emozioni.
❤️

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